509 et capitanio, di 20, liorc 2. Come bori sera a liore 7 di notte scrisse di hi presa di Pavia, la qual impresa, quanto meno è stata utile a li soldati essendo la Ierra diserta et rumala et potersi corer cum li ratnpegoni, tanto è slà più honorevole et laude-vole, che certo si ha molto conoseiulo la valorosità et virtù di le genie nostre, havendo fallo li inimici (ulta qucla possibel et pertinace resislenzia che imaginar si possa ; taliter che, hessendo durata la balaglia datali da le 19 bore fin quasi le 22, se co-menzava haver qualche dubbio qual dovesse esser 383* lo exilo di la cosa ; pur per gratin de ldio non sono morii de nostri olirà 15 in 20 et allralanti feriti lutti de archibusate. Queli del conte di Gaiaza hanno bauto sopra gli altri 1’ honor di esser siali li primi in guadagnar il bastión et inlrar ne la terra. De li nemici ne sono slà morii fin qui da 500 almeno, et più de allralanti falli pregìoni et svalisali cum altri capijanei. Dico fin qui, perchè il resto si è redolo nel castello, qual però non è forte, ma un certo palazzo grande, el dimane, piacendo a ldio, non si dando a discrelione, se li farà festa cum li canoni. El è fama che ne siano siali a quela propu-gnalion da 34 capilanei de nemici, che sono siali presi (in qui da 8 fin 10 di essi capilanei, el tra gli altri il Butigella che era colonelo, et qualche uno altro ne dia esser morto, tulli però italiani, salvo dui di lanzinech, uno de li qual è pregione del ca-pilanio domino Zuan Batista da Castro, et I* altro si scia esser morlo ; el Ire de spagnoli. Le genie che haveano, dicono non erano meno de 2000 li primi, el poi 400 altri archibusieri venuti fi per soccorso. Questo optimo successo et impresa' ne dà speranza di qualche altra più honorevole factione, che cussi il signor Dio ne doni gralia per poter ussir presto da tanti travagli. 384 Copia di una lettera di sier Tomà Moro provedi tor generai et sier Francesco Contar ini orator, data dal felicissimo exercito in Fa-via, a li 19 Septembrio 1528, hore è de notte, ricevute a dì 22 dillo. * SETTEMBRE. 51Ó et honorevolissima impresa, a laude et honor de la Sublimità Vostra et de la nalion italiana. Li inimici hanno fallo al contrario in vero mirabilissima et gaiardissima difesa et propugna. El disemode sorte, che per haver duralo l’asalto da le 19 hore fino a le 21, el quasi 22, eomenzavemo quodam modo a dubitar qual havesse ad esser l’exilo el evento. Et tanto più agiongemoli essi'r siala honorevolissima la impresa, quanlo che da poi se siamo certificati di esserli intrafo soccorso la tiollc avanti de 400 eleli archibuseri mandali da Milano, quali inlendemo sieno passali da la banda di le guardie francese, a noi lutti certamente incognita simel cosa. Tandem, per la gralia del signor Dio, boni ordini posti per 10 illustrissimo signor Duca capitanio generai, col qual se ne havemo alegralo, che certo è rimasto molto ili bona voglia el contento, et virtù et valor di le genie nostre, bassi oblenuta tanta maior vito-ria. Disemogli adunque, che havendosi principiato l’assalto a le 19 hore in zeroa per una parte de le genie italiane nostre solamente, lo oltramontane tulle lenendosi in balaglia, et scaramuzato cussi per una bon’ bora de lohgo al continuo, el da due bande cadauno forzandosi ascender li bastioni, la ascesa però de i qual era pur alquanto dillicile per non si haver queli potuto cussi totaliter butar a terra, come si sperava, tuttavia fiocando sempre l’arlelaria nostra, trovasscmo el vedessemo revera 11 inimici far forte et pertinaze resislenlia. Fu refre-scala poi un’ altra bataglia de francesi, quali ancorché medesimamente facesseno opimamente el debito, tamen altro non operorno salvo che pur interim molto si vene a slracar l’inimico tenendolo In assidue factione, el venendo maxime di continuo molestato et debilitalo da l’artelaria nostra, praecipue da qucla ultimamente posla ultra Ticino, qual li baleva per fianco, nè poleano slamatilo drielo repari che da essa sicuri fussero. Ultimo loco, havendosi trovalo sempre i la balaglia lo illustrissimo signor Duca capitanio generai cum forsi 300 homeni d’arme a pò con le sue piche in mano, el Sua Signoria medesimamente a pè cum la picca apresso, el qual sì volse a trovar ctiam lo illustrìssimo signor conte di Gaiaza non obslanle clie’l fus-se ancora fresco el restato debeie da la uialalia sua, el cum la presenlia loro inanimando le genie nostre a tar il debito, due insegne di queli del conle prefalo di Gaiaza si feceno avanti (olendo assumplo de montar i basiioni. Et habulo seco uno baril de polvere, lo bulorono nel bastione cum foco, et in quel fumo gaiardamenle si penseuo dentro cridan- Serenissime Princeps et Excellenlissime Domine, Domine colendissime. Per le nostro di liozi, di hore 21, significassemo brevemenle a Vostra Serenità il conquisto di questa città de Pavia. Bora, per non mancar del debilo nostro, non resteremo parlicularizarh la cosa sicome però meglio fin qui si ha potuto saper et veder. El dicemogli, che re vera questa è siala una laudevol MDXXVIII, 384*