11 MDXIf, SETTEMBRE. 12 mandalo al Re 600 homeni d’arme et IO mila fanti, e li bastava l’animo recuperar Milan e li stato ha-via il Roy in Italia tutto. Item, come a Milan missier Zuan Jacomo havia fato uno deposito de formazi de zercha ducati 6000, e il vescovo di Lodi lo voleva far vender e non si trovava niuno volesse comperarli, dubitando non ritorni nel stato primo a Milan. Di campo, in le letere de ozi. Scriveno del zonzer li di quel bombardar mandato di qua nominato mastro Zuan Francesco di Calabria, qual ha visto l’artellarie e voi removerle e meterle più vicine a le mure. Item, per altre lettere, scriveno di fochi fati la note in Brexa et fumi; non sanno quello vogliano dir. Da poi disnar fo Pregadi, e loto molte letere, e queste zonte. Di Trento, da sier Piero Landò orator, di primo. Come havea ricevuto le nostre lettere zercha la retention in Alemagna di sier Francesco Capelo el cavalier orator nostro, si scusava il reverendissimo Curzenze non esser lì ma a Inspruk, e zonlo il sia, qual dovea esser a dì 3, saria con soa signoria. Item, scrive domino Urban di Alba ora-tor di Monfcrà, eh’è lì a Trento, li ha dito saper certo che, ritornato sarà il Curzense lì a Trento, subito partirà per Roma dove starà 6 over 8 zorni, e in questo mezo farà soprastar Maximian Sforza lì a Inspruch etc. ut in litteris. Et che dito Curzense havia mandato a Roma un terzo fratello di domino Andrea dii Borgo che è con lui, e l’altro, domino Daniel, è in questa terra, a notificar al Papa tal sua andata. Et compilo di lezer le lettere, el Principe si levò e fece la relatione di quanto havia exposto in Co-legio il secretano venuto dii vescovo di Lodi da Milan, nominato domino Zuan Simon Colla, qual rechiedeva passo per solfere, salnilrii et piombi, et havia usato parole come quel stalo faria volentieri intelligentia con la Signoria nostra. El qual fu posto a sentar apresso il Principe etc. Fu posto, per i savii, che al secretario di Milan sopraditto sia risposto in questa forma : che compito la expugnation di le nostre terre e dii stato nostro, che altro non volemo nui, senio ben contenti darli passo e quello el dimanda, etiam far in-telligentia insieme a beneficio di comuni stali, tutta via con volontà dii Pontefice, et che si dolemo n’ è sta dilto esso reverendissimo episcopo di Lodi ne è contrario a la recuperation dii nostro, la qual cossa non si podemo persuader, e come vedaremo da soa signoria qualche bon effeto in favor nostro, la vederi» li risponderemo in ogni cossa utele e onor di sua signoria; con altre parole di tal sustantia. Et fu presa. Fu posta in campo una lettera a li proveditori zenerali : avisarli di quanto ne ha mandato a rechieder dito episcopo di Lodi, exortarli e inanimarli a la impresa e ultimarla, et quel illustrissimo go-vernador vogli far, etc., che nui de qui non li semo per mancar in niuna cossa, et mandarli la copia di la risposta soprascrita etc. Fu presa. Fu posto, per li savii prediti, una lettera a sier Piero Landò orator nostro con darli la instrution di quanto ha richiesto dito secretario, aziò, s’il reverendo Curzense li tochi alcuna parola, possi risponder, e se li mandi la risposta fata. Fu presa. Et cussi si scriveva in consonanza a l’orator nostro in corte. Fu posto, per li consieri, atento che sia venuto a la presentia di la Signoria nostra oratori di Tor-zello, Buran e Mazorbo pregando, dovendosi far ele-tion del novo podestà, che la canzelaria sia data a elezer per il loro Conseio, come si feva per avanti, però sia preso che la dila eletion dii canzelier dii podestà sia fatta per essa comunità, si come per avanti far si solea, ut in parte. Et andò in renga sier Vizenzo Zantani, el XL, di sier Zuanne, qual è stato podestà a Torzelo, e contradise a la parte dicendo non se dia far per molte raxon e saria danno di la Signoria per li dacii ; item, confusion in quelle tre contrade ; item, si feva molti inconvenienti e le cosse andavano zote perchè loro feva i canzelieri : si-chè venuto zoso, li consieri si tolse zoso e non vol-seno mandar la parte. Fu posto, per li savii ai ordeni, certa parte di uno Sebastian da Liesna, qual per soi meriti sia fato comandador in Cao d’Istria, et fu presa. Ave 13 di no, 98 de sì. A dì 3. La matina vene in Colegio il secretario 4 * di Milan, qual è alozato a San Agustin a ca’ Moro, e per il Principe li fo dito la risposta fata con il senato, el qual disse scriverla a Milan. È da saper, per il Colegio, con autorità tolta dal Conseio di Pregadi, fo mandato a Milan Alvixe di Piero secretario, è in campo con il proveditor Moro, dal vescovo di Lodi, a dirli che si meravigliavamo di questi andamenti soi e far ogni cossa che non rccuperemo le terre nostre, e questi non è signali di voler bona ami-citia. In questa matina fo grandissimo vento et pioza. Ed è da saper, veneno in questa terra do oratori di