577 MDXXVHI, FEBBRAIO. 578 rositi et virtù de i nostri, fumo forzali li cesarei a voltar le spalle, pernché si vedeano molto dani-zar et mancar da la forza de nostri arcliibusieri ; et se reduseno in certo palazo ivi vicino, circum-dato et di fosse et di muro, nel qual haveano etiam redulo gran parte de la victuaria, et repa-rorno le porte cum le sume de biava talmente, che indarno si afaticorno li nostri per bon spatio poterli più guadagnar, quantunque mollo li dani-zaseno. Et sopravenendo la notte, per esser mollo 376* lontani da questo exercito, dubitandosi de socorso da Milano, perochè loro faceano diversi s?gni de fuoco, deliberemo li nostri di lassarli et ritornarsene adrieto. Et cussi se ne lornorono tutti in ordinanza et fanti el cavalli fino de qua da Monza in loco securo; et poi la cavaleria se ne è venula avanti et giunti (ulti de qui inanzi giorno. Li fanli poi sono gionti anche loro sul mezo giorno, et hanno menato molli pregioni et altro assai gran bulino ; fra li quii pregioni ne sono da zerca 20 tra ho-meni d’arme et fanti di conditione, et vi è uno capitanio spagnol qual è pregion del nepole domino Guido. Vi sono poi molli altri soldati privati. Loro diseno che erano 400 fanli tra lanzi-nech el spagnoli, come ho ditto di sopra, el tutta gente cernida, cum 60 homeni d’arme ; et questo perché dui giorni avanti era sta assailada la sua scorta da quelli de Pavia et Biagrassa, et toltoli assai viclualie. Et però questa volta si haveano messi ben in ordine ; ma non li è valso, peroché de loro ne son rimasti morti più de 100 su la strada, et se iudica anche che quelli che reslorno in la casa non stiano troppo bene. El forzo poi di le vicluarie li é sta tolto et dissipalo, tal che certo, illustrissimo signor, questa sera slata uua bota a nemici de non poca importantia, peroché era il fior de tutta la sua gente, et farà torzer Antonio da Leva, qual forse non havea quella opinion de li nostri che ’I potrà haver adesso. De li quali veramente, perchè, come sa la signoria voslra, non si pò far di queste imprese senza coslo, ne sono rimasi morti zerca 20 tra da cavallo el da piedi, fra i qual vi è il banderaro del Toso Furlan. Quel poi del Conte et del Castro, ambi sono feriti. A esso Conte etiam è slà morlo sollo il cavallo che era il suo più favorito, el ferito etiam il suo al conte Claudio, aziò la signoria voslra sapia che sono di quelli che son siali avanti. El questo é precise il successo, qual ho voluto dinotar a la signoria voslra per intelligenlia sua. Né altro mi occorre dirli, salvo che cum ogni desiderio aspetto I Diarii di M. Sahvto. — Tom. XLVI. , la venuta di la signoria vostra, et a quella mollo mi racomando. • Dal campo di Cassano, a dì 8 Febraro 1528. Mostrale questa a li clajissimi reclori. In questa matina, gionse sier Marco Foscarì, 377 venuto orator di Fiorenza,per la via di Ferrara; et per venir di terra amorbata, alento la peste a Fiorenza è tornata et infoiate più di 50 caxe, li Proveditori sopra la sanità volseno che 'I stosse con la fameia soa per alcuni zorni remoto de la conversalion. È andà a star a Muran in caxa de sier Andrea Foscolo suo cugnado, et si andava a visitarlo a longo; tamen lutti li soi si misiava per non esser pericolo. Da poi disnar, fo Collegio di la Signoria et Savii ; et alditeno li oratori di Verona el Vicenza in contradilorio con li Proveditori sopra lp camere per causa di uno debito hanno .... A dì 11. La matina, vene in Collegio l’oralor di Ferrara per cose parlicular, et per biave eie. Veneno l’orator di Milan vechio el il novo venuto, domino Zuan Batista Spiciano, el qual è stato insieme una altra volla in Collegio, rechiedendo ducali 20 milia ad impresiedo per far 4 milia fanti. Et il Serenissimo li disse, el signor Duca voleva andar a Loreto per vodo ; questo non é tempo di parlirse. Rispose che Soa Excellentia havea rimesso I1 andata intendendo questi moti di Ale-magna ; et solicilò li fusse dato risposta. Vene l’oralor di Fiorenza per saper di novo, dicendo li soi excelsi Signori haver fatto a Livorno ogni comodità a l’armada nostra ; con altre parole. Fo dal Serenissimo ringratiali. Da Udene, di sier Zuan Basadona el do-tor, locotenente, con avisi di le cose di Ho-magna et del signor di Arimano. Qual lede in Collegio, il Serenissimo et quasi tulli si messeno a rider che da Udene si scriva le nove di Romagna. . Da poi disnar, fo Conseio di X con la Zonla. Fono sopra certe pene voriano tuor li Prove- 377« dilori a le biave a quelli non é venuti in lempo. Fu posto una gratia di domino Todaro Psicologo, al qual fu dalo la canzelaria . . . . et voria da poi............. Fu falò altre gratie, et Irate di forraenlo a Bergamo; non cose da conto. 37