210 MDXXVIH, LUGLIO. 220 nato Lodi et stando in quello termine senza far altra impresa, non mancando però da questo pigliare ancor altri partiti a maggior danno loro. Et quando li nimici non se levassero da Lodi o 11 vicino volendo persister in questa ostinazione per non possrr onon voler fare altramente, si debba, senza che lo exercilo di la Illustrissima Signoria 168* passi Po, seguitare il passar Po di monsignor di San Polo per la via più brieve come è ditto de sopra, et la unione de li eserciti farla in cremonese, servendosi di le vicinane del cremonese el del Stalo de la Signoria Illustrissima, facendo il nostro ponte a Pizigatone, et li con li exerciti uniti passar Adda et con I’ bavere la vieluaria franca et sicura a le spalle, el con levare alora a nemici tutta quella che polessero baver da Piasenza, el con il cominciare con li nostri cavalli leggieri a travagliargli ancor quella ebe potessero aver da Pavia, con la forleza del sito assicurandolo da una parte 1’ Adda el da l’altra il Po, assicurando la tesla olire la forleza che ha in sé naturalmente il paese con l’opra del guastatore et nostra artigliarla, el con la diligenza la qual bisogna che suplischi al mancamento. Da questo canto si ha da la spalla de lanzchenech procedere avanli con questo modo di fortezza, la qual forleza non si discoslando da Adda non è per mancare, perchè, come si spinge avanli el si viene abandonar il Po, si guadagnano due forteze in cambio di quella, zioè che da mano slancila Lambro et la lesla de Lodi tirando sempre il nostro ponte con noi per la Adda, aziò che la guardia di quello non vengi a slare disunita dal nostro exercilo, et conseguentemente la vic-luaria vengi più sicura, et che nel medesimo tempo, lassando però sempre anticipare a noi uniti per ha-ver le forze più gagliarde, si debba movere quella banda ili cavali el fanti ili Bergamo sotto quel capo che sarà a ciò deputalo, lassando in Bergamo quella zenle che parerà necessarie per sicureza di quelo ; 169 la qual genie esso signor Duca iudica che babbi da esser mollo poca, essendo che tulio il resto sarà talmente inalili el stretto con li inimici che non bisognerà temer de forza nè de robaria. El passando questi di Bergamo Adda dove che sarà più comodo, debbano andare guadagnando di là da Adda quelli lochi che potrano, et quoti che non fusero forti fortificarli, facendosi spala a la cavalaria loro in disturbo de la vilnaria che nemici polesseuo bavere da questa altra banda: che considerando la molla nostra cavalaria che pensa et presuporte il prefalo signor Duca se haverà a quel lempo, et l’essere tal- mente vicino a loro, non sa sua signoria come nemici di la loro cavalaria possino responder a la nostra che sarà vicina a loro el a quela che dal campo gli disturberà la vieluaria verso Piasenza, Pavia et Tesino, et a l’altra di quei de Bergamo che gli disturberà verso Monza il Severe, Milano el Tesino, di modo che si verà quasi ad afronlare insieme le doi bande ne le cavalcate. Tenendo questo ordine, non sa sua prefala signoria comprender che nemici possino slare a Lodi; ma giudica che sarano necessitati a levarsi et passar Lambro di là el elogiare cum la tesla de Lambro et con il Banco de Milano de una banda, et quelo di Pavia di l’altro. Facendo questo, se verà ad aver soccorso Lodi con poca rppulatione de nemici. Voltando poi noi la lesta a nemici ben vicino a loro con Lodi a le spale, assicurando Lodi con l’essergli dinanli et noi, oltre la tesla gagliarda che faremo con le spale del me-demo Lodi et con tulio il resto del Stalo del duca di Milano et de la Illustrissima Signoria, di dove, olirà la victuaria, non ci ponno mancar tulle le altre comoditate che si possino desiderar ad un exer-¿¡ito, et medesimamente con la lesta nostra gagliarda de la cavalaria et del reslo con quele di Bergamo su la man dritta et li altri a la man manca a la volta di Pavia et altri luoclii già ditti, che in tal caso farano il medesimo effetto con magiore unione con noi di quelo già dello, et stante questo, trovandosi gli nemici in questo loco el noi dove si trovaremo el Ir vicinitali de 1’ uno et l’altro, et hessendo fiumi et grossi fra nemici Alexandria, Genoa et a le cose di là, queli già deputali a la sicureza di quei lochi da le bande di là debbiano lassare quela guardia che sarà sufficiente ad assicurare da qualche trislilia essi luochi. Per la qual sicurezza, pensa el signor Duca che (dopo) debba bastare,el con tutto il restoo parie di quelo passare in Lomelina,el di quelo che avanzasse unire con il campo grosso dove veui-rano a farsi nido fermo, et con le cavalcale gion-gersi con le nostre bande da man dritta et da man mancha, che ancor che non passino Tesino quanto ad effetto de lorre a nemici la vieluaria, sarà nè più nè meno il medesimo. Tenendo questo ordine, il prefalo signor Duca, per il iudilio che ha, non sa veder che nemici possano fare altro che o perdersi da loro tristamente, il che sarebbe cosa mollo contraria al valore di qualche buon eapitanio che se trova con essi, overo venire a dare come si dice de la tesla nel muro, con tanlo loro disavaulagio, che non se ne possi sperare altro che ’1 medesimo ef-feclo.