107 MDXXVI, LUGLIO. 108 perchè haveano habuto comandamento di andar conira il .... ; idest conira il campo di villani sublevati conira nobeli, et che poi haveano habuto certezza che ditti villani era dissolti, per il che haveano rimessa la lor andata ; sichè afferma de lì non esser altra movesta etc. 62* Die dieta. Zuan Crovato de la compagnia del strenuo Vi-cenzo de Novara, mandato a Postoyna Metlicha per sopraintender le cose de lì, partì da Metlica a dì 7 dell’ instante. Riporta che in Metlica sono 400 ero-vati, bella gente et ben a cavallo, et «he havendo lui lì in Metlicha parlato con uno de Goricia suo cognoscente, il ditto de Goricia diceva che li cavalli venivano a Goricia ; ma che da un corvato suo amico intese che non erano per levarse de lì, per esser stati deputati a custodir quelli lochi da le incursion turchesche. Che de ritorno a Postoyna pubicamente se diceva che lo Archiduca donava Goricia et Gradisca al conte Christofolo ; ma che non lo intese da persona degna di fefle. Che apresso [Trieste 3 miglia scontrò certa gente che conducevano in Trieste 4 pezzi de artellarie grosse, et che lutto il contado de Trieste et Goricia era in grandissima paura, dubitando de le gente nostre che sono a questi confini. Che in Goricia, Gradisca et Cormons haveano fatto provision di allogiamenti per 300 cavalli, et che dicevano etiam aspectar gente da piedi. 21 Julii. Zuan da Feltre de la compagnia del strenuo Marco Antonio de Faenza, mandato in Goricia per intender la resolution de le gente che lì si aspettavano, partì heri de li. Riporta che in Goricia erano gionti cerca 60 fanti todeschi malissimo in ordine, li qual havevano posti parte nella terra et parte in rocca, et che havevano fatto voce che aspettavano mille fanti boemi, ma che non si credeva ; et che erano parechiati tra Goricia, Gradisca et Cormons allogiamenti per bon numero de cavalli ; et che quelli de Cormons si havevano contraposto de pagare certi danari, acciò non li mandasseno cavalli • ad allogiar lì- 63 -A. di 13. La matina, fo lettere di campo di 12, et manda la copia di quelle è sta interceple di 11. Item, fo lettere di Franza del secretario nostro, di ultimo et primo di Angulem, et di Roma, di 10. II sumario di le qual lettere noterò qui sotto. Veneno il Legato del Papa et orator di Milan, et uniti steteno in Collegio a parlar de agendis, et li fo letto quanto si aveva di Roma, Franza et campo. Vene prima il signor Alvise di Gonzaga capo di cavalli lizieri nostro, et portato lettere di credenza del signor ducha di Urbin capitanio zeneral nostro. Sentato apresso il Serenissimo, parlò saviamente il procieder havia fatto il signor Capitanio, qual mai è sta di opinion di andar sotto Milan avanti fosseno zonti sguizari et francesi, intendendo spagnoli volersi diffender in Milan, tamen instato da li comes-sarii et capitami pontificii et da li ducheschi si dovesse andar sotto per soccorrer il castello, era andato con l’exercito et mostratosi alla terra vigorosamente et con bon ordine, tamen havia trovato inimici gaiardi, azontoli presidio del ducha di Barbón con fanti et danari, milanesi per lo aproximar del campo non far in la terra movesta alcuna, et lo exercito nostro esser in le fantarie molto .... Di che stando lì vedeva certissimo esser rotto, unde stimando la conservation di lo exercito si era levato senza danno alcun nè del nostro, nè del pontificio, qual si partì con lui signor Alvise eh’ era in la retroguarda et con 10 ducali voi satisfar tutto il danno hauto. Et quanto a restar a San Martin, non parse al signor Capitanio perchè non si era in for-teza di alozamento, et per do vie inimici hariano poluto nuocer ; ma a Marignan non dubitano nè di quelli di Pavia, nè quelli di Milan. Et quanto a levarsi senza saputa di ecclesiastici, disse li mandò a dir per il alarissimo Proveditor qual prima trovò el signor Guido et il signor Vitello, ai qual consonò il levarsi, et il Proveditor mandò a dirlo al Capila-nio, qual inteso questo allora fece mover il campo per Marignan. Poi andato dal Vizardini et signor Zanino, è vero al signor Zanino non li pareva; dicendo il signor Capitanio merita lau^e ad haver ateso a salvar lo exercito, et che zonti siano li sguizari si aspecla, non per operarli a dar battaglia a Milan ma per haver un forte in campo, tornerà sotto dandoli battaglie da più bande, et spera il castello si manlenirà ; con altre parole. Et il Serenissimo disse che era vero che molto si havevamo meravigliato per questa levala repentina, et meglio era non si fosse andati sotto Milan, perchè a levarsi si perde la reputazion, non che non si remetemo al signor Capitanio che intende le cose di la guerra ; con altre parole. Et lui signor Alvise disse : « Se.re-