161 MDXXV, OTTOBRE. 162 A dì 30. La mattina, non fo lettere da conto de Ingilterra replicade. Fono alcuni avisi hauti da 1’ orator di Mantoa, che ’1 signor li manda. Come ha per il suo nunzio è a Pavia apresso il marchese di Pescara' che soa signoria slava malissimo. Ifem, avisi hauti dal So.ardino da la corte di Cesare da Toledo in conformità di nostri, li quali saranno forse notadi qui avanti. Di sier Carlo Contarmi orator nostro, da Tubing, a dì 29, fono lettere Iteri sera, et una drizata a li Cai di X. Il surnario dirò poi. Da poi disnar, fo Conseio di X con la Zonta, per expedir la commission di sier Piero Zen va orator al Signor lurcho, et resta Bailo in loco di sier Piero Bragadin, per deliberation fatta nel Conscio di X passado con la Zonta, et lo mandano lui per esser pratico, ben voluto et maxime da Embrain bassa. Item, la commission et presenti a domino Todaro Paleologo, va come orator nostro al bassa di Bossina. Item, limilono il salario a sier Piero Zen va a Constantinopoli di ducati 140 al mexe a soldi 124 per ducato, e il bailazo sia di la Signoria, legni 12 servitori, computa Jacomo di la Vedoa segretario, con il fameio et 6 cavalli. Item, liabi titolo di Vice bailo; et al Paleologo ducali 70 se li dà per la sua andata al prefato bassà di Bossina. Item, li Cai di X messeno bandir quelli da soldi 2 forestieri per esser molti falsi. Et non fu preso. Fono electi Cai di X per Novembrio, sier Polo Nani è vice cao al presente, sier Alvixe Gradenigo et sier Lunardo Emo fo consier. Fono mandati hozi, di ordine dii Collegio, li tre auditori depuladi a caxa dii protonolario Caraxolo, dove era domino Alfonxo Sanchez l’allro orator cesareo, videiicet sier Francesco da cha’ da Pexa-ro consier, sier Domenego Trivisan cavalier, pro-curalor, savio dii Conseio et sier Jacomo Corner savio a terra ferma. Et fono insieme; li colloqui hauti scriverò di sotto, inteso la sua relalione in Pregadi. Da Milan, di l’ Orator, di 27, hore 3 di notte. Come in questa sera si era ritrovato lui Orator nostro con lo ambascialor del signor marchese di Mantoa, qual beri sera vene da Pavia et ivi andò per aprcsenlar uno cavallo al marchese dii Guasto et uno allro al reverendo domino Bernardin da la Barba nonlio pontificio, dal qual ha inteso come il signor marchese di Pescara ha hauto dii mal assai, et che li medici facevano il caso suo alquanto periculoso, pur l’era allora molto miorato 1 Diarii di M. Sanuto. — Tom. XL. et facevasi vestire et in letica si facea portare a so-lazo, pigliando qualche poco di aere. Et dice, nel tempo che lui è sialo a Pavia non I’ ha però veduto. Etiam ditto domino Bernardino li ha dillo che ’1 marchexe dii Guasto con 600 lanze e la fantaria spagnola dovea passar in Geradada. Li disse ancora, che il marchexe di Saluzo havea fatte alcune novità in li lochi del marchesato suo, e che con lui vi era etiam domino Zuan da Birago, per il che dillo marchese di Pescara vi aveva mandalo ad alozare in quel loco di Saluzo la fantaria italiana. Etiam li disse esso Marchese haver lettere de la corte cesarea di 11 di P instante, come ne era voce che il signor ducha di Barbon era arrivalo sopra uno di quelli lochi di Spagna ; tamen di ciò per via di Genoa non è aviso alcuno. Etiam ha inteso dillo domino Bernardino, che esso marchese da Pescara, signor Antonio da Leva, marchese dii Guasto et lo abate di Nazara, avanti che ’1 se partisse erano stali con il magnifico Morone, et che lui Moron da poi fece intender a li servitori soi, i quali stanno sequestrati da lui, che stiano di bono animo, perchè spera che le cose habbiano a passare bene ; ma che però i debbano star avvertili et veder ben tulio quel- lo che vien fatto per il manzare suo. Questo illustrissimo signor Ducha continua al megliorare suo. Li provedilori dii dinaro solicitano assai 1’ officio suo, et ne recupereranno qualche summa, la qual daranno a l’abate di Nazara, qual insta e solicita mollo. Di ditto, di 28, hore 20. 11 marchexe di Pescara è pur a Pavia, et si dice alquanto indisposto. 11 marchexe dii Guasto hozi doveva o dimane par-lire da Pavia con quelle «ente che fu scritlo, et venir ad alozar in Geradada, Fontanelle, Covo et Allignale. Qui in Milan, a la proposta del signor abate di Nazara, li è slà risposto che, essendo consumato il paese per lo alozare di le zenle, tiene diticilmenle poter trazer alcun dinaro da li soi, imo quasi impossibile credeno li depuladi sopra li danari poter fare alcun bon effeclo per la causa anledicla, ancora che fosse slà voce questi doi dì che da essi deputati se li dariano alcuni dinari. Il signor Antonio da Leva ozi è veuuto qui per veder de recalar alcuni dinari per mezo di questi mercadanli, per satisfare a le genie loro. La risposta 1’ bave, 1’ abate di Nazara 1’ ha mandala al signor Marchese, nè di qui si partirà fin che non babbi il voler suo sopra di zio. Item, scrive in le publice, come, ricevute lettere di la Signoria nostra, di 25, vogli vedere de parlar al signor Ducha, et cussi fece intendere a 11