155 MDXXVI, APRILE. 156 per lettere aule de Italia o da li soi capi, quali vo-riano la guerra, overo di qualche orator che zerca far mal oflitio con scriver l’orator del duca di Mi-lan va spesso in Collegio e la Signoria li dà speranza, però el si lien in castello. Il Gran Canzelier continua in la sua opinion, in dir seguirà gran cose dannose a Cesare per la liberazion dii Re, e monsignor di Prato, orator di questa Maestà in Pranza, etiam scrive questo. Scrive, le do nave di portogesi che fono ne le Indie, nel ritorno, carge mollo, propinquo a Lisbona una si rupe, e di l'altra non si sa nula; dicono è stà di danno, computa quello le portavano, per un milion d’oro. Scrive, è venuta la nova di la morte di la raina di Dazia sorella di la Cesarea Maestà ; ma si lien occulta, poi si celebrerà le exequie e la corte vestirà di duolo. Del ditto, date in Sivilia a dì 24. Ozi di qui sono sta fatte le exequie di la sorela di Cesare rayna di Dazia, e la eorle starà in duolo fin poi Pasqua, poi si bulerà il corolto e si farà zostre e feste. Scrive, aver scritto soe lettere di 15 et 20 per mar, et manda le ditte replicale, spazandosi lettere per Italia. Domino Camillo Iligilin umilio dii duca di Milan, qual a di 9 dii passato con licentia di Cesare si parti per andar a parlar al suo Duca in castelo di Milan, è ritornato eri di qui. Dice è stalo in castelo zorni cinque el poste le cose dii Duca ben iustilìcate, et ozi dia aver audienlia da Cesare. El qual ha parlalo con esso Orator, dicendo, quando l’andò a Milan, a Madril ave un salvoconduto dal re Clirislianissimo di andar e tornar per la Pranza, e li disse dicesse a Maximian Sforza è a Lion, scrivesse al Duca stesse di bon animo che lina uno mexe sarà soccorso; el qual per la Pranza lo carezato e cussi nel ritorno, e il Re li dete patente. Et dice, che ha iuteso in la Pranza che Antonio da Leva mandava uno suo a Cesare, scrivendoli havia fatto mal a lassar venir a Milan ditto Igilin, perché nel suo zouzer sussitò la terra a cridar : « Duca, Duca j> eie., unde lui ne fece apicar alcuni. El qual nontio venuto per la Pranza senza salvocondnto, unde li fo tolte le lettere et fo reteuuto. Item, li disse come la Pranza havia mandato zenle in Borgogna, e che quelli di le terre di Borgogna hanno mandato a dir in la Pranza che non voleno tornar sotto lo Jmperador, ma star sotto la Pranza. Scrive aver ricevute le nostre di 24 Fevrer con li avisi del Turco, qual le exequirà secondo li parerà. Di Anglia, di sier Lorenzo Orio dotor et cavalier orator nostro, date a Londra, a dì 17 Marzo. Scrive colloqui auti col reverendissimo Cardinal, qual li disse aver auto lettere di Roma o di Spagna, e per quelle di Roma, il Papa scrive aver mandalo al re Cristianissimo uno nontio con dirli non observi li capitoli e lo assolverà dii iuramento fatto a Cesare. El exorta questa Maestà voy far il simile. Item, di Spagna, avisi che, venendo madama la Rezente verso Baiona, in camin li vene le gote, et che ancora non era risolta di dar li do fìoli dii Re, over li 12 personazi di Pranza per ostasi, el che a Baiona termineria. Item par, il re Christianissiino in camin se abbia resenlito alquanto. Poi esso Orator li disse che Zuan Joacbin orator di Pranza vera con li capitoli, e voleva prima parlar al re Chrislia-nissimo per poter ben dir a questa Maeslà la inlen-lion dii reChristianissimo. Item, che ditto Cardinal li disse, subito inteso il zonzerdel re di Pranza li manderà suo orator a persuader voy intendersi con la Italia, el non alender a 1’acordo fallo con Cesare; nè voi assentir a la grandeza di Cesare, dicendo : « scrivè a la Signoria mandi etiam lei li soi oratori al re Cristianissimo a questo efecto » uè si dubiti che el Re sia per patir la Signoria nostra abbi alcun danno. Di Napoli, di Zuan Francesco di Carri consolo nostro, di 24. Come era zonto de lì uno secretano del Viceré con ieltere del Viceré che ’1 vien di qui, et che debbi far venir li baroni e sindici dii regno li in Napoli, perchè voi dimandarli ducati 600 milia per aiuto di Cesare per la sua venuta in Italia ; la qual cosa questo signor Viceré l’ha notificata ozi in castelo a tulli. Il qual Viceré vien da Cesare con grande autorità; al qual li ha donato Orto-na Mar, Sermona et Monopoli. Scrive, Marti a dì... di P instante zonseno de qui galle 5, quale conduse-no do fuste di mori corsari prese per loro sopra il monte.......et do altre li fuziteno; le qual galie sono vechie e mal eondilionate. Questi hanno fatto do fuste nuove e le armano con homeni 150 P una, dicono centra corsari per Levante. Scrive, de qui è stà retenuti do cristiani novelli per la inquisition di Sicilia ; di che è stà molto mormorato, el dubitano non se entri su questo la terra, e si tien sarano liberati eie. Da Lion, di Andrea Rosso fedelissimo se-cretario, di 14. Come da Coira a dì 7 scrisse, poi con gran pioze a di 13, che fo eri, zonse lì. Et visitò il signor Teodoro Triulzi, qual è al governo de lì, al qual li dette le lettere eredential, etji fece gratissima ciera, dicendo il Cbristianissimo re sperava and aria a bon camin per ben de Italia, nè era ancora nova di la liberalion di Soa Maestà, perchè in camino ve-