577 MDXII, ACOSTO. 578 fo il primo intrò in Bergamo quando si ave ; è in la rocha caslelan sierCabriel Barbo qu. sier Pantalon. Poi scrive esser zonti 200 cavali di stralioti su quel territorio alozati per quelle ville; sichè il tutto è securo. Di Mantoa non fo letere, che si aspetava con desiderio. Noto. La terra, che stava bene, in questi do zorni è pezorata : l’altro dì 9 et ozi 7, ch’ù mal refrescando il tempo. Li formenti crescteno alquanto: di gran grosso lire 4, soldi 16 ; di Bavena lire 5, soldi 12. Da poi disnar, fo Pregadi et non fo se non tre consieri ; manchò sier Marcilo da Molin, sier Bironi-ino Tiepolo et sier Zorzi Emo. Non si potè balotar parte alcuna ; et leto le letere, fo per Colegio leto una lelera si dovea balotar per mandar a Boma, advisar di quello ha dito il Cardinal sguizaro al Garoldo. Item, dii viceré a l’orator nostro Landò, et altre particularità, ut in eis. E fo inandata per Colegio. Item, fo leto una letera si scrive in campo a li pro-vedadori, cargandoli alquanto, che doveriano relezer le letere scrite che loro hanno laudato assa’ el capi-tanio di le fantarie et non si lassi partir, et bora scrivono questo argomento li è sta fato è sta confu-sion, et voglino dir al signor governator senio per farli gran demostration a lui e a li altri capi si por-terano bene in questa impresa, solicitandoli a far il tutto si habbi Brexa et presto etc. Et compito di lezer le letere et scrito a Boma et in campo, andò in renga sier Piero Pasqualigo dotor e cavalier vestito di scartato, venuto orator di Ilon-garia, e comenzò a far la sua relatione con optima lengua et schieta, adeo fo laudato ; ma non disse il terzo di quello havia a dir. Et senza darli il lodo li fo dito l’bora è tarda venisse zoso, et compiria una allra volta. A dì 17 avosto, la matina, in Colegio fo letere di campo, di provedadori generali, date a San Zen a dì 15, hore 2 di note. Come erano venule fuori di Brexa alcune monache, qual è sta trovate per li nostri cavali lizieri, nè li hanno fato mal alcuno; dicono il zorno sequente francesi in ordinanza e con bona scorta doveano ussir per venir a vende-mar l’uva e portarla in la terra per far mosto, che ne hanno disasio ; de che essi provedadori scrivono farano star le zente in hordene per obviarli eie. Item, come era ussito di Brexa uno francese, qual ha iolto moier lì in Brexa e voi restar in Italia, et li hanno dito molte cosse, come in la soa relatione apar, e di la condition di la terra e il modo a otenirla, si-come per le publice avisano la Signoria nostra etc. Di Olmo, fo letere di sier Francesco Capello el cavalier, orator nostro, va in Ingaltera, di 2 avosto ; la copia di le qual sarano qui avanli scripte, et però non scriverò qui il suinario. È da saper, in questi zorni ritornò di Friul sier Francesco Donado el cavalier, provedador sora il tlisco, fo mandato per scuoder le intrade e far la de-scrition di beni dii qu. Antonio Savorgnan rebello nostro, et referì in Colegio quello avia fato. Da poi disnar, fo Colegio di savii ad consulen-dum. A dì 18, da matina. fo letere di Mantoa, di 295* sier Piero Landò orator nostro, di 17. Come il conte di Chariati era partito e sarà questa sera a Ve-necia, qual à fato bon oficio. Scrive di la dieta fata lì tra il Curzense et esso vizerò con oratori Chariati et don Petro d’Urea, et quello è sta concluso el parlato, ut in litteris. Il marchese non è sta ma à saputo il tuto, e il viceré partiva per Modena, con altre parli-cularità, ut in litteris. Da poi disnar, fo Consejo di X con la zonta. Di Constantinopoli, vene letere di sier Lu-nardo Justinian baylo, V ultime di 12 luio; il sumario di le qual scriverò più avanti. E se intese, la morte dii Signor turclio, qual morì a dì 3 luio in camino, qual havea fato testamento e non voleva esser sepulto nò in Constantinopoli nè in moschea alcuna per non esser morto Signor; e che il Signor presente non havia voluto, et lo havia fato portar in la terra e fato sepelir in una degna moschea honorifice. Havia lassa il suo casandar di danari ai lìoli, ducati 60 milia a l’anno, con questo che li deva la maledition si tra loro fevano guerra; et che questo Signor presente Selim havia manda a dir a A-meth sultan di I’ Amasia che s’il volea cessar di far la guerra li daria li ducati 60 milia, aliter non ; el qual Amclh havia manda a Bursa per tuor i danari di quella intrada, e quelli di Bursa non ge li havia voluti dar, perchè non erano il suo exercito potente. El qual Ameth feva exercito; e si dice, hessendosi pa-rentà con el Sopliì, farà lioste e verà contra questo Signor, o zà era dita hoste preparada. Sumario de una letera di sier Francesco Cape- 296 lo el cavalier, va orator in Ingaltera, data a Olmo a dì 24 luio 1512, drisata a’ soi foli, ricecuta a dì 17 avosto. Come da Chempt fo l’ultime sue mandale per la via di Augusta, et il zorno sequenle si partì et zonse a Menin, dove da quel borgomaistro e conse-