103 MDXXVI, MARZO. 104 nio. Ha mandalo a visitarlo per il suo secrelario, poi lui è veuuto a caxa a visitar esso Orator nostro, 63* dicendo è servitor de la Illustrissima Signoria. Et si lamenta esser sta mal tratado da spagnoli. Scrive, domino Jacomo Salviati li ha ditto esser lettere di suo Gol Legalo a presso Cesare, scrive il Papa non si movi di opinion di far il ducha di Milan resti in Stado, perchè tandem essendo duro, Cesare consentirà. Scrive, di le do decime dii clero el Papa contenta di darle ; ma voi far uno brieve per non publicarlo in concistorio, aziò li altri principi non rechieda questo inslesso, et li adimanda la menuda di P altro, di P anno passato di le do decime che ’1 concesse ; sichè ge la darà. È da saper. Sier Domenego Vènier, va succes-sor di sier Marco Foscari orator sopradilto a Roma, heri vene in Collegio et tolse licentia, parte da matina per Padoa, poi Ferrara, et cussi con effecto partile. Andò suo secrelario Hironimo Alberti. Ex litteris domini Jacóbi de Cappa, datis Me- diolani 15 Martii 1526, ad dominum mar- chionem Mantuae. Di novo non si ha allro di Spagna, se non che vene Donato de Taxis che è cavalcato alcune giornate col signor ducha di Borbone, quale viene in qua, et esso è venuto manti ad affretare le galee che vadino ad levarlo ; quale non se intendeno ancor esser partite di Genoa. Esso Donalo ha incontrato il Ghilino che va in Spagna, che è passalo inanti a un genlilomo che manda il signor Antonio a la corte, non obstante che esso fusse partito prima. Vostra Excellenlia saperà, che Martedì sera pro-ximo quelli dii castello feceno gran demostrazion di alegreza con soni di trombe, piffari et tamburi, con schiopetaria sparata et con voci cridando : « Ducha, Ducha, Imperio, Imperio » a la quale demostratione non se sa che intelleto dare. Alcun dice esser stato per mettere gelosia a questi signori imperiali, et alcun dice che potrebbe esser il signor Ducha piorto. Mi ha ben ditto il Mainoldo lapidario, che già 3 mexi gli disse il Gaurico in Venexia che il prefato signor Ducha dovea morire inanti che passassero sei mesi, o di morte violenta o naturale. Io non so se in questo indovinerà o bavera indovinato. 64 A dì 22. La matina, vene in Collegio P orator di Mantoa per cerla causa di uno suo parente con Alvise da Porto visentin, et qui fo parlato hinc inde. Vene P orator di Ferrara, qual have audientia con li Cai di X in materia si Irata secreta. Da poi disnar, fo Conseio di X con la Zonla, et vene le sottoscritte lettere di le poste. Da Crema, dii Podestà et capitanio, di 19, hore 22. Riporta* uno mio che heri a hore 20 partì da Milano, che P ha da bon loco che uno nominato Moreto, che dovea andar in castello cum lettere del magnifico ambassador residente in Ve-netia, non era intrato, ma questa notte intreria. Item, li ha etiam ditto, che di 5 porte de Milano che cesarei dicevano voler far serar, non sono ancora serate, nè de tal cosa non se parlava più. Item li ha ditto, che le zente d’ arme che erano nell’asle-sano et Lomellina se vanno reducendo verso Milan. Item, dice che spagnoli fra Joro parlano che turchi andarano a danni de lo Imperator, et che una parte de loro convegnerano andar nel reame. Item, dice che quelli dii castello de Milano non tira, nè fa cosa alcuna contra li soldati sono ne la terra. Ancora esso Podestà manda questo altro aviso : Per lettere di Franza, di 6 et 8, da Lione, dri-zate al signor Renato Triultio, se ha che il Re se sentiva male, et per questo non saria così presto a Baiona. Item, si ha, che a dì 16, li cesarei feno api-car Derlon Crivelo qual era capo di parte et dovea venire in Milano con 300 fanti a requisition dii Ducha, et voleano etiam prender domino Antonio Visconte, qual dovea venir ancora lui con zente ; il qual defendendosi amazò alcuni spagnoli et è fuzito. Da Bergamo, di rectori, di 19, hore 19. Come, per uno di nostri venuto da Milano, qual de là zonse beri, a hore 20, et partite heri sera, ne è reflerito haver parlato con alcuni nostri amici, quali in conformità gli ha ditto che di novo sono gionte lettere di Spagna, videlicet nel giorno proprio di heri da la corte cesarea, continente ordine di lassar in Stato la excellenth dii Ducha con condition et segurtà del pagamento di lo incenso (?) et che questa faina è sparsa per tutta la cillà, perchè parea ditti 64' cesarei volesseno ditta obligalion dii pagamento dii preditto incenso da li zentilomeni overo da la città, ma che loro negavano volerlo far, perchè loro havevano tutte le intrade et di quelle si dovevano pagar. Praeterea si P occoresse che il signor Ducha fusse cazato, dubitavano di star sempre ublìgati per cadauno successor ; et che tal compo-sition era comessa al signor Antonio et il marchese dal Guasto. Dice etiam, che in Milano cesarei stan-