467 MDXXV, DICEMBRE. 468 non aveva potuto haver salvocondutto da madama la Regente,et qua si è fatto installila che l’imperatore li scrivesse aziò gli lo facesse; ma non ha scritto, et è contentato che si procura che ’I Christianissimo scriva lui, et così ha scritto a sua maire. Non so che effetto farà lai scriver. Ex litteris eiusdem, datis in Toleto, 21 Novenibris. Mi occorre hora notificare a Vostra Excellen-lia, come per la posta venula ultimamente de Italia dal Pescara, et per quello me ha dillo Beore, accadendome parlare seco, si era inleso il Morone haver confessalo de gran cose et pratiche contra l’Imperatore, et il duca de Milano haverle intese e consentitele, di modo che iudicase molto Irava-glio dover esser in quello Stalo de Milano. E1 Legalo per parie dii Papa havendo hauto uno coriero * expedito a posta da poi intesa la presa et del Morone et del Stato fatta per il Pescara a nome de l’imperatore, ha parlalo a l’imperatore, racoman-dando il duca de Milano et dimostrando quanto polriano esserli scandalosi questi andamenti in Italia, et maxime vedendosi pigliar il Slato in nome suo. Et per quanto a me ha detto et 1’ uno et l’altro, zoè il Legato et Noncio che era in compagnia a parlare, che hanno ritrovato lo Imperatore di buona volontà verso il Duca, et lontano in lutto dal pensare di volerli lore il Sialo, dicendoli che il Morone era persona molto inquieta et faceva de li errori per esser troppo savio, et così era caduto hora in errore per tal causa. Quanto fusse al caso dii Duca, che lui li teneva niuna mala voluntade, atteso che ’1 cognosceva che se lui Duca haveva consentito ad alcuna cosa, era slato nel tempo che sta-seva così male et quasi doveva esser fuora di sé, et dato ancora che l’havesse fahto scientemente, lo voleva nel Stato di Milano. Et quello che era stà fallo di pigliare il Sialo, era slato per assicurarse di le cose che haveriano potuto occorrere per le pratiche ordinale avanti. Et assai a la aperta dimostrava dolersi di venetiani, quali havessero falò alcuna mossa di genie in bressana et contorni. Questo è quanto circa ciò per hora occorre. Vero è che, havendo lo ambassator de Milano procurato due cose, zoé che Sua Maestà per servitio volesse scrivere, che non trattassero mal il Morone di tormento, atteso che era infermo di gotta et facilmente potrebbe morire, et morendo ne potrebbe Sua Maestà patir qualche danno per non poter in- lender delle cose che forsi chi lo ha preso non curaria che dicesse. Et così è slato serillo che gli hahhino rispello. Per quello che me ha detto però esso ambassalore, l’altra cosa che ha ricercata è siala, che havendolì detto lutti questi consiglieri, ovver quasi lulli, maxime il Viceré, Canzeliero et Nan-sao despiacerli a tulli che ’1 Pescara sia entrato tanto avanti di pigliare il Stalo, et non esser stala nè commissione nè volontà de l’Imperatore, et a lor molto dispiacerli per non conoscer il tempo atto di aver suscitalo lanla suspicione in Italia, essendotene siala pur troppo da alcuni giorni in qua; et havia dillo ambascialor richiesto che da poi che diceano non esser nè commissione nè volere de l’Imperatore, che li facessino far alcuna provisione. Però non se n’è fatta alcuna sin hora, et per quello me ha ditto lo soprascrillo ainbasialor fra li altri, il Viceré desiderarebbe che iu Italia o ve-niliani o il Papa facesseno qualche cosa in demo-slratione che li dispiacesse tal novità. Il Pescara insta con grandissima inslanlia che gli sia prove- 312 dulo di dinari, et con gran inslanlia anche qua cercano di volerli provedere; ma per fin hora per quello me hanno dillo li mercadanti stali richiesti per farli pagare cento milia ducati non si è ritrovalo modo de assicurare ditli mercadanli : pur si troverà volendo, non obstante la difficoltà, per esser così forza di proveder. Le cose fra 1’ Imperador et Anglia, anchor che qua se dissimula, però sono in molto mala satisfattene di l’uria parte e di l’allra. Et per quello ho inteso da li ambassatori anglesi, olirà la residuitene che dimandano de li dinari dati a l’Imperatore a conto de la dote per il parentado, che doveano fare insieme, sopra queli non vi è diferenlia, perchè 1’ Imperador li vote rendere, vero è che solo voria termine et lor li vo-riano di presente, pur sopra questo li piglieranno asetlo; ma Anglilerra ha dimandà a l’Imperator le pensioni che ha perduto da Francia nel tempo che per sua causa è sialo nemico di Francia. Et Io Imperatore dice, che lui era obligato dargile in caso che francesi non le pagassero. Hor che lui si è concertato con Francia, et che ’1 sa Francia pagarli una grossa sumina de dinari solo per le pensioni passate, resta liberato lui Imperator da la promessa che ’1 teneva sopra ciò fatta. Et Anglilerra nega et dice haverli dato Francia tal summa de dinari per altro conio, et non per quello, et così slatino in questa dispula, qual poiria alle volle partorire qualche cosa non bene. Abenchè io so 1’Imperador haver ditto a persona che poi me lo ha detto,