357 sue insegne,sopra de le quale erano fatte certe nube artifieiosissimamenle, dove si leggevano Reitere che diceva: Vincit, regnai, imperai. Et in uno arco piccolo giunto a questo era la rota di Fortuna et lo Imperatore li sedeva in cima, et la Fortuna con uno martello et con chiodi inchiodava la rota di modo che si faceva immobile, con iettere spagnole che essa Fortuna diceva. Tu alto meriscimento Che te levanto en my rueda Me manda tenerla queda. In l’altro arco piccolo slava Himeneo coronato di edera con una torza in mano accesa, con liltere latine che dicevano : Huc ades o Himenee Himen. Et molli altri versi latini et spagnoli, che sarebbeno troppo longhi da raccontare; Ira li altri li era la immagine de lo Imperatora in una sedia imperiale, et molle virtù attorno che lo coronavano, con uno molto spagnolo che diceva : La compaña que os guio Hasta a qui con tanto bien os poma en Hiertisalem. In tutli li altri stavano le arme de lo Imperatore poste sopra il mondo, con dui versi latini che dicevano : Maximus in toto regnai nunc Carolus orbe, Atque illi merito machina tota subest. Et per dilli archi, con grandissimo triumpho allegrezza et plauso di tulio il populo pervene la serenissima Imperatrice a la chiesa cathedrale,dove il signor Arcivescovo, canonici et dignità con la croce et veste sacerdotale li furono incontro fino a la porta, dove li signori ecclesiastici havevano fallo fare uno bellissimo et ricchissimo arco con il cielo in mezzo, del quale uscivano molti angeli in forma di virtute, che receverono et acompagnarno Sua Maestà infino a la capella magiore con dolci canti. Et falla la oratione, uscì della chiesia per un’altra porta et fu a la casa regale splendidissimamente allo-giata. Dal ditto dì a otto giorni, che fu Sabbato a 242a* dieci dì de Marzo, lo Imperatore entrò in Siviglia, con il quale veniva a pare il reverendissimo cardinale de Salviatìs legato del Santo Padre et signor nostro Clemente papa VII, et con Sua Maestà veniva grandissimo numero di prelati, duchi, marchesi, conti, signori et cavalieri, quale fu incontrata due leghe fora di la porla da li prefati signori ducha di Arcos, rezimento, 24 giurati di Siviglia et infiniti 358 altri signori lutti ricchissimamente vestiti, come é sopradetlo. Et anchora andarno incontra tutti li homini delle arte de la città, et terre, et ville di Siviglia vestili di varie livree con loro bandiere in ordinanza, et era tanta la moltitudine, che non si poleva andar per le slrade. Veniva lo Imperatore vestito de uno saio de velluto pieno di liste di oro per tulle le parte sopra uno bellissimo cavallo con una bacchetta di oliva in mano, et aproximato alle porte, il ducila di Arcos, et li signori del rezimento, per ordine li basarono la mano et furono recevuti con benignità et bona ciera da Sua Maestà. Da poi sopravene lo excellentissimo signor Arcivescovo di Siviglia ; et prima che lo Imperatore intrasse in la città, giurò la confirmazione de li privilegi di Siviglia, et incontinente fu recevulo sotto un baldachino non manco ricco che fusse stato quello de la Imperatrice, et passò per tulli li archi triumphuli et lo strade riccamente tapezzate, con molte musiche et diversi instrumenti regali, ricevuto con la medesima pompa che fu la serenissima Imperatrice. Et fatta la oratione, fu a la casa regale essendo gii circa tre hore di notte. Et mutato di veste, fo a visitare essa Imperatrice, et falle le prime salutatone et intrati in sala, il reverendissimo signor legato de Salviatìs li prese le mani, fqce le parole, et li sposò incontinente. Di poi passata mezzanotte, il reverendissimo signor arcivescovo di Toledo disse la sua messa et loro Maestate, come principi christianissimi, ha-vendose prima confessati, preseno il sacratissimo sacramento della comunione, et di poi benedetti dal prefato Arcivescovo con le benedictione nuptiale, furono a celebrare le loro sanctissime nozze, che Dio Nostro Signor li concieda gratia che durino longo et felice tempo con pace di lutti lì christiani, et gloria et exaltatione di nostra Sancta Fè Catolica, et depressione de li soi nemici. Amen. Stampata in Roma, a dì ultimo Aprile 1526. Ex litteris domini Jacobi de Cappo, datis 243 Mediolani, 8 Maii 1526. Questi signori stanno in gran guardia di notte da tre giorni in qua, et essi dicono che lo fanno per havergli ditto il suo astrologo che ’1 populo di Milano debbe salir in arme et tagliarli a pezzi ; ma lo fanno più presto perchè non heri l’altro tolseno dentro de Milano circa 400 tra archibusieri et schio-petieri, et da poi li ne hanno tolto de li altri di nolte conira gli palli che hanno fatto in ultimo con MDXXVI, MAGGIO. S