147 • MDXXVI, r Romana, et dal giardino che e al castello. Item, si ha da Milan spagnoli atendevano a fortificar da la banda del giardino, et era sta condulc le artel-larie mandale a tuor a Pavia. Item, si mandi danari. Di Bergamo, di rectori, dì 15. Come erano zonti 1500 sguizari sul bergamasco, et li avìano in campo, et di brevi dovea zonzer il castelan di Mus con altri 3000. Di Udene, del Locotenente, dì li. Manda questa lettera hauta : Clarissimo signor nostro etc. L’é zonto questa sera de qui cavalli 5, quali ven-gotio da Buda, tra li quali è un Francesco veneziano, el cognome del qual altramente non habiamo possuto intender, salvo che ha soi fratelli exuli da Veiiétia per hohiicidio et stano a Bologna, dove dice andar a trovarli. Il qual ha referito che il Signor turco ha tre potentissimi campi a la volta de Ongaria, uno alle parte de Sciyna, l’altro a le parti de Transilvahia, et lo terzo a la volta di Belgrado dove se atrova la persona sua. Et che all’ incontro la corona di Bongaria cum la sua baronia fanno grandissimi apparati et de gente et de danari, et che hanno tolto a tutte le chiesie la mità de tutte le arzenlarie, exceplo che de calesi, et che il vay-voda de la Transilvània ha fatto un bando sotto pena del palo, che tutti preti et frati abili alla guerra debano andar in campo, et che lutti vanno. Et dice che al presente la Ungaria è unita et di di buon animo. Ulterius, dice che a Vienna se fa una dieta dove dice atrovarsi il conte Nicolò de Sahn, et dice che ’1 serenissimo Principe havea im-92 posto uno grande taglione ad essa città de Viena, qual non hanno volesto pagar. Li havea ancora rechiesto artellarie, polvere et altre monitione per mandarle a la volta de Ungaria, et ancora non lo hanno volesto servir de niente, digando volerle tegnir a lor bisogno. Et dice da Viena in qua non haver visto altra zenle che da cavalli 40 de ho-meni d’arme che andavano verso Vienna etc. Venzoni, die 13 Julii 1526. Sottoscritta : D. V. deditissimi Capitaneus et comunitas terrae Venzoni. LUGLIO. 148 Da poi disnar fo Gran Conseio. Non fu il Serenissimo, fu fatto 9 voxe, tutte per do man di eledone. Fu posto la parte presa in Pregadi di far li Sa-vii di Zonta. La copia notada qui avanti. Ave 88 di no, 1106 di si, 2 non sincere. Fu posto, per li Consieri et Cai di XL, la parte etiam presa in Pregadi di far Avogador et le altre voxe per danari, ut in ea. La copia è qui avanti. Fu .presa. Ave 1079, 190. Fo stridalo di far Avogador di comun, in luogo de sier Marco Antonio Venier el dotor va orator in Anglia, et altre voxe. Et nota. Si fa tuor Avogadori, con voler dar danari, questi: Sier Piero Morexini fo auditor nuovo, qu. sier Alvise. Sier Marco Miani fo podestà et capitanio a Ci-vidal di Belun, qu. sier Anzolo. non Sier Bertuzi Soranzo fo zudexe di proprio, qu. sier'Hironimo. non Sier Zuan Francesco Mocenigo fo auditor ve-chio, qu. sier Lunardo. non Sier Marco Antonio Contarini l’avocato, qu. sier Andrea. non Sier Jacomo Simitecolo fo auditor vechio, qu. sier Alexandro. Sier Francesco Sanudo qu. sier Anzolo, qu. sier Francesco. Sier Anzolo Gabriel qu. sier Silvestro, non Sier Jacomo da Canal fo proveditor sora i ofi-cii, qu. sier Piero. Da poi Gran Conseio, qual vene zoso a hore 20, restò il Pregadi et fo leto grandissima copia di lettere, il summario ho scrilto di sopra, et etiam scriverò qui avanti. Et fo chiama il Conseio di X con la Zonta in Quarantia Civil, et fu preso aprir le lettere di Roma al Pregadi in materia di l’acordo trata il Papa con il ducha di Ferrara, et ussiti fo comandà grandissima credenza a tutti. Da poi fo lecto per il Caroldo do lettere di Roma di l’Orator nostro, di 7 et 8, drizate a li Cai di X. Item, una longa scritura hauta per via di l’Ora-tor nostro in corte, non fo ditto chi la mandava al Papa. , (1) La carta 92* è bianca.