419 MDXXVI, MAGGIO. 420 ') Copia de una lettera del conte Alvise di Gonzaga al conte Lodovico di Belzoioso. Illustrissimo signor Conte. Perchè novamenle mi son condulto al servitio de la serenissima Signoria de Venecia, in el qual tempo intendo voi in Lodi con un trombetta de lo illustrissimo signor ducha de Urbino haver parlalo generalmente in disonore di chi la scrive. Paren-dome che il parlar vostro sia stato fora di rasone, et essendo io a la prefala Serenissima Signoria quel servitore eh’ io li sono, mi è parso scrivervi la presente, ad fine che con vostra risposta io mi possa risolvere, perchè dal respondere vostro cognoscierò se il mio debito mi sforza esservi amico o inimico ; nè sarò per mancare a l’honor mio da quel genlil-homo eh’ io sono, et a voi mi oflbro tutte le volle che ’1 sia vostro animo non affirmare cosa che risulti in mio dishonore. Di Tranello, atti 7 de Marzo 1524. Sottoscritta : Alvise Gonzaga di man propria A tergo : Allo illustrissimo signor conte Lodo-vico di Belzoioso. Copia di la risposta del conte Lodovico di Belzoioso. Illustrissimo signore Alvisio. # Per una lettera vostra de 7 del presente a me portata per uno trombetta de l’illustrissimo signor ducha de Urbino, ho visto quanto ne scrivete, et veramente non senza ¿ìdmiratione, perchè dovete sapere che tuttavolta cltè la Illustrissima Signoria sia amica del Re mio signore et patrone, io non posso se non desiderare de servirla, come qualsivoglia homo che la serva, et cosi dovete sapere che a li servitii di la prefata Illustrissima Signoria sono molti signori et altri, per li quali io non faria manco che per li mei signori et fratelli et che per me me-desmo, ancora che gli andasse la vita et quanto ho al mondo. Et perchè in tutta la vostra lettera non vegio cosa che io habbia ad risponderli, se non una per la quale me caricate con dire eh’ io habbia parlato l'ora di rasone, veramente mi dole sii sforzato [1) La carta 285* è bianca. ad non mentirve per non mancare del debito mio, perchè non è dubbio che tutta volta che uno gen-lilhomo esca fora di la ragione, non fa offitio da gentilhomo. Però vi dico, che tutta volta che voi habiate dicto o dicale, che io habbia parlato fora di ragione, ne havele mentilo et mentile, et siale sicuro che io non fugirò quello mi pare che voi rizercale. In Viglevano, a li 14 Mazo 1524. Sottoscritta : Ludovico Barbiano de manu propria el tre altri spagnoli. A tergo : A lo illustrissimo signore el signor Aluisio Gonzaga. Lettera del dicto conte Alvise Gonzaga. Illustrissimo signor Aluisio. Alli 24 de Zenaro del 1525, mi fu presentata una lettera vostra data in San Germano a li 10 di Zugno del 1524, qual vostra mi dette non piccola admiratione per la gran distantia de la data et la presentatione d’essa lettera a me fatta, a la quale per le occorrente de’ tempi sino ad hora sono stato a farli risposta. Et per venire al ponto de quello habiamo a fare insieme, et non moltiplicare più in lettere, mi rimetto in tutto a le altre mie, et ve rispondo che se del vostro honore non ve sentite satisfatto, ricercandomi de cosa alcuna ve risponderò, assicurandovi che io non sono per acceptare più lettere, se non li sarano insieme le patente dii campo dove possiamo deienire le querele nostre. Data in Lione, a dì primo Maggio 1525. Sottoscritta : lo Lodovico Barbiano afermo quanto di sopra ho scritto. A tergo : A lo illustrissimo signore Aluisio de Gonzaga. Illustrissimo signor conte Lodovico di Belzoioso. Per una vostra di 14 del passato, sottoscritta di vostra propria mano et di testimoni, recevula da me senza preiuditio in risposta de la mia fatta per via di alto iuridico, dopo alcune partite concludete che tutte le volte eh’ io habbia ditto o dica che habiate parlato fori de ragione eh’ io ho mentito et mento, mi son persuaso usar termini con voi da gentilhomo in non haver prestato tanta fede