469 MDXXV, DICEMBRE. 470 che ’1 non crede habbia da nassere cosa fra essi mala, pur ne dimostra da poi poca salisfactione. Et altre tanto ne dimostrano li ambasatori anglesi nel lor parlar. Vostra Signoria intenderà esser tornati qua da Madril l’arcivescovo de Ambrum prescidente de Paris, et Babon lesaurerio con novi partili per il concerto, et quello che fin bora se intende è che lo Imperator ha ditto al Legalo, cosi in genere, che el tiene bona opinione che se acorderano le cose, et il Cancelliero ha ditto al niedemo che lui non 10 crede, et adduce la causa dicendo questi tali aver portato commissione di pagare dinari offeriscono ' tre milioni de ducati, et dice che ’1 crede l’Impe-rator li pigliarebbe, ma che francesi li vogliono poi dare con certe conditione che li pare non gli piglierà P Imperatore, et fra le altre cose che vi sono fra esse conditone voriano francesi dare essi dinari in summa tanto poca per volta che lo Imperalor non se ne potesse servire in far cosa grande, et ancora che francesi dicano non farlo per tal causa, ma ¡scusandosi sopra la povertà, pur si cognosce qua non essere per altra ciusa. El fin bora le cose stanno qua pur più in dubio che mai di conclusione, abenchè si crede che questi habbino 312* qualche altra cosa più inaliti per la liberatione del loro Ite, ma vogliano star più che possano sopra 11 loro avantaggio, et non li gioverà, perché da bon loco ho inteso che P lnrperator é stalo avisato da Lione in gran secreto che stia fermo, che hanno deliberato in Francia darli quanto vole per la liberatione del loro Re. Poiria essere ancora che fusse l’aviso falso ; li è dato però fede qua, et così stasse saldo l’imperatore in voler Borgogna. Però, come ho dillo per parole del Cancelliero, quando francesi volessero dare la suprascritta summa in poste honorevole et termini convenienti, credese P Imperatore si moverebbe ili proposito, et lasserebbe la Bergogna per li tre milioni d’oro; di che molto più se ne prevalerebbe. Circa al partir de qua per andare a far le noze et acompagnarsi a Menda, come scrissi a li dì passali esser concluso, dissi però non si mutando. Vostra Excellentia intenderà, che non vi è determinato termine dii partir de qua, ancor che fusse terminato a li 25 di questo di partir di qua, et questo per esser dapoi venuti li prefati ambassatori. Pur tenese che non sequendo acordo, che partirà Sua Maestà al fine di questo o principio di l’altro. Ex litteris Uomini Jacobi de Cappo, datis 313 Mcdiolani, 8 Decembris 1525. Voslra Excellentia vederà in le presente molti et diversi a visi, che così polrcbono esser falsi come veri, però mi è parso a principio con el protesto salvarmi, perchè qua son diverse sorte di genie et de diverse sorti de desiderio accese. Prima el signor don Antonio da Leva heri me disse che hanno letlere de mercadanli di Spagna, di 20 dii passato, come si era per far lo apontamenlo tra il re Catolico et il Christianissimo, quale contentava restituir parte di la Bergogna, per il che pareva, che il re Catolico havesse differito Pandala sua in Sivilia, et di questo Voslra Excellenlia ha il modo di chiarirsene per le lettere di missier Scardino, di 21 dii passato, per quanto ho ritrovato nella coperta a me directiva. Ancor me disse esser venuto 1500 fanti spagnoli suso le galee ritornale ohe comlusseron in là la Maeslà dii Re, et dopoi il signor duca di Borbone, de li quali se intende per la via di Genova non esser vero. Mi disse ancor et me lo iurò, che hanno 9000 fanti spagnoli in questo exercito, che mai in Italia non ne fumo tanti. Di questo dice il vero, ma non di quello che al presente vi sia il prefato numero, per quanto chiaramente se intende. Mi disse ancora, che il Serenissimo Principe havea mandalo in Trento 6 milia fanti et 2000 cavalli pagati per tre mesi per mandarli in qua, intendendo essergene bisogno. È da poi venuto uno dii prefalo principe Ferdinando nominato Meneses, qual gionse heri sera, et dicono che aferma il tutto de li prefali fanti et cavalli. Qual Meneses si dice che non è venuto peraltro che per visitar il signor marchese di Pescara, che havea inteso Sua Excellenlia esser gravemente arna-lalo, ma non morto. Agiongono ancor questi signori haver inteso da missier Galeazzo Visconte novamente per lettere, che esso ha aute di Francia da uno suo agente lì, che lo apontamenlo è fallo tra la Cesarea Maeslà et il re di Francia, che contentava de restituirgli la Bergogna tutta, et lo Imperatore non la vole et ge la lassa. Et è vero che esso missier Galeazo ha auto lettere da uno suo de Francia et va lui in Franza con bona licenlia de questi signori imperiali, et dice volersi partire domane, et si racomanda a Voslra Excellentia. Dicono 313* ancor voler far venir li fanti italiani in questa terra, quali si crede che non li venirano perchè deno haver 10 page, pur là dove sono li intertengono con