305 MDXXVI, AGOSTO. 306 porlo il mio da Milan, come heri scrissi alla lllu- j strissima Signoria. E1 campo nostro è pur a Lan-driano, et ogni di scaramuzano cum quelli de Milano. El signor Malatesta come scrisse che doveva esser heri sera a Castéllion, et cusì se parli de qui et andò et va a l’impresa de Cremona, la qual crede non sarà cusì facile come qualche uno iudica. lo ho dato quatro canoni, scale el guastadori, cari, bovi per tirar le arlellerie, et vicluarie, et ogni altra cosa richiestali. Et tutto è sta preparato al tempo ; benché el tempo sia stalo breve, pure ho satisfatto al tutto. El signor Malatesta al suo partir mi disse, se io era contento l’haveria a caro di tuor una compagnia di queste con lui per coadiuvar la impresa, et cusì li ha dato il Colorno con la sua compagnia. La Excellentia del Duca questa sera anderà a Sonzin, et lì starà per veder come andarà le cose di Cremona, el cusì poi si governerà et dispo-nerà doveaverà ad andar, tamen li disse: « Andarò et starò dove vorà la mia Illustrissima Signoria. » Del ditto, date a dì 2, hore 20. Come hozi da poi disnar son andato a visitar la excellentia del signor duca di Milano. Sopragionse domino Carlo da la Telia, qual partite alli29 del passalo, etdiséaSoa Excellentia che in Milano quatro onze di pan valeva un soldo de Milano, et lo giorno sequenle 7 onze de pan valeva un soldo, perchè da Pavia era venuto assà farine. Et che haveano aviato Auguslin Bun-chiela cum 2000 scudi a Pavia per far farine, et condurle in Milano. Et che el navilio de Biagrasso corre fuora, et che hanno fatto conzar tutti i molini atorno Milan. Item, che cesarei atendevano ad ha-ver socorso de lanzchinech. Sopragionse poi uno cavallaro, il qual riporta come heri sera si dete a F arme el che sono stati tutta notte in arme, et due hore avanti zorno veneno cesarei fuora de Milano cum gran tamburate et steteno in ordinanza fin a giorno, et poi si sono ritirati in Milano, et da lì a poco ritornò una bona banda de dilli cesarei fora de Milano, el comenzono a scaramuzar. Et in quella hora il cavallaro se parlite con lettere haveva expe-dite monsignor Verullano a la excellentia di^uesto signor Duca. Et da poi, parlando cum Soa Excellentia, mi disse che per lo ussir de li cesarei di Milano non è per altro, che per intertenir per metter vicluarie in Milano. Dicendomi etiam ch’el non era conveniente eh’ el stesse qui cum questa genie ad incomodare niuno. Lì risposi ch’el non guardasse, ma se accomodasse de li sui zentilhomini, perchè la llluslrissima Signoria el teniva per bon tiol. Da ma-lina Soa Excellentia dia partir per Sonzin. 1 Diarii di M. Sanuto. — Tom. XLII. i Di campo, del Proveditor venerai, da Lam-bro, a dì 2, hore 14, vene un’ altra posta. Come questa notte inimici erano stati in arme et ussiti fuora dì Milano in ordinanza, et cusì nui del campo siamo stati in arme, el verso di essi inimici sono partili et non si sa dove vadino, ma si vede gran spolverio verso Marignan. Scrive, è slà mandati li cavali lizieri a quella volta, el spazà staphele a Marignan con lettere clic li “200 fanti sono a quella guardia subito vadino in Lodi di dove per il signor Malatesta era slà levato da zerca 150 fanti, sicliè re-storono 800, et con questi di Marignan saranno in Lodi 1000 fanti, purché i possino inlrar in tempo. Hanno spazalo lettere a Lodi et a Malatesta Baion andato a F impresa de Cremona, eh’ el stagi ad-vertito. Ma si dubita inimici non vadino per levar farine di Pavia et condurle in Milano ; dove è slà mandali alcuni cavali lizieri per il Capitanio a sopraveder se cussi è et perchè inteso si possi far qualche cosa. Scrive non ha danari, e tulli li domanda danari,maxime li sguizari quali fanno grandissimi garbugli. Et questo è slà per il malgoverno del castellali di Mus, che li ha fatti, et voria licen-tiarli del campo, zonti fusseno quelli si aspecla de la Maestà del Re, de li quali però nulla hanno. Heri il signor Malatesta zonse a Castel Lion, et tien questa notte sarà sotto Cremona, et darà F arlellarie. lteram richiede danari etc. Di Crema, del Podestà et capitanio, di 2, hore 22. Hora è venulo uno mio, qual è venuto fora di Cremona, et me ha ditto come spagnoli et lanzchenecli che sono in Cremona sono siati a le man perchè uno spagnol havea amazato uno lanzchinech, et che se spagnoli non li havesse promesso dargelo in le man infallanter haveriano fallo rumor grande fra loro ; et quelli di la terra si mes-seno per pacificarli. Et qual me ha ditto, che lui sentite uno lanzchinech che disse: « questi spagnoli sono tanlo superbi che non si poi viver, se venirano ve-netiani li daremo la terra. » Dove inteso questo subilo ho dato aviso al signor Malatesta, el qual questa sera alozerà a San Martino apresso Cremona 6 miglia, acciò accellerar quello ha da far, essendo questi spagnoli el lanzchenech in division. Di Bergamo, di rectori, di 2, hore 19. Come in quella hora era zonto de lì uno citadin andò acompagnar li elarissimi oratori nostri vauno al re Christianissimo fino a Morbengo. Riporta come, essendo andati a Morbengo, dove erano preparate le barche su lago per montar li dilli oratori et passar il lago, che dal barcharuol li fo ditto eh’ el passar 20