213 HDXXVII, OTTOBRE. Copia di lettere di Venzon, di 12 Octubrio. Magnifico et.elarissimo eie. Ileri 9era ritornò uno nostro cittadino da la Aera di San Vido, qual aferma el conte Nicolò de Solm et missier Nicolò da la Torre con lo exercito alemano esser sta rotto da lo exercito hongarico, et questa tal nova esserli sta affirmada da merea-danti, homeni da bene et di fede. Et dicese, che • vanno zente a essa volta di Hongaria, et che lui soto Villaco scontrò da circa 7 cavalli di homeni d’arme li quali andavano zoso, et dimandò uno mercadanle qual cavalcava in sua compagnia, che zente era quelle. Dice che esso mercadanle li rispose : < L’è zente che vanno in Hongaria. El dia esser pur vero che P exercito del Principe è sta rollo. » Et interrogandolo che cosa era successo, dicto mercadanle li narrò qualiter il Vayvoda era presenlado a l’exer-cito alemano cum circa 4000 cavalli, tandem finse trepidar del ditto exercito alemano el qual era mollo più possente, et se retirò ben tre zef nate, in modo che pubblice se diceva che l’havea tolto fuga, unde che 'I conte Nicolo predillo, preso animo, se aviò cum lo suo exercito per seguir la vittoria, et quando el fu tanto inanzi, over dove che gli parse al Vaivoda di volerlo, esso Vayvoda curii cir^a 18 mila cavalli ha assalito ditto Conte et hallo rotto et fracassato. Et questo medemo dice li havea referilo altri mercadanli soi amici et cognoscenti, come è ditto di sopra. Del conte Christoforo non se dice che ’1 sia morto ; ma ben alcuni dicono che ’1 sia sta ferito da uno schiopo. Da Imola, di la comunità, a la Signoria nostra, vene lettere con alcuni avisi, et che ’1 vescovo di Zervia era morto. Noto. In le lettere di Udene etiam è questo aviso. Come di Gradisca ha haulo per bona via questo medemo, et che hanno perso 33 pezi di ar-tellarie, et ne le parte superior si fanno zente a furia per mandarle a la volta di Hongaria. 139* Da poi disnar, fo Conscio di X con la Zonla, et fono sopra la maleria di le monede forestiere false è in questa terra, maxime tornabò da 12, et quelli di 24. Et alenlo li Avogadori di ordine di Cai di X feno bolar tutte le casse di offici, et ordinò li officii non tolesseno più alcun cornabò, adeo per la terra non si potevano spender. Per tanto fu preso, che tutti li ditti cornabò di 12 et quelli di 21 in questa città, terre, el lochi nostri, 214 non si possano spender, *el cadaun li possi refu-dar. Et da mò sia preso, clic tulli quelli porteranno li cornabò vechii in zecha, liessendo boni li sia dato tanti marzelli di zecha. Et etiam preseno di far uno bancho in Rialto, di San Marco per cambiar li ditti. Quelli veramente saranno bassi d’arzento, li sarà dato P equivalente. La qual parte sarà publicala in Rialto et a San Marco, et mandala per le terre nostre. Però sarà qui copiata avanti. Fu presa una gralia di fradelli fo di sier Antonio Morexini qu. sier Piero morto patron a lo Arsenal, per P imprestedo di danari : che ’1 ditto suo imprestedo possi scontar in le angarie soe et de altri che si melerà, a raxon di ducali 100 per angaria, havendo però le sue rate. Fu preso, che sier Piero Diedo fo a la Becha-ria et ha speso alcuni danari per conto di l’officio per conzar P officio zerca ducati .... che dilli danari vadano a conio di Vili Officii. Fu preso cerla parte, di sier Lorenzo Sala-mon fo camerlengo a Bergamo, di conzar certi danari mandò in campo dedicali al Conscio di X, però si conzino le parlide. Item, altre parte particolar, et di l’Arsenal. Nulla da conto. Di sier Domenego Contarmi proveditor generai, da Landriano, di 14, hore 3. Come in quella mallina si levò col campo nostro in ordinanza di sotto Pavia dove erano alozati, et zon-seno li a hore 21. Item, scrive longamenle zerca la sua licentia, et si mandi il successor. Item, danari per pagar le zente, et cho quel alozamcnto è catlivo, et meglio è quel di Marignano. Di Antonio di Castello, da Pavia, di 13, a li rectori di Brexa. Magnifici et clarissimi unici patroni mei. Sapia vostre signorie che da malina si leviamo de qui et andiamo alozar a Landriano. Li francesi per domane si crede non se leverano. Questa sera è zonto qili il duca di Milan. Si iudi-cava che ’I voltasse monsignor Laulrech andare a Milano ; ma si crede non si farà niente, che vole andare a la volta di Po. A dì 17. La mattina non fo nulla di novo, ^ solurn vene il segretario del Legalo con una lettera haula di Zenoa di 11, di uno li scrive alcuni