007 MDX. NOVEMBRE. 608 per juslification di nostri, ancora che la cossa sia noloria, che da’ nostri non ha manchato, ma da’ ministri del pontifice. Et dinota, che ’1 capitanio Bias-sa, el questi zentilhomeni zenovesi, maxime domino Nicoloso et domino Andrea Doria, andavano corno la bissa a T incanto a questa impresa, et li hanno facto molte ardue richieste, con presuposito che lui gè le-denegasse, et che poleseno descargarse sopra di lui, el lhoro justifìcarsse con el pontifice; sempre li ha dato bona risposta, presuponcndo che ’1 tempo lo ajutasse. Et par, quella sera de’ 24, che erano per levarse con l’armata de Capo de Monte, havendo el Morexini domandato al Biassa, se devevano andar arboradi o disarboradi, esso Biassa con quelli Doria rispose, che ancor non haveano deliberato de andar; et da poi dal signor Otavian fonno confirmali. Ma, quando poi s’ alrovorno in facto per entrar nel porto, exequirno quello haveano in animo a principio, de non entrar im porto ; il che con molli segni ha sempre compreso, tamen mai ha voluto inanellarli, et tulto quello ha conosuto esser honor e intentisi! di la Signoria nostra. Da poi, levatosi de lì, tolse la volta de mar, perchè la sera precedente haveano veduta T armata inimicha, ussita fora de Porto Venere, numero de velie 30, a l’usato, ma da’ nostri lontana ;' et a l’alba la veleno in dromo del reduclo, dove fonno a dì 24; la qual poi tolse l’altra volta per ritornar a Porto Venere. Et cussi, navegando tuta notte, el zorno scquente, fo a dì 20, hessendo sopra Porto Venere, questi zentilhomeni li feceno uno altro assalto, rechiedendoli che andasseno a Porlo Venere, per aver' noticia d’uno l'radello del signor Otavian, che inteseno esser mosso con certo numero di fanti et cavalli, ancora che de questo non haveano certeza, per l’impresa de Zenova, et crede siano zanze ; et che a presso volevano tuor Porto Venere. Lui, vedendo che l’armata inimica era tanto a presso Porto Venere quanto la nostra, li denegoe liberamente. Et hessendo in questo contrasto, li afazò levante et syrocho fresco ; unde, visto l’armata predilla non poter venir a Porto Venere, si redu-xe a presso Cao Roo, in levata, et poi la nocte si li-roe a presso le Spetie. El zorno sequente, fo a dì 27, delibeforno meter le fantarie in terra et dar la ba-taglia a Porto Venere, rechiedendolo iti elesse le galie a bresajarle. Li disse che li parea mal hordine, et che non obleneriano cossa alcuna, non havendo nppariado scalle, nè altra cossa neccessari a tal impresa ; tamen, per non mancharli in cossa alcuna, si levoe de lì, et si reduxe, con le galie, a bonbardar la terra. El, scargati li fanti, li tirono infiniti colpi de artelarie, con ruina de molte case lhoro, senza tamen bollitura ordinaria, che invero tutte le galie, et maxime le bastarde, se hano porta benissimo. Et 298 lhoro de la terra, con alcuni pezi de artellaria li re-spondevano; tamen non hanno facto altro a li nostri, salvo morto homeni 3 sopra la galia Garzona et 4 feridi. Adeo che, visto dicti zentilhomeni che 0 potevano far, li mandorno a far nova rechiesta, tutto a fin de discargarse; dicendo che mandassQ 3 galie, simul con quella del Biassa, sotto la terra, a tuor certo galion che bulava alcune boche de fuogo, che, preso esso gàlion, lhoro volevano per quella via, con le fantarie, entrar et tuor la terra. E lui, conoscendo i lhoro traili, li mandoe a risponder, che mandasse-no avanti la galia Biassa, che lui, con la sua galia e altre 3, se ne veniva subito drieto. Et facto salpar et aviar le nostre, havendo ancor esso provedador salpado el drizalosi a quella volta, li mandono a dir che vedevano la cossa imposibile, et che volevano levarse de l’impresa, dicendo, se mandasseno li co-pani a levar li fanti ; et cossi fo exequido. Scrìve aver patido assa’ fatiche di corpo et di spirito. E facto questo, la sera, a hore 3 di note, si levoe; et ozi, a hore 4 de zorno, è venuto fi a la Minora, dove li hanno facto una nova rechiesta, che, se intenderà -no dicto fradello del signor Octaviano atrovarse in queste cìrconslantie, voleno che ’1 ritorni a butar questi fanti a Sarzana, circha miglia do lontan da Porto Venere, et hanno mandalo ad haver questa noticia. Lui provedador scrive, farà quanto Dio li inspirerà e sia di honor di la Signoria nostra. Item, scrive zercha la miseria di quelle zurme, maxime candiote, e dii suo disarmar, in forma eficacissima. Poi scrive, da poi la rechiesta facta di butar li fanti a Sarzana, li richieseno li buti a Viarezo, miglia 25 lontan de Ligorne ; li ha promesso darli 3 galie a presso quella del Biassa. Inteso questo, li hanno facto uno altro quesito, che lui li acompagni con 1’ armata fino a Zenoa, andando lhoro per terra ; e lui provedador, chiamato li pedola davanti il comissario pontifizio, et dimandato quello li par, hanno risposto tulli unanimìter non esser tempo di andar travagliando, ma de salvarsi ne li porti ; e cossi tandem hanno deliberato. Et' cussi quella nocte, Domino concedente, si leverano per andar a Piombino ; da poi se delibererà quello si babbi a far. Item scrive, zonlo a la Minora, fu richiesto di mandar galie a Ligorne per intender di novo; e, havendo lui inteso era stà diposto el comissario de Ligorne, perchè l’altra volta li dete recapito, li rispose che, per lai causa non li parca mandar, e che sariano mal tracia-