439 MDXXVI, AGOSTO. 440 sta era obligato de far. Soa Maestà li disse che, tornato la risposta del protesto ha mandato a far a Cesare di la liberalion di fioli, voi romper in la Fiandra, et che l’armala in Marseia saria ad ordine, et che sguizari saranno con lui, et le zente vien luttavia et dieno esser zonte in Piamonte. Et richiede uno iubileo et una decima nel regno di Pranza ; di la qual disse il Papa ne trurà da 400 in 500 milia ducati. Dicendo quella Maestà et il so’ 'Conseio non voi l’habi stado in Italia; eh’è cosa contraria a l’impresa che si pensavemo quando F acadesse per beneficio suo dovesse far etc. La qual cosa è mal al bisogno nostro. Et poi Soa Santità disse, de l’impresa del regno non li pareva farla per adesso. Era lì presente il reverendo Datario et il Salviati, dicendo li pareria di acordarsi con Colonesi in questo modo: perdonarli di quello hanno fatto contra Soa Santità, et depongino le armi, che etiam, nui le deponeremo contra di loro, et fazino partir li cesarei di terra di Roma, con con-dizion che volendo invader il regno possi poi quello difenderlo; tanim di questo non havemo certeza. Poi disse voleva spazar monsignor di Langes, torni al re Christianissimo, con farli intender fazi almen, non potendo aver li cantoni di sguizari, che questi sono in campo non siano revocati e fati tornar a caxa. Itern, dagi il terzo di la spesa per la guerra si farà nel regno, et rompi a l’Imperador su la Fiandra, et che la decima et iubileo è conlento concederla, ma Soa Santità voi haver la mità di danari, et che praticando paxe con Cesare, il che saria bona farla per levar di le gran spese che si è, 291 pratichi etiam per Soa Santità et la Signoria nostra. TJnde l’Orator li disse, quanto a Colonesi non laudava Soa Santità a far questo per non dar so-spelto al re Christianissimo, et Soa Beatitudine disse era vero; quanto aT armata, si mandi a Zenoa, et si mandi fanti in campo al Capitaoio zeneral,et scriverli soliciti l’impresa di Cremona ; et su questo li monstrò lettere haute di campo, di 12, del Vizar-dini, del zonzer del clarissimo Pisani lì, ben visto da tutti. Et che il capitanio havia ditto eli’ el non zercava di la liga, nè hnverlo richiesto, ma ben havia dillo che saria bori lo exercilo tulio havesse uno capo, laudando molto il Pixani, qual con la sua desterità adatarà ¡1 lutto. Del ditto, di 18. Come erano hozi zonli de lì sier Jacomo et sier Alban d’ Armer fioli del Prove-dilor, sier Domenego Bragadin qu. sier Piero, et sier .... Pixani qu. sier . . . con lettere del ditto Provedilor, di 17, da Civita vechia : i Come era venuto lì con l’armata et trovato domino Andrea Doria, aspettando ordine di quellol’havesse a far da la Santità Pontificia. Unde esso Oralor andò dal Papa, el trovò li era domino Filipin Doria nepole del prefato Capitanio venuto di Teracina, qual laudò mollo la nostra armata, qual era ben in ordine di ogni cosa. Et dicendo esso Orator a Soa Santità quanto havia da Civitavecchia per lettere di 17, ave grandissimo piacer, et fatto intrar li zentilho-mini dentro lì basono il piede, et domino Jacomo li disse zerca 1’ armada et da pratico mariner et consumatissimo orator quello comandasse Soa Beatitudine; et laudata essa armata di novo per il prefato domino Filipin, Soa Santità disse è bon vadino tutte do le armate a la volta di Zenoa, per saper esservi poche vicluarie in Zenoa, et haver mandalo navilii in Sicilia per cargar formenti, et veder di 291* prenderli. Sichè ditto provedilor Armer non vegnirà più qui a Roma; et se li provederà di biscoti etc. Li qual zenlilhominl tornano a Civita vechia con tal reso-lutione. Item, il Papa li disse, monsignor di Langes par non tornava in Franza, et che Soa Santità li scriverla per lettere a Ruberto Azaioli suo orator quanto haria ditto esso L:mges. Scrive, hozi a bore 18 qui in Roma è morto lo illustrissimo duca di Sessa orator cesareo, a cui Dio perdoni. Zerca le intrade di nostri di Ravena, ha parlato al Papa. Li ha ditto esser si poche biave de li che apena hanno il viver; sichè non si poi haverle. Nolo. Ditto duca di Sessa nominato don . . ........morite in Monte Cavallo in caxa del reverendissimo Cardinal di Ivrea di età di anni.....et ha . . . fioli el . . . Di sier Alvise d'Arm^r provedilor da mar, date in galia a Teracina, a dì 15 Avosto, dri-zate a V Orator nostro in corte. Scrive il suo partir a dì 29 del passato da Corfù,el venuto a Ca-xopo, et levatosi de lì, essendo 60 mia in mar si ruppe l’antenna de la galia Grimana, unde si convene mandar a tuorne una altra, unde aspectò doi zorni. Qual portata si levò, et navegò senza metter in terra in alcun luogo fino a la Rochiela, dove tolse acqua et fe’ far legna. Poi a cao Sparlivento zonti et visto la Sicilia et Rezo et Messina et le rive di la Calabria navigando a la bocca di Faro, unde da quelli di la terra fonno salutati con artellarie et non li felino danno, perchè andavauo 10 mia per bora; ma nel loro ritorno piacendo a Dio li aricorderà quello harano fallo. Et a di 8 di questo zonse a Saline de Lipari, poi apresso Ischia, et non havendo peoti di quelli mari mandò a Lipari per averne et