491 MDXXV. DICEMBRE. 492 do cenlenara de redolini et quelli per distribuir fra le caxe di quelli non poleno trovar dillo legno. Questi redolini sono legni grossi el longi do braza di roveri. Dice, questi vengono mal voluti da li populi, et che parochie heri si reduseno per far il iuramento; ma lui tien che’1 non si farà, perchè voleno che prima i lievino le zenle, che i zurino. Dice, heri ussite di castello domino Sci-pion di la Tela per nome dii Ducha, e andò dal marchese dii Vaslo el signor Antonio da Leva a rechiederli quanto ho scrilto di sopra, e loro fo conienti andase per mar. El qual ne 1’ ussir menò con lui una Irombeta et 4 a cavallo, scompagnalo fino a la Irinzea da Zuan de Urbin, el qual poi ritornò in castello. Dice che li lanzinech si parlirano zonle siano le fanlarie italiane, et cussi li fanti spagnoli quali stanno con gran dubito in Milan. Dice di la trinzea fanno nel zardin atraverso dove altre fiate al tempo de francesi la fece far il signor Prospero Colona. Dice che Sabato, a dì... . li soldati dii castello ussiteno fuora et preseno 20 guastatori et 20 spagnoli, quali conduseno in castello et feno spianar quello era stà lavorato. Dice, l’abate di Na-zara va per la terra. Dice, li passi su Adda è stà levali, solo resta uno va in bergamasca et quel di Cassan, e il passo di Brepio overo porlo è slà levato e afondalo le burchielle, resta sohm quello di Cassan. Scrive, come essendo el dillo referente a Milan a una bolega, intese era venuto uno dn Lion, qual diceva di le noze si tralava con li oratori anglici, dii Dolfin in la fiola di quel Serenissimo Ke. E che di l’acordo l’Imperador voria la Bergogna, et il Chrislianissimo non voi ass; nlir. Et di la crida fatta a Lion, che lutti li stipendiali siano aii ordine per tulio il presente mexe. El si diceva lì a Lion, che ’I ducha di Barbon era andato verso Fonterabia. Et che monsignor di San * Polo veniva in Italia con zente d’arme el sguizari el con li foraussili dii Stailo de Milan. E che ha-veano nove di Spagna, che madama di Lanson era ancora col re Chrislianissimo; ma che non seguirla l’acordo. Dice, quesli hanno dato Ire scudi per uno a li lanzinech; et altre particularilà ut in litieris. Di Malatesta Baìon condutier nostro, date a li Urzinuovi, a dì li, drizata al Provedi-tor generai. Come, essendo venuto da Crema lì, er i, et ordinalo quanto esso Proveditor li havia co-messo el lo illustrissimo signor Capilanio zeneral, et poi tornà a Crema, ma scrive si tien troppo in reposo senza falica, et manda alcuni sumari di nove da Milan. Come, per uno arzier di Piemonte, qual è di Ca ravazo, venuto di Cremona, ha inteso quelli dii castello escono fuora e vanno fin sora Po portando vituarie dentro. El che Luni, a dì... . veneno fin a la porta di San Luca, et preseno 25 lanzinech, di quali alcuni fo amazali. Item, ha di uno altro, che quel zorno di 14, la mallina parli de Milano, come quelli dii castello erano ussiti fuora et preso da 60 guastatori et amazali qualro spagnoli, el fallo reirn-pir dove haveano cavato per far le Irinzee. Item, dice che ’I Ducha non slava mal, et chi? era slà visto uno a cavallo intrar per il zardin in castello. De li lanzinech, che a 10 el 12 vanno via a la volta de Milan, dubitando di esser morti. El che fin qui erano parliti da 1000 e più lanzinech el andati a caxa loro, perchè i slatino con gran paura. Item, scrive dillo Malatesta, che venendo ai Urzi passoe per Komanengo, dove fo da queli spagnoli alozano de lì honoralo. E il conte Alexandro Donado, era con lui, tirándose a parte per conzar un staili, uno li disse : « Che sté vu a far, vegui che laieremo quesli a pezi » E lui rispose : « La Illustrissima Signoria ha bona pace con l’imperalor, et voi manlenirla ». Item, dice che Biasio Slella contestabile nostro, lì in li Urzi li vene conira con alcuni fanti, et li disse che, venendo quelli di Sonzin deteno a l’arme, et chi se calzava un bolsegin, over stivai, e chi non saveano che farsi, et preseno uno suo slafier, al qual dimandono con quanti cavalli lui Malatesta era lì; disse con 60. Loro risposero « non dici il vero » ma inleso esser cussi la verità, lo |as-sono andar facendoli bona ciera. Di Bergamo, di rectori, di li, hore .... 328 con li infrascripti reporli, li quali però non è siati letti in Pregadi, quali dice cussi : Missier Lunardo de Albano, venuto di Pranza el questa notte passala giolito in Bergamo, referisse che al ritorno suo, essendo a Susa, se incontrò in alcuni homini d’arme che li dìmandorono se sapeva dove fusse il conte Hugo di Pepoli da Bologna, et gli fu risposto per uno compagno di esso referente che 1’ havea visto in cerli luochi ivi vicini. El disseno che cavalcavano alla Grassa et circoslan-lie di Narboria per esser più alle frontiere verso le bande de Spagna, sopra il fatto in ogni occorrenti. Et che monsignor di Barbon venisse a quella volta, come si diceva che veniva con 400 homini d’ arme a Perpignano. Poi dice che, hessendo in Linguado-cha al principio dii mexe di Novena brio, el vide passar per lì molli lanzchinech a pezi a pezi el continuati fin a la fin di Novembrio, quali venivano di