107 UDXXVII, SETTEMBRE. 108 il Conscio per esser veri nobili ; ma il padre non si provoe. A dì 27. La mattina, fo lettere di sier Piero da chà da Pexaro procurator, di 23, hore 3, da ... . Come a dì 24 passeriano di qua da Tesino. Et come erano zonte lettere di Franza a monsignor di Lutrech in quella bora, qual, per esser andato in letto, non li bavia potuto parlar et intender quello era. Da Marignan, del Proveditor generai Contarmi, di 24, hore 2, ut in litteris, et del ritorno del signor Jancs governador, et l’ordine dato etc. Da Antonio di Castello capitanio di fantarie et eao di coloneìlo, da Marignan, di 24, hore. 1 di notte, vidi lettere particular. Come heri il signor Governador nostro andò a parlamento con Lutrccb, et non è ancora ritornato ; ritornai con qualche bona risolutioue. Hanno batuto la rocca di Vigeveno, et per haver aspettata l’ar-tellaria, non 1' hanno voluta se non a discretione, et hanno impicato il caslelan con do over (re spagnoli. In Milano si forlifìc.ino a più potere con quello più che possano, et butano giù tutte le case di fora di refossi. Francesi hanno butalo il ponte su Texino fra Vigeveno et Biagrassa. Copia di una lettera scritta per il signor duca di Urbino capitanio generai nostro, a la Signoria. Serenissime Princeps. Quando io hebi la prima nova d.i la guardia che fu posta a la signora mia consorte et mio figliolo, misurali lo allora qual fussc stala in ciascun mio pensiero et fussc la intentiou mia bona et sincera, ne presi quella admiralìone et dispiacere che la Sublimità Vostra pode comprender per le lettere che sopra ciò li scrissi. Nondimeno, havendo dopo de indi inteso, per lettere di l’orator mio presso quella le cause che erano insurle et derivate da persone di auctorità, le quali havesseron cosi sul primo potuto adurii colorata cagione, io non solamente ne deposi l'admiratione, ma anco quanto a me stesso restai assai consolalo, parendomi che questo non procedesse proprio dalla Sublimità Vostra; et cosi quanto sia per lo iulrinseco del cuor mio ho haula et ho la cosa in quel grado che, se li ci stesserai per eleclion mia propria, come ce li mandai, et se più cari pegni havessi o potesse porvi, ve li poria di bona voglia. È il vero che, ritenendo io il titolo et luoco di Capitanio di quella, et non pos- sendo, senza haver in me slesso extrema vergogna, tollerare che chi non sa, come io, lo intrinseco di la cosa, et che solamente iudica per quanto vede exteriormenle, habia questo campo di poter reputare che io .sia culpabile di quello che non sono, come a questa bora la Sublimità Vostra può haver conosciuto et potrà conoscere sempre che vorrà, avendogliene io offerto et ora confirmandogli il parandone, non posso fare di non bavergliene hormai ricorso. Et però, ripetendogli ancor dì novo lo integro et fermo animo mio al suo servigio, mentre la vita mi durerà, con ogni fede et prontezza di exponerla per quella insieme col Sialo et con li figlioli, et quel de più che mai potessi senza riservo alcuno, et non altrimenti che se io lussi nato in Venezia, sicome l’ho replicato a questo clarissimo signor Provedilore. et ho firmato la menle a que- I sto fine con intentione che anche i figlioli et successori mi seguitino, la suplico con quella magior expressione che fusse possibile, fare di questo infinito desiderio mio si degni hormai permetlere et fare in efecto che essa signora mia corsorte et 77* figliolo possino stare senza nota loro et infamia mia, el in grado che paia che stiano per servirvi volun-tari tome sono di quel Serenissimo Dominio, et non per modo che altri ne possa fare più quel iu-dilio che si può credere ne habino fatto pel passalo; che mi farà una grafia da me ¡stimata quanto il vivere, poiché mi risullarà in quello onore che la sua sa-pientia può considerare, facendo con questo modo chiaro ciascuno di la innocentia et bona fede mia. El reputàromi molto maggiormente honorato da lei che calunniato da altri. Onde da novo la suplico a concedermi questa grafia, de la qual non saprei desiderare bora alcuna magiore, el la qual niente a lei imporla, el con essa, s’io non gli fussi quel servitore che gli sono, di sorte che più non posso esser, mi compiacerla per schiavo eternamente eie. Da Sterpeto, a li 20 di Septembrio 1527. Da Udine, del Locotenente, di 22. Manda 73 una lederà haula da la comunità di Venzon, di 21, qual dice cussi : Magnifico et clarissimo signor mio observan-dissimo, eie. L’è zonto uno nostro cittadino, qual era a la volta di Lubiana et dì quelli contorni, il qual dice non se sentir sentina di adunation di gente nel Cragno, nè che si dica venir di alcun loco zenle. Ben dicono che scodino le colle imposte al paese,