367 MDXXV, NOVEMBRE. 368 vp, hozi i! Cardinal di Lorena li ha dillo voi andar in Spugna u visitar il Re e tenerli compagnia, e che madama di Lanson tornava in Pranza, e che il Re restava con 25 persone, e il resto liceutiava. Scrive il Sorman da Berna, che sguizari è di bon animo in aiutar il ducha Slaximian a intrar nel ducalo de Mi-lan. Scrive che Livio Grotto, che fo qui a Venetia e a Roma, ha dà speranza a questi signori eie. Scrive che ’1 signor Todaro Triuizi e Ruberie!, havendo hauto lettere di Veniexia lete pian, disseno forte fanno mal quelli scrive tal coso* unde si dubita non voglino dir per lui eie. Perhò non se li scriva e si diga a missier Evangelista, lamentandosi de lui. Dii' ditto, pur di 8. Come ha inteso non sarà l\acordo con l’Imperador, pur il Re li voi dar la Borgogna e promette pagar la mila de l’exercilo; ma non seguirà. Questi veleno atender a la liga de Italia; e altre parole, e dubita lui non sia lollo su-spello e voria parlirse. Scrive, il signor Marco Antonio da Ciliari forauscito è lì, ha 101) cavalli lizi^ri» havia in Italia col Re fanti, havia intrada ducati 8 mila sul Slado de Milan, li ha dillo voria venir a stipendio di la Signoria. Etiani il colile Lodovico di Belzoioso, el Hironimo di Caslion lui li do milanesi richi, et il Zoioso fo capila ilio di le fanterie col Re ili Italia, voriftiio venir a soldo di la Signoria nostra. Scrive era ritornalo lì il conte Hugo di Pepoli sialo • dal ducha di Ferrara, con scusarsi non li poter dar il passo, unde ditto Ducha torna indriedo a Ferrara el è partito per Turili. Scrive, il Papa scrisse a Madama prima lo lasasse andar, poi mandò un’ultra posta, si lieti habbi revocàe scritto non lo lassi passar. El qual Ducha ha mandalo a dir a Madama la rezente non voi far alcuna cosa conlra il suo voler e torneria a Ferrara. Scrive, Livio Grotto vene a Veniexia senza saputo di Madama eli’ à hauto per mal, el nomina monsignor di San Polo haver dillo alcune parole a quel di la Gisa. Scrive, Brion non è parlidocon li presenti per Spagna. La barca è in oriline, partirà iti zorno in zoruo. Si aspetta zon-Zino do oratori dii re d’Anglilerra. Scrive è lettere di 25 de qui, di monsignor di Baius, di la risposta fatta a quanto portò Robodaies, e come è sta rimessa la cosa al Papa. Scrive alcune parole (titoli per Ruberie!; ma mal si poi intender de li, perchè pochi manizano le cose secrete. Scrive de lì è nova li cesarei hanno aeralo il ducha di Milan in castelo. Scrive, monsignor di Vale, qual era Con madama di Lanson, tornando in Franza verso Narbona è slà ritenuto non obslanle le Irieve, e morlo 4 di soi ; si ha doluto di questo etc. Dii ditto, di 9. Scrive in conformità quanto ho scritto di sopra, el che il Pixani non li scriva più, perchè quelli signori sono mollo sospettosi; ma lui scrive la verità, el si parli a missier Van-zehsta digandoli che sempre lui scrive a un muo-do eie. Item, scrive del principe di Orangie, qual insta la soa liberatoli a l’incontro dii re di Navarci eie. A dì 28 Novembrio 1525. 248 In Pregadi. Da Corfù, fo ledo lettere di sier Zustinian Morexini baylo et consieri, di 26 Octubrio. Come era zonlo lì sier Alexandro Bondimier et sier Vicenzo Juslinian sopracomito, quali hanno condulto una fusla di turchi corsari presa per esso Bondimier, di quali 50 homini conduse, eh’è slà posti in prexon. Et il capilanio di la ditta è valen-zano corsaro, el il patron nominalo ut in Ulte-rii, qual ha fallo gran danno, et havendo esso soracomilo Bondimier .... turchi su la soa ga-lia combattendo li messe da basso, et poi presa, trovò su ditta fusta alcuni turchi et cristiani presoni, quali li ha liberali. Et I’ altra fusta il sora-cornilo Juslinian, la seguite; ma non la potè haver. Scrive esso rézimenlo, di questi 50 homeni di la fusla aspeclano ordine dii Proveditor di l’armada, il qual zonto tieneno farà becheria di loro; et laudano mollo esso sopracomito Bondimier. Pii Zante, dì sier Nicolò Trun proveditor, di 6 Novembrio. Come, essendo nel borgo in do caxe morii da peste, avisa, per la gratia de Dio, è zorni 15 non è più morlo alcuno de lì di ditto male. Da Bergamo, di rectori, di 26 hore ... Come 2491) hanno haulo avisi di Milan per il ritorno dii cavalaro, stato a compagnar quel zentilhomo di Pescara accompagnò lì a Bergamo 1’orai or nostro. Dice che le cose stanno ut supra, et che quelli dii Caslelo escono a la scaramuza, et inchiodano le arlelarie ma non le poleno condur dentro, el erano slà api-cali da 10 in 12 in caslelo, e si diceva era nel numero Maximian Stampa che voleva dar il caslelo a li cesarei. Et che ’1 signor marchexe di Pescara si diceva slava mal, el altre particularità ut in litteris. Et Scriveno dii levar di parte di le zente cesaree erano in Geradada. Scriveno zerca (ì) La carta 248 * è bianca.