483 mdxxv, dicembre. 484 Da Mariìnengo, di sier Hironimo Bon podestà e provedifor, di 12, al capitano di Bergamo. Avisa esser venuto de li uno cavallo lizier di la compagnia dii capilanio Zucaro. Dice che a Caxalmazor erano sta taiati a pezi la compagnia fo dii signor Prospero Colona, e quella del signor Scira Colonna di 100 homini d’arme, che aloza-vano li ; et il capitanio Zucaro esser sta leva di le terre dii Papa dove l’alozava, per esser sta licentiato. La Brexa, di reofori, di 13, hore..... Come, venendo a caxa lui Podestà, missier Scipion di Provai cavalier cittadin de li li disse esser stato a visitation di uno preoslo di Santa Mada-lena di questa città, nominato domino Scipion de Notariis, qual li ha ditto haver per uno suo vien da Milan, come il iuramento fallo è a nome di Io Archiducha. El che missier Bendo Tosabecho do-tor senator per nome di allri havia dillo a li signori eesarei, non poler farsi cussi. El che missier Galea-zo Visconte era parlilo per Pranza, qual ha dillo lo Imperador è acordà con la Pranza. Itemi, scrivendo la presente, dilto missier Scipion di Provai li ha manda la inclusa lettera, qual li scrive aversi do-menticà che il prefalo preosto li disse che, quando il Ducha fo serato mandò do amhasalori a Cesare, et par sia venuto la risposta che ’1 Ducha dagi li castelli; el qual ha risposto voler aspettar il ritorno di soi amhasalori. Da Bergamo, di rectori, come ho scritto, di 13, mandono queste lettere baule da Caprino, le quale dice in questa forma : Missier Joan Ballista mandò Biasio per saper del venir tuo o non, aziò ti possa scrivere il mio parere di la cosa cum missier Luca nostro, el a che modo te haverai a governar, lo non ho scritto altro da l’altro beri in qua cerca le cose di questi spagnoli 8, per non esserge cosa de momento, pur parendole ge potrai far intender, come questi homini qua de Caprino ogni bora ge vanno per diverse sue faconde, chi per strami, chi si lillano quà in la valle, et chi per altre mercanlie diverse, el dilli spagnoli vengono su la ripa di qua a parlar cum 4i nostri, et farge condur le robe che hanno de là de Adda in quà con qualche presentuzzo che li danno, et si volerlo anche andar di là li fanno passare. Vero è che non voleno che ’1 porlonaro passi alcuno senza loro. El hanno fallo comandamento a li pescatori che non si apropinquano a la ripa di quà sotto pena de la forca; ben gli concedono di posser andar con le soe navete pescando per il laco ovpr Adda. Iloggi è venuto uno da Bripio, qui destinato al marchexe dii Guasto eh’ è a Milano, per alcune cose che dilli 8 spagnoli volevano da la terra de Bripio; el qual dice che a Milano ha parlato con uno mercadanle, che se parlile da Lione el dì de Santo Andrea pro-ximo passalo, dove si ritrovava monsignor di Lu-Irech, el signor Theodoro Triullio el altri signori, et ivi sentite far el bando che tulli li stipendiati di qual sorte si fusseno dovesseno in termine de zorni 15 trovarse provisti de arme et cavalli, de modo che ad ogni pieoi avixo si trovasseno a ordine per cavalcar dove bisognasse. El per quanlo se intende, pur dicono de passar de qua in breve. Io ho inteso anche per un’ altra via pur a questo modo. Di qua se intende, che a Bergamo si dice che ’I marchexe dal Guasto è ammalalo, et queli da Bripio dice, che 1’ ha visto et parlatoge, che è sano. Dice anche una allra nova, che a Milano dicono che svizeri calano, et che a Niza di Provenza sono gioliti alcuni legni 32*2* de spagnoli che sono smontali, l’amen di queste cose ogni dì se ne compone, maxime in sirnil lerre come è Milano; sichè credi come li pare. Data Caprini, die 13 Decembris 1525. Sottoscritta : Alessandro l’ Olmo. Item, una altra lettera : Da poi ricevute ditte lettere di V. M. ho mandalo uno fin a Bripio, el qual ha parlalo cum uno di là che viene da Milano, el qual ge ha dilto come Io abbate di Nazara cum el signor Antonio da Leva si trovano in Milano al governo, in nome de quali si fa ogni cosa. Di la persona poi dii marchese dal Vasto, che 1’ è sialo ferito de artellaria apresso il castello, et non si vede per la terra. Quelli dii castello quasi ogni dì vengono fuora, el Luni proximo passato li agfonseno fin al Ponle Vedrò, eh’è in borgo de porta Comasina, dove tolseno 35 capi de besliame grossi, quali conduseno in castello a suo piacer. V. M. saperà che al principio che quegli 9 spagnoli gionseno a Bripio, subito disseno che le robe tulle che se atro va vano di là di Adda, che sono de sud -diti de la Illustrissima Signoria di Venezia (erano?) perse. Et intendendo questo missier Raynaldo d’Ada andete da queli sopradilli signori in Milano, li quali ge disseno che questa non era la menle loro, de modo che bora lassiano autfar le merze di quà et di là, ma le persone non così facilmente, Ulterim