427 MDX1I, GIUGNO, 428 fìngunt at scilicet nostrum incicptum prolrahendo infringant et aliquid interim more suo in comunem nostrum pernitiem moliri queant ; ideoque bellum quod modis omnibus petierunt habeant. Non quod si pax equa esset et dolis careret ab ea essemus alieni, accedentibus precipue Vestre Maiestatis pa-ternis exorlationibus quibus quantum res ipse ferent morem semper in omnibus gerere enitemur; sed primum, quod ad nos attinet, et si pacem cum eis lacere vellemus, nobis integrum jam non est, ila cnim sumus confajderalis nostris astricti ut sine corum con-silio nihil in hnc re agere possimus. Pretcrea, sub ista pace multas fraudes bellaque latere arbitramur. Quare, tantum abest ut in earn discendere cogitemus, quod Vestram Sacratissimam Maiestatem et itaque etiam rogamus quod ipsa que christianorum princi-pum caput et precipuus Sanctse Romance Ecclesia; protectorexistit, hanc eiusdem Ecclesia; pientissimam causam suscipere ct hoc sanctissimum foedus nobiscum inire ipsique Sanctissimo Domino Nostro ac Sancta; Romana; Ecclesia; et sibi ohm non paucas facfas ab eisdem hostibus insigncs injurias ulcisci et gladio prosequi vellit, quo illustrissimo suo nepoti fratri nostro carissimo posterisque suis securilatem, sibi vero ingentem glorium et immortalia premia comparabit; que felicissime et diutissime valeat. 207 Di campo apresso Pavia, vidi una letera di Dominico Nicolao de Riate, data a dì 23 sugno 1512 in Saneto Salvatore, drisata a domino Francesco de Fianocanselierdilcapitanio di le fantarie, sta qui a Venecia. Avisa li sguizari hanno messa la taia in Pavia de cinquantamilia ducali, li quali hanno da pagarli por tutto ozi, altramente la voghilo sachizare, benché lui non lo crede, aleso ne hanno pagato fin bora ducali 30 milia, e dicono de dar il resto. Questa matina sono partile a la volla de Alexandria cinque bandiere de’ sguizari, et la compagnia nostra a piedi parie de qua col ponte per butarlo in Po lunedì proximo. Altro non zè di novo, se non che li nostri cavalli ligieri dicono li francesi esser comenzati a passar li monti, et che Alexandria, infin dove sono siati li nostri cavalli, non li ha voluti aceplar. Lo signor capilanio sabato proximo tornando da la Ceriosa, su le22 hore, li vene un pocho di febre, e ne dan la causa a la cxtrema falica ha de continuo sufferta. La febre è terzana dopia, non però molto grave ; e ozi, eh’ é il quarto, n’è sta assai liziero. È opinione de’medici che sera guarito : che Dio el faza ! Di Roma, vidi leterc di frate Angelo Lucido, di 20. Come el Papa tornò eri sera, è stato a la Ma-gliana et Hostia. Se dize Zenoa esser in ale; alcuni Fregosi sono andati; el gubernalore, ch’era per francesi, è partito ; el resto de’ francesi se sono re-duti a le forteze, e si dice loro hanno falò alcuni oficiali al governo di la terra di essi zenoesi. Si dize francesi esser reduti a tal termine eh’è necessario o che fazano fatto d’arme, o che perdano l’ar-tellarie. El cardinale de Medici torna in Bologna legato ; el Cardinal di Mantoa torna ne la Marcha. In fra tre zorni si aspeta qui a Roma el ducha di Ferrara. Si dice el Papa aver mandalo uno breve a’ spagnoli, che restino per bora, e questo azò non se consumano li paesi, bora eh’è tempo di racogliere. Il Papa ha fato uno monitorio al re di Franz» per ultimo perentorio, che debba lassare la fameglia dii Cardinal Medici ; ha voluntà il Papa di excomuni-cario. Se dize che se farano cardinali e presto; ne sono molti nominati, ma uno veniliano, se dize, cerio ; non se intende chi. A questi zorni passati el Papa havea concesso assa’ cosse a’ romani ; bora ch’à repigliato fiato, li priva a pocho a pocho de tutto. El Papa se mostra esser lutto de San Marcilo, e dize eh’ el voi la Signoria babbi tulio quello era suo ili Lombardia. Zuan Colla è arivaio qui in Roma bora ; presto si vederi zerclia la pace con l’Imperatore. È soprazonle nove di campo, li francesi sono in Pavia e li nostri intorno ; il clic inteso, subito il Papa 207 ' ha mandato uno breve a li spagnoli che vengano olirà, e dicese eli’ el volo che li spagnoli e il duca de Urbino se uniscila con le nostre zente e con sguizari, e che se seguitano francesi lino a tanto che vadi-no fuora de Italia. Dii dito, a dì 21, hore 23. Questa matina è stalo concistorio; é stala Iota una letera dii re de Anglia responsiva a l’Imperador, qual exorla esso Re a dover far pace con il re di Francia; la copia é qui avanti posla, però non scrivo il summario, e il Papa ha comandato questa letera sia stampata. Item, è sta dito che francesi é andati fuora di Pavia e clic hanno lassate le artellarie eie. Scrive, si stampa quello é sta principiato nel Concilio lì a Roma, e lo manderà. Noto. Ozi gionse in questa terra sier llironimo Avogaro qu. sier Bortolo zentilhomo nostro ct cita-din brexano, habitava qui, el qual recuperala Brexa, andò lì con sier Antonio Justinian doctor proveda-dor ct da’ guasconi fu proso ; et si credeva fusse stà amazato, ma fo venduto a la comunità de Brexelle per scudi . . . Ilor al presente è fuzito via ; sichò è libero. È venuto etiam uno suo fratello frale, refe-