241 MDXXVI, LUGLIO. 242 risposta, ma in quel caso, ancora sia certa vostra signoria reverendissima che mi forzarò pigliare el più honorevol partilo che la necessità et fortuna me donerà per la Santità del Nostro Signor el questa Santa Sede, non guardando a pericolo veruno mio et de li mei. Et in quel caso et ogni altro supplico vostra signoria reverendissima che volia havere per ricomandato lo honor mio, poi la mala sorte mia ha voluto eh’ io havesse a servir a Sua Santità in tal loco, onde non possi reportare quell’effetto che Sua Santità desiderava. Et in bona gratia de vostra signoria, cum basar li piedi di Sua Santità mi aricomando. Budae, ultimo Iunii 1526. Al servitio de Vostra Signoria 1’ umilissimo Ba. del Burgio. Di Bohemia si have poca speranza di subsidio così presto, et la causa è stata che la parte la qual favorisse la Regina haveva promesso di donar subsidio, poi si è levata una fama che quella gente volea il Re non per turchi ma per conira alcuni signori hungari, et cussi le gente è refredada, et é stata costretta la Maestà Sua di mandare un’ altra volta a certificare che ’1 subsidio che dimanda è veramente contra turchi. A tergo : Al reverendissimo monsignor et patron honorando lo signor Ja. Saduleto vescovo di Capendrasso et secretano della Santità del Nostro Signor degnissimo. 1561) Di Bergamo, di rectori, di 25. Come il lo-colenente del magnifico colonello domino Zuan Batista da Martinengo, che partì questa mattina da Cololcio, referisse che in Calolcio heri sera al lardo gionse uno mercadante, el qual gli disse esser passato da Musso et haver visto al Sasso di Musso bandiere, 4 de svizari, che fu Luni da sera, et che se gli ne aspectava de li altri, et che li spagnoli di Leco scoreno le terre sottoposte a Lecco, et re-teneno di quelli homeni et li conducono in el castello di Lecco. Et dicono che li voleno metter in un’ armata che voleno far sopra il laco, el che heri sera haveano finito una barca grossa et che hoggi la voleano buttar in el laco, di la qual barca esso referente dice haverlo inteso per più vie. Di Brexa, vidi lettere particular, di 25, (1) La carta 155 * è bianca. I Diarii di M. Sanuto. — Tom. XL11. liore 20. Come heri matina domino Marco Antonio Martinengo passò Oio a Pontevico con 1200 fanti, lanze 50, lizieri 250 et pezi 4 di foco per andar in cremonese per far la impresa de Grotaldo castello del cremonese, ove pensava fusseno inimici, ma seppe che i erano a la Pieve de San Jacomo, et subito con le genie d’arme in dìligentia andò a li inimici con ben 40 fanti che li corseno drielo, tosando che li fanti lutti quanto potesseno dovesseno marchiar avanti. Arrivò al ponte lui et il suo banderaro et il suo locotenente et lo manteneno valorosamente et rebateno li inimici in fuga dentro a quel castello, el introrono victoriosi, havendo haulo esso domino Marco Antouio due archibusate, una in una cossa l’altra in uno brazo, el nel fronte un colpo di zaneton, et il cavallo suo che era di gran precio hebbe cinque archibusate. Infine vinti li inimici et molti morti et presi tutto it resto, erano cavalli 170, fanti 200. Li capi con li pregioni di precio furono condotti ieri sera in Pontevico, e tutti li nostri sono reiornati di qua di Oio el alozati sopra le rive a Seniga. Quelli di Cremona corseno a Sonzin. Da poi disnar, fo Conseio di X con la Zonta, J56* ma prima steteno assà simplice et vene lettere di le poste. Di campo, del proveditor generai Fexaro, date a Lambro, a dì 25, hore tre di notte. Come scrisse andono conira il signor Ducha venuto qui in campo con 200 cavalli lizieri et volea andar a Monza, poi a Como, et perchè avanti el venisse li mandono a dir che’l restasse questa nolle in campo, il qual li fece dir che lui con destro modo faria re-sistenlia di restar, et che nui non restesamo per questo di exortarlo a restar et che ’1 resterà. Itor zonlo ditto Duca verso il campo, et fattogli le debite accoglientie per tutti, mai Soa Excellentia volse precieder il signor Capitanio, nè il magnifico Vizardini, quali cavalcorono avanti, poi Sua Excellentia, qual volse lui Proveditor li andasse apresso ragionando. Ma prima visto, il signor Capitanio lo invitò a restar in campo. Questa sera Soa Excellentia disse voleva andar a Monza et Como, et pur instando il Capitanio, lui disse verso il conte di Ca-iazo che lo acompagnava : « Che vi par che fazi ? » Qual conte lo conseiò a restar per riposarsi, dicendo nui tornaremo a Milan, et vi farete acompagnar a Como doman. Il Ducha monstrò non voler, pur vene di longo, et cavalcando esso Ducha usò alcune parole a esso Proveditor nostro di la ubligation P havea a questo excellentissimo Stato, dal qual 16