337 MDXXVI, AGOSTO. 338 fiore 13. Come si ha, il campo nostro di Milano alii 4, a hore 22, come incominziono a scaramuzar con inimici, et feceno una grossa scaramuza, et che de li nostri era morto il capitanio Zentil da Carbonara et ferito il conte di San Lorenzo a morte da due archibusate, una in una cossa l’altra in uno brazo, et molti morti, et di loro spagnoli assà più morti che due volte li nostri. Li tolseno li bastioni a li inimici, et poi si reculono indriedo, et durò fin sul lardi. Et il signor Capitanio zeneral fece ritirar indriedo un poco credendo che li inimici voleseno venir driedo ; ma i non volseno venir. Di Cremona non è altro. Si aspecta che il signor Malalesta abbia messo le artellarie a la terra et messo ordine di far la baltaria, qual la dia metter da una banda, et poi dal castello, et da una altra banda far lo a-salto. Postscripta. E1 capitanio Coscho partilo già 18 giorni da Lion, venuto qui, mi ha ditlo che il re Christianissimo era a Bles, et eh’ el ditto capitanio era venuto a trovar per nome del re Christiunissi-mo il signor duca de Urbino capitanio zeneral nostro, con lettere in sua racomandatione. Domandatoli di le zente d’arme del Christianissimo dove se atrovano, rispose che lutti li taliani, che erano in Picardia, marchiavano avanti, et come giongevano li davano danari, et eh’ el iudica presto sarano apresso i monti. Dice eh’ el signor Federico da Bo-zolo vien capitanio di 10 milia sguizari, et che lui è venuto per terra de sguizari, et che in Berna ha-veano fatto dieta et deliberato dar 10 milia sguizari al Christianissimo, et ch’el marehexe di Saluzo era partito da la corte et era gionto a Lion per venir in Italia. Da Bergamo, di rectori, di 5, hore .... Come sier Vicenzo Trun capitanio quel zorno feva la inlrada, et lui sier Nicolò Michiel el dolor parliria per venir a repatriar, et manda questo riporlo : Domino Antonio ditlo Tonol Sorgatta merca-dante de Lover, referisse venir da li confini de Hongaria, et venendo alla volta di Bolzano, ritrovandosi alli 25 di Luio preterito et in termine di zorni 3 in le infrascritte terre, zoè Vilacho, Hospital, Soxambroch, Granfinborch et Traborch Looz tulle terre confina al Friul, et dice che in niuna di queste terre erano gente alcune soldale, nè si parlava di farsili gente. Poi venendo al viagio suo ritrovandosi a Brunich alli 28 et venendo a Prese-non, ritrovò lì a Pressenon zercha 4000 fanti lanz-cliinech, quali sono di quelli che erano falli contra villani el erano stà sparsi molli mexi per le terre I Diarii di M. Sanuto. — Tom. XLI1. et mo’ erano tutti venuti a Pressenon; ma a che ef-fecto non lo scia. De li quali il prefato giorno se ne levorno fuora di Pressenon zerca 700 in due bandiere, quali venero alla Chiusa locho lutitan da Bolzano 20 milia. Et lui refferente partendosi da Pres-senon, si ritrovò lo instesso giorno alla Chiusa cum essi 700, quali 700 la matina sequente alli 29 se parteleno da la Chiusa et venero a Bolzano, et insieme cum loro lui relalor. Quali 700 1’ altra seguente malina a li 30 do hore avanti giorno se le-vorono venendo verso la Val di Non, et esso rela-tor restò lì. Nel qual giorno, da sera, preditti altri 3000 in circa veneteno in Bolzano. La seguente mattina, che fu alli 31, essi lanzicnech tutti se partirono con voce di andar a Marano. Et ha poi inteso de certo che erano andati a Marano ; quello poi sia seguito de loro non lo scia, perchè non ha fatto quella strada ; ma partendosi da Bolzano Zobia alli 2 di l’instante per venir alla volta di casa, ritrovandosi a Riva lo instesso giorno trovò esser lì li predilli 700 fanti, et passò al viagio suo, vaiendo a 221* Male loco di dilla valle de Sol, ove ritrovò uno missier Francesco Pagia da la Pieve di Ossana, homo qualificato, qual disse ad esso referente che lui era stalo allo accorilo fallo tra li homini di Val di Non, Val di Sol el Valcamonica, clic lutti si ha-veano acordati di darsi adviso de li progressi di essi lanzinechi. Et eh’ el dovesse riportar ad uno missier Joanne di Jacomo da Veza, che sla in Veza, qual se intende con il capitanio di Brè de Valcamonica, non ostante una altra lettera sentagli, che non si dubitasse nel Camonica nè altri, che li ditli lanzchinech non voleano passar più avanti, ma che quelle molion haveano fatto era slà per rispello che il capitanio Gosmer capitanio di 1800 villani, eh’ è venuto al campo, dubitavano el non volesse andar in Alemagna per quella via, et li voleano ob-star. Et dice che esso domino Francesco Gagia faceva preparar per il Sabato, che fu heri, in la Pieve de Vossana alli confini di Valcamonica apresso Ponte di legno 12 mie. Et tutte le qual nove le ha riferite heri qui allo illustre signor Camillo Orsini. A dì 8. La mattina vene in Collegio Francesco 222 di Zuane da la Seda, dicendo esser venuto uno homo di suo fradello Antonio, da Buda con lettere di 26 Luio particular a suo fradello et a lui et una lettera del Baron nuntio del Papa qui et legato, lettere eh’ el scrive al Papa, et lexè la sua lettera, la qual fo falla copiare et dice : Di Hongaria da Buda, di 26 Luio 1526, dì Antonio di Zuane, scritta a soi fradelli qui. 22