463 MDXXV, DICEMBRE. 464 verso li spugnoli fuora de porta Comasina, et hanno morto cerea 12 spagnoli et feriti cerea altrettanti, tanto ohe da tutti siamo opressi. Zobia passata ijue-' sii zentilhomeni di la parochia di San Christoforo et molti de li homeni che stanno fora di porla Co-masiiia atidorono lutti de compagnia dal signor Antonio de Leva, el (juale pregorno che volesse fare qualche provisione a la ruma che li fanno ogni giorno li lanzinech. Lui li rispose, che infra 4 aut 5 giorni h provederia. In lo uscir fora di la corte dii prelato signor Antonio, uno de li soi di casa sua disse, verso gli soprascritti zentilhomeni el altri : « Voi altri sete canaglia. » Al quali li fu risposto per uno nominato el Contino, di bassa condilione, queste pa-308' role: « Servando il tuo padron lu menti falsamente per la gola. » El ivi fumo falle el ditte qualche parole fra l’una et l’altra parte. El signor Antonio sentendo tal parole, fece domandare li soprascritti zenli-Ihomeni, et cutn bone parole el promesse di far provisene a la lor mina e paciiicossi. Tamm alcuni de dilli zenlilhomini, in absenlia dii signor Antonio, co-rampopulodissenoqueste parole,videlicet. «Quando el signor Antonio aut altri che governa questi soldati che sono ne le noslre case non li fazino provisione, li faremo nui, intra venga poi zio che si vole». Unde io vedo li animi de questi che alogiano tal soldati, et ancora alcuni altri in questa città esser molto mal disposti per laute mine, come hanno habuto già anni dieci passati, et ancora par che cominciano, perché qua intendemo che questi lanzinech si debbono levar de qua et debbano andar di là di Adda. Dove vadano non sapiamo, et qua li ve-nirà el conte Brunor de Gambara cum le fanterie (aliane ; pur non 1’ ha verno per certo che il prefalo Brunor abbandoni il paese dove che l’è per venir qua. Mediolano, 9 Decembris 1525. 309 A dì 4. La mattina il Serenissimo vene in Cole-gio vestito di vesta di scarlato per la morte di uno suo .... domino Zuan Loredan qu. sier Alvise ha-via l’Arena di Padoa, havia iulrada ducali 200 et era zovene, et lo fio de una sua sua zermana, morto in questa. Di Roma, fo lettere di l’Orator nostro, di 9 et 10, et una drcsata a li Cai di X. Il sumario di le qual scriverò di sotto. Da poi disnar fo Pregadi per lezer lettere et non far altro, el li Savii si reduseno da basso in palazo dii Serenissimo, el lezendo le lettere vene lettere di le poste e di Austria, e zoè ; Di Verona, dii Proveditor generai, di 13, hore 3. Come ha aviso di Trento non esser alcuna inolion di zente più dii solito. Dii signor Cantilo Orsini ha auto lettere, ma con poche nove, perchè poi fo relcnulo il suo slafier, et preso 1’ homo suo havia a Milan, qual li avisava ogni occorrentia. Non poi intender allro perchè non lassano passar alcun Adda, che spagnoli non li zercano. Et hanno levà lutti li porli da quel di Cassati in fuora. Hem, scrive se li provedi di danari aziò possi compir di far la paga etc. Di Crema, di[ Podestà et capitanio, di 11, hore 3.............. Di sier Carlo Contarmi orator, date in 309* Augusta, a dì 6 di'questo. Come quelli spagnoli et lanzinech, quali scrisse a li dì passali per soe di 4 erano parliti per andar in Italia verso Milan, eri, subito venula la posta de Italia, questo Serenissimo li mandò uno d rie do et li ha inviali a Goricia. ltem, ha expedilo uno messo al conte di Nicolò di Salili, qual si atrova a Postoyna con alcuni boemi per lui fatti rispeclo alcune motione haveano fate villani a quelle parie, le qual però sono acquietale, el li co-mette che ’1 mandi 1000 di essi boemi tra Maran et Gradisca, ltem, scrive, eri il nontio dii Papa li mon-slroe uno capitolo di Roma di lettere che li scrive l’arziepiscopo di Capua, di . . . ., qual li advisa aver per lettere di 2 Novembrio, di Spagna, come il reverendissimo Legato era rimasto d’accordo con l’lmperalor, sicome havia voluto il Pontefice. E che si aspecla domai) don Piero di Cordes gran corier, qual dia vegnir di Spagna, et per quanto da lutti publice si dice, lui porterà contissione e licenlia di andar in Italia a 1’ Archiduea, e questo si dice da grandi e da piccoli di questa corte; pur non si-vede provision alcuna. Scrive eri zonse de qui el reverendo episcopo tridentino. Questo Serenissimo li mandò conira il conte Salamanca. Etiam lui Orator vi an-doe. Soa signoria l’ave mollo agi ato, el li usoe perfettissime parole di la observantia leniva a la Signoria nostra. Et in camino dillo Sulamanca li disse ha-ver nova grisoni liaver hauto la rocha di Chiavena, el quella rumano. Scrive scusandosi se ’1 non avisa, e che ’1 non poi intender allro eie. Fono ledi alcuni avisi, di Milan, di 8, al signor marchese di Mantoa. ltem, lettere di Spagna dii Soardin, di 19 et 21 Novembrio, da Toledo, copiosi di molti avisi, la copia di quali scriverò qui avanli. 1