181 MDXXV, NOVEMBRE. 182 Che lo preosto Stampa li ha dillo oggi, che è fatto lo aponlamento tra l’Imperatore e Franza, e la Maestà del Re esser in libertà lassando la Borgogna a l’Imperator e lenir per sè il Stato barbonese ma con obligo di venir alle proprie spese in Italia a pigliare il Stato di Milano per darlo al ducha di Barbone ; il che non crede. # 11G1) Copia di una lettera di Palermo, di sier Pe-legrin Venier qu. sier Domenego, data a dì 7 Octubrio 1525, ricevuta a dì 2 No-vembrio. Serenissime et excellentissime Princeps et Domine, Domine semper colendissime. In Messina, per quanto m’ ha scritto alguni nostri venitiani et bresani negotiano in ditta città, par, li eredi di Perolo Dalla, come procuratori e compagni del qu. Maltio di Cardona habbino fatto impedir et retenir beni de molli nostri veneti et delle terre et luogi della Serenità Vostra, per certa aserta ripresala dicono bavere già molti anni contra la nation nostra, et che li provedesse di alcun rimedio, altramente dimandavano et haveano cui li dava grandissimi favori, et seriano coacti a pagar da ducati 8000 dicono dover ha ver. Subito haute queste lettere, comparsi da questo illustrissimo signor Viceré narrandoli tal aggravio qual i prenominati fevano a la nation nostra, con molte conveniente raxon. Sua Signoria si excusò non ne saper nulla, et mi rimise al iudice della Gran Corle nepole del magnifico Lodovico de Mollalto da Napoli, et post multa ob-lini che non fusse exequite nè adempite ditte repre-saie, non tantum in Messina, ma per tulio el regno, et fusse ritornato a ziascuno quanto li fosse slà tollo over impedito, el senza suo cormndamenlo non pos-sino, nè debino procieder in ali quo a lento le causa in la ditta provisione apar, de la qual qui inserta ne mando la copia a Vostra Sublimità, afin quella ad unguem intendi il lutto di questo negocio. Et certo, da questo illustrissimo signor Viceré se è oblenulo in ogni occorentia per la nation nostra ad vota quanto se li ha rechieslo et scriverli; sopra la ri-comandalion di tal ripresaia, io non penso, Serenissimo Principe, salvo possi grandemente iovar, olirà ogni altra provision a Vostra Excellenlia parerli de lar, el al clarissimo nostro Oralor in corle dare aviso per le prime. (1) La carta 115* è bianca. Fornenti a li caricatori de mezo zorno tari 9 venditori ne sono assai, et assai, di modo non sano dove melerli. In Catania et a la Bruca tari 11 et meno quella misura, et a tari 1G caricali et spazati a termine, lari 14 >l2 la bona sorte cum oppinion de molli habbino a valer meno per non esser niuna dimanda, salvo per Zenoa et sua Riviera, et navilii per levar salme 30 milia son venuti che li hanno tanto più fatto calar et non si trova navilii per noli-zar. Di Barbaria più dii ditto a Vostra Sublimità per l’ultima mia non è altro innovalo. Le fuste da 40, capitanio Barbarosa verso Bona e Buzia passò, nè da poi altro se intese. Due fuste li zorni passati preseno 40 homini qui in terra a la Figaraza, e fa danni al securo, Iddio provedi! el qual suplico esalti et prosperi Vostra Sublimità ad vota, in la cui gra-lia per sempre mi ricomando. Carolus etc. Vicercx Siciliae eie. spretatili 116* straticò, magnificis iudicibus et aliis of-ficialibus nostrae civitatis Messanae el regni maioribus et minoribus quomodocum-que titulo et dignitate fungentibus, prcesen-tibuset futuris, ad quos seu quem spetabitur et praesentes quomodolìbet praesentari con-tigerit, consiliariis Begis ac fidelibus dile-ctis salutem. Da parte di lo magnifico Consule di venitiani comorunle in questa felice citale, divoli regni dilecti, siamo stali informati che li eredi di lo qu. Pirota Dalla aserto cessionario seu procuratorio nomine di lo qu. Malteo di Cardona, sive alio nomine, pretendendo avere certa ripresaia contra beni di la nation venitiana, alias ut pretenditur concessa, intendino sequestravi, impediri et mole- i stari le persone, vassalli et beni de dilli venitiani el subdili di la Signoria di quelli, seu ditli venitiani subdili et loro persone, vassalli et beni hanno molestato et molestano, non adverlendo che tali ripresale foro et sun stalo suspese et de ipssa pendenti lite indecisa, el per esser bona pace infra li prefati Cesarea et Cattolica Maestà ex una et la illustrissima Signoria de Venetia parte ex altera, non si ponno ne devono exigiri tali reprisaie, tanto pini lite non decisa. Pertanto,' ad suplicalione a nui fatta sopra zò coniusta (sic) havemo provisto, et per la presente vi dicemo et comandemo espresse per la conservatone de la dilla paci et confederatone che non dezali pacto aliquo molestari ne permettere sieno molestati, impediti, nè sequestrate le persuni, vaxalii, beni