MDXir, NOVEMBRE. 352 recuperando i so’ lochi presi per spagnoli. Scrivono dii bon oficio à falò il Cardinal de Ingaltera sopra quesle tratation per la Signoria nostra, nè ha voluto inlrar, e tuta la corte si duol di quello ha fato il Papa. Item, ricevute le nostre letere di 14, il Fosca ri e Landò andono dal Papa in quella malina, a di 20, a comunicharli le letere e le justification nostre, e quello si ha falò per Soa Beatitudine. Il Papa disse: « Non è vero niente » e poi disse: « Voslro danno; non haveti voluto far a mio modo, era ben voslro, ave-rno fato F acordo ». E disse: « Ancora saria tempo di acetar si la Signoria vorà, et è mejo; ma non haveti governo. Vicenza si aria aula con tempo, e zercho il falò mio; voi intrar a di 3 col Curzense in Concilio». E li oratori li disseno non credevano havesse concluso e abandonà la Signoria nostra. Disse il Papa: « Vostro danno, aveti vai roto la Liga etc. » Scriveno si dieno inlrar in Concilio over non, et partendosi il Curzense, si esso sier Piero Landò lo dia sequitar; con altre parole ut in litteris, ma questo è il sumario. È da saper, li capitoli sono questi abuti per avanti, vidclicet: a la Signoria resti Padoa e Treviso; che ’I Friul, Feltro et Cividal di Bellun si metti in juditio dii Papa di chi dia esser, o di F Imperador o di la Signoria; che F Imperador habi Vicenza che ticn la Signoria nostra col suo*teritorio, e luto il teritorio veronese e Verona li resti ; che Bergamo e Crema resti a la Signoria e li sia consiglia Brexa ; che Cremona e Geradada resti al duellato de Milan; che si dagi a F Imperador per la investidura di Padoa e Treviso fiorini di rens 300 milia, et a Fanno per il censo ducati 30 milia. Item, che il Papa, zoè la Chie-xia, habi, come l’ha, Parma e Piasenza terre dii stato di Milan e Rezo fo dii ducha di Ferara, et che F habi Ferara ; al qual aiuto l’Imperador li dà favor con zente eie. e lieva li alemani è li in Ferara. Item, in Milan sia posto per ducha Maximian Sforza fo fiol dii signor Lodovico, al qual se li dà per moglie una fìola che fo di F archiducha di Borgogna, neza di F Imperador e dii re di Spagna. Item, che la Signoria habi termene zorni 20 acetar F acordo, aìiter si aiuti F Imperador j prima a recuperar le terre li vien per la Liga di Cambrai; con allri capitoli, ut in eis. Tameng con verità non si sa ancora quali siano ; ma questi tali per Roma se divulga. Di Spagna, fo più letere di sier Zuan Ba-iùer dotor et cavalier orator nostro, Vultime di 26 Octubrio da Grogno in aifra, ma lete la ma-tina. Questo è il sumario. Dii partir di le zente en-glese, overo li consieri regii siano stà subornadi di Pranza, over sdegnati, perchè li soi capitani non vo-leano star soto il ducha di Alva capitano yspano. Scrive, il Re li ha dito nove de li exerciti e di certa taiata di 300 spagnoli fata per francesi e recupera-lion di castelli, aziò scrivi a la Signoria, perchè Franza farà intender esser stà gran rota. Scrive, il suo campo yspano era per venir a la zornata col franzese che 10 diffidoe; ma il re di Spagna ha scrito al ducha di Alva non fazi ; el qual è ritrato in Pampalona, e lì si fertifìcha. Item, scrive la bona volontà dii Re verso la Signoria nostra, e coloquii auti insieme, e desidera F acordo con F Imperador siegua e la Signoria habi le sue terre di Lombardia. Item, di 3 terre ha recuperò francesi su quel di Navara, et fè ritrar il campo spagnol a li monti Pyrenei a uno locho nominato ...........poi in Pampalona; e altre nove in dite lelere si contien. A 25, dì fo Santa Caltarina. Tutta la terra per sle 1D7 * lelere di Roma di 1’ acordo fato ne parlava, dicendo 11 Papa è stà sempre per nostro nemicho. Alcuni li piaceva perchè scalderia più nostri a strenzersi con il Re di Franza, e tulli desiderava questo, e si lien ne sia praticha nel Conseio di X. Ilor li savii si re-duseno despersi, mandali/uora chi non intra nel Conscio di X, a consultar quid fendimi, ozi. Fo provà, con la Signoria e li avogadori di commi, uno zenlhilomo cretense nominalo sier Malhio Calergi qu. sier...........et examinati in Co- legio alcuni, zoè sier Federigo Corner e sier Marco Muazo e allri, e rimase. Vene lardi l’orator yspano, con ciera menincho-nicha, dicendo aver auto lelere il Papa ha fato F a-cordo senza però sotoscrition di soi oratori, e che forsi Fè per lo mejo, e si lassi far a Dio; con tal parole. Il Principe li rispose verhaprò verbis. Da poi disnar fo Pregadi, et leto le letere di Roma e Spagna. Di Milan, di Zuan Jacomo Caroldo secretarlo nostro. Dii venir lì, col Cardinal sguizaro di Vegevene. Di coloquii auti con il vescovo di Lodi zerclia questo acordo si trala a Roma, e il Papa voi Parma e Piasenza. Item, che ’1 Ducheto è a Cremona, zonse a dì......come ha scrito, senza la vo* lontà di spagnoli, e verà in Milan e intrerà Ducha, e voria con intelligentia di la Signoria, perchè stando questi do Stadi uniti valerà assai; e altri coloquii. Item, su quel di Savoiaj è lanze 800 de’ francesi restate, etc. Di campo etiam fo letere di 24, dii provedi-tor Capello dai Ronchi. Di esser stà apichà 3 stra-tioli e uno baleslrier e fanti ut in litteris, haveano