595 MDXXVII1, FEBBRAIO. 596 Di Ravenna, di sier Alvise íoseari prove-ditor. Del zonzer lì sier Marco Grimani procuralor, vien a slafeta dì Orvieto; parti adì... et intrò in la terra heri sera. Il cardinal di Trane non volse inlrar. Alozó di fuora, licei lui Proveditor mandasse a invitarlo venisse alozar con lui nel suo palazzo ; el qual non volse, ma intrò il zorno sequente et smondò nel monastero di .... et partiteno poi per Venetia. Di Verona vidi lettere di 13. Scriveno in conformità di le altre. De li gran preparamenti sì fanno a le parte di sopra, senza movimento però di gente da Yspruch in qua. Ben si fa masiuate grande per conto db le gente ; et per quel si vede si tien serà qualche movesta. Scrive Domenica próxima adì 16 il reverendissimo episcopo Datario fafà la sua inlrada in questa terra. Credo serà solenne. 38.} Da Vicenza, di sier Zuan Antonio da chà Taiapiera capitanio, di li Fevrer 1527. Come in questa mattina hebbi uno aviso mandatomi di uno loco apresso Ala per uno mio explorator, qual è li con ordine di non tornar se’l non vede cosa di momento ; qual mi fa saper a quelle parte farsi ogni possibel provisione di racoglier munitione, et già esser in Bolzano farfossi (sic) 800 di biave, et di quante ne sono condulte per mercadanti togliono la mità per uso di esse monitione. Hanno (alti per tutti quelli lochi proclamar, che cadauno che vuol masenar debbi masenar fra giorni 15, perchè poi , vogliono li molini ad uso di esse monitione. Et questo fu Venere alli 9 del presente. Non hanno ancora dato principio a far gente ; ma divulgasi esser partiti de Ungaria fanti 12 milia per venir a congiungersi con quelli so hanno a far. Riporta ancora, haver parlato con uno prete che vien de più entro, che li ha ditto haver odilo in uno convito, dove erano assai signoroli, qualiter el duca di Sanxonia deve calar a la volta del Friul a danni di la Illustrissima Signoria, et uno altro exercito deve calar a soccorso di Milano. 390' Copia di una lettera di Ingalterra, date a Londra adì 8 Zenaro 1527, scrita per Gasparo Spinelli secretario di l' Orator nostro. Il giorno apresso che vi scrissi le mie di do, gionse qui domino Latino Juvenale qual portò brevi (t) U carta 389* i bianca. pontifici de Orvieto, che significavano la liberalion di Soa Beatitudine. Per la qual novella il reveren^ dissimo Cardinal, che è tulto ecclesiastico et vera-menle colonna di la romana Chiesa, a maggior ignominia et confusione delli scelerati che così \iwl P anno trattato, terzo zorno, raunali molli episcopi el abbati et li oratori tulli, fece una devotissima procession, et apresso la celebratiou della messa fece che uno de li sui domestici hebbe upa oralione elegantissima con actione de gralia al signor Dio ; et poi lei andata apparala in pompa alli gradi de San Paulo, al populo infinito che ivi era convenuto, fece significar la liberatione del Pontifice, et pregarlo ad rengratiar la Divina bontà. Heri poi, per non mancar in ponto del animo suo magnifico convitò tutti li oratori ad disnar seco ; et io per infinita sua bonlà fui de li convitati. Il disnar fu lautissimo, et apresso fece recitar alli scolari di San Paulo, fanciulli lutti, il Formione di Terenzio, con tanta galanteria et bona alione eh’ io me remasi stupefatto. La sala dove disnamo et si rapre-sentò la comedia haveva nella fronte una grande zoglia di bosso, che di mezo conteneva in lettere d’oro: Terentii Formio. Da l’un di canti poi vi era in lettere antique in carta : cedant arma to-gae. Da P altro : Foedus pacis non movebitur. Sotto poi la zoglia si vide : honori et laudi pacifici, et questo perteneva al Cardinal qual vien inti-lulato Cardinalis paci ficus. Per li altri canti de la sala vi erano sparsi de li altri moti pertinenti alla pace, zoè : pax cum homine et bellum cum vitiis. Questi me son ricordalo, però ne gli ho posti a vostra salisfalione. Dapoi la comedia, comparsero tre fanciullo ricamente vestile, la prima de quali era la Religione, la secunda la Pace, la terza la luslitia, queste dolendosi esser slà scaziate già quasi de tutta la Europa, da li heresi, da la guerra et da la ambitione. El in questo comemororono le perpetrale soeleraleze de li inimici nostri ; dissero non haver coniugio altrove che a lui padre amplissimo, qual pregavano accetasse la prolectione et defensione loro; concludendo ciascuna il suo parlare in questi doi versi: Ast libi prò meritis meritos tribuemus honores—et laudes cecinit 390* nostra talia tuos. Poiché queste si tacquero, un piciol fanciullo che già haveva recitalo cum summo applauso de li speclalori il prologo della commedia, hebbe una oralione latina, celebrando’questo giorno curri molle laude per la liberalion del Pon-tifice qual era invaso delie mane de li più scelerali homeni del moudo, et peggiori ebe turchi; (a-