165 UD XXVII, OTTOBRE. 166 Di Vicenzo Monticalo vicecollateral, dal campo sotto Pavia, a dì 3 Octubrio 1527, liore 3, a sier Tomà Moro. Clarissimo signor patron mio observandissimo. Tutto hozi non si ha fatto altro che batter, et non si ha poi potuto dar lo assalto perchè l’acqua è troppo alla nella fossa della ballaria nostra. Ta-men questa notte si provederà al lutto, et dimane si farà quanto sarà bisogno. Il signor Joan Paulo Manfrone hozi, hessendo a piedi alla baltaria nostra ha bibulo uno archibusata nel petto, et è subito morto. HO Copia di una lettera di Zuan Andrea da Prato vicecollateral, data in campo francese sotto Pavia a dì 3 Octubrio 1527, a fiore 3, scritta alti rectori di Brexa. Clarissimi domini. Per non lassar le vostre signorie suspese, per questa li dico come fin qui non s’ è fatto cosa alcuna a questa città de darli assalto, ma atteso so-lum a battere, et battuto tanto che l’è in terra la mità del castello et la nostra artellaria ha buttato in terra 100 passa di muraie, ma non hanno ancor potuto levar abastante l’acqua per rispetto de alcuni sostegni forti et ben difesi da quelli de dentro, tamen si tien per fermo questa nolle la leveranno, et son certo non passarà dimane che daranno lo arsalto. Et so dire a vostre signorie, che pigliandosi per forza, ogni cosa andarà a sacco, foco et più se si potrà. Hoggi è stato morto il signor Joan Paulo Manfron, qual per haver troppo coraggio è andato più volle a la ballaria nostra, et tandem 1’ hanno tolto di (mira?), et passalo sopra la tela stanca de unoarcobuso, et mori sùbito cum displicenlia grande de questi signori. Iddio babbi l’anima sua. Ili' Adì 6, Domenega, fo San Magno primo vescovo di Veniexia. Non fu alcuna lettera da conto di farne nota. Vene in Collegio sier Marco Minio tornalo ora-tor dal Signor lurco, vestito damaschili cremexin di varo, et referite poco perchè fo rimesso a riferir ih Pregadi, et intrò Consier del seslier di S. Polo, il loco del qual era stà riservato. Veneno sier Orio Venier et sier Lunardo Zan- (i) La carta 110* è bianca. tani electi Proveditori in terra (erma a far venir tormenti in questa terra, quali inteseno la conli-nentia de la parte presa heri, refutóno. Et chiamalo li Cai di X in Collegio, mandati i Cai di XL et Savii ai Ordeni fuora, iusla l’autorità hauta dal Conseio di X con la Zonta elexeno do Proveditori in loco loro, i qual fono sier Bernardo Donado è provedilor a le biave qu. sier Zuane, et sier Marco Contarini el XL Criminal qu. sier Ta-dio, el mandati per loro, acetono el parlirano. Copia di una lettera dal campo a Pavia scrita per Zorzi Sturion capitanio di fantarie, a dì 3, hore 22, a sier Tomà Moro. Clarissimo signor mio observandissimo. Poi che non scrissi a vostra signoria, s’è baluto gaiardamente da una parte et l’allra di nostri campi, et maxime la precedente malina dal canto nostro, dove ancor io ho havuto doi cannoni in custodia, el lutto hoggi semo stati su le ale per dar l’assalto, il quale s’è perlongato per non esser cosi ben in ordine a nostro modo le baltarie. Benché non credo si darà altramente, perchè hoggi son venuti fuor di Pavia fanti, el uno ha parlato col signor Visconte e’I signor Joan Itironimo de Caslion, quali signori sono stali di poi in stretto et secreto parlamento con Io illustrissimo Laulrech ; il che é indilio grande che la terra debbia venir a dedi-tione. Credo si darà l’assalto, et Deo concedente prenderemo la terra. Il signor Antonio de Leva era venuto fuor de Milano con cavallaria el fanti a la Chiarella et de li lino a Binasco, et per haver inteso che li andava di nostri a l’incontro s’è ritornalo a Milano, benché s’intende che alcune bandiere delle sue ha serrato di nostri cavalli legieri in Binasco, al soccorso di quali si è mandalo fanti delti nostri, Il signor Joan Paulo Manfron hoggi è stato morto di uno arcobuso de nimici. In questa malina fo in Collegio tirà le marelle al libro della tansa, iusta la parte, la qual in zorni . . . é stà scosso ducali 23 milia. Da poi disnar fo Gran Conseio, ma poi nona m* gionse uno corier con lettere di campo di sier Piero da chà da Pexaro procurator di heri, fo 5, hore 16. Avisa come in quella malina monsignor illustrissimo di Lautrech, vedendo il campo disposto a dar la baltaia a Pavia, terminò darla quella malina, et fece far una crida che’l primo montava in la terra havesse certo premio, il se- • cundo tanto, il terzo tanlo, et non lusse fatti pre-