465 MDXXVW, SETTEMBRE. 466 do F.rno savio del Conscio, una lederà a sier Piero Landò capìlanio zeneral di mar, che non essendo pallido di verso Napoli per n;un modo non vadi con l’arma francese verso Zenoa, aziò che Andrea Doria non venisse in Levante avanti che lui ; et zonto a Corfù, con li danari li mainiamo sovegni l’armata et vadi in Puh a veder di haver li casteli di Brandito et manlenir quela provincia a devution di la lega, inlendendose col signor Camillo Orsini da terra, facendo fanti etc. ; con altre parole ut in ìiiteris. Et sier Limardo Emo savio del Conscio vuol si scrivi a sier Zuan Vituri va proveditor in campo, che de li ducati 45 nriilia li fo mandali, mandi '20 milia in questa terra che per una galia sarà mandati a tuor, el resto, vedi insieme con sier Agustin da Mula proveditor di l’armada è lì in Puia di manlenir quella provìntia; el altreclausule, ut in litteris patet. Et parlò prima al ditto sier Lunario Emo, dicendo ne bisogna danari, sono 20 milia in.Puia, el questi 20 milia quali doveano andar a Lulrech el non acade più però è bon farli venir, et che ’I proveditor Mula col Vituri expedissa quelo dieuo far in Puia et non perder tempo; vien l’invernala ; armala non potrà star in spiaza ; con altre parole. 350* El li rispose sier Alvise Gradenigo, dicendo che Et volendo tornar a parlar el dillo sier Lunar-nardo Emo in soa risposta, era sonà do bore, fo rimessa la cosa a doman. A dì 10. La mattina, fo lettere di Franzn, di l’Orator nostro, da Paris, di 19 Avosto, fin 23............... Di campo, da Landriano, a li 7, a hore ma di notte. Come damalina per tempo si partirne de qui con li eserciti, et andaremo a la volta di Pavia per far quela impresa. Lo ¡lustrissimo signor Duca cajMlanio zencral è già andai» avanti (in a la Certosa cum la retroguardia, che sono da 4U00 fanti, zelile d’ arnie et cavalli lezieri, aziò non li possi in questo mezo intrar soccorso dentro. Da malina adunque andaremo noi col resto a Lardirago mia 4 di Pavia, et di quanto seguirà adviserà. Et scrive zerca danari bauli etc. In Milan è solum 5000 fanti. Vene in Collegio 4 pulinì et do puline fo de Zuan di Naldo fo amazalo sodo caslel Sani' Anzolo, vestili dì negro, ricomandandosi al Serenissimo, I Piarti di M. Sanuto. — Tom. XLVJIl Et la madre è graveda ; voriano li fosse dala qualche provisione. Copia di una lettera del signor Galeazo Vi- 3c 1 sconte, scritta a domino Evangelista Cittadino secretorio del signor Theodoro Triul-fio in Venetia, data a Landrià a dì 7 de Scptembrio 1528. Volendo, missier Evangelista mio, sapiale tulli nostri piaceri, durati poco però non già per nostro mancamento, vi significare) largamente tutti li pensieri nostri, el finaliter la concluxione. Sapiale adoncha, che ’I signor duca d’ Urbino, li signori Provedilore, et oratore Contareno, quali sono vi prometto de valenti ho meni in ogni cosa, el io, sempre siamo stali in oppinione di volere Milano per la via di robarlo o per la via de la torcia, vedendo era il fine de lo guerre di questa misera Lombardia. Quanto a la via de robarlo, ò stala proposta la via do porla Vercelina, la quale, sì per il camino quanto a lo inlrare dicevano facile, de sorte che ne havescmo una consolatone tale come meritava tale cosa. El a questo rubare Milano, San Polo el lutti li francesi li venivano de buona vo-lunlate, instati però da qualcheduno. El per exe-quire tale cosa lauto da li soprascritti desiderata, fu fatto resolutione che il duca d’Urbino el San Polo mandarono uno per ciascaduno di loro cum uno de queli quali haveano proposto lai imprexa, et trovorono la intrata assai buona. Per il che, il pre-falo duca di Urbino in consiglio cum San Polo et .diri capilanei nostri el soi, lolse cecamente cum uno buono core et mollo alegramente il carigo de essere lui il primo a li repari cum le compagnie di fanti et homeni d’armi et cavali legieri a piede cum le piche in mano gli è aparso el bisogno, et Salilo Polo a la coda de dille gente cum sua balla-glia ; et successive la relroguarda, lassando tulli li carriagii et bagagli cum la arleUria et la debita scoria per essa a Casino, et risoluti aziò tutti de una buona voglia. Ma per essere la cosa di quela grossa importanza che ogniuno scia, fu concluso di mandare li signori Antonio da Caslelo, il Speciano et il caslelano de Cremona a visitare il camino, che era il principalissimo, andando per una via el ritornando per una altra, per vedere oninino de trovarne una. Li quali ritornali, referseno essere impossibile andarli senza spianale, bene difficili et lunghe a faro ; che era impossibile senza esser scoperti. Et veduto tale riporlo in consiglio, vi cerlifico dio 30