409 MDXII, GIUGNO. 410 è stato in la terra, ha visto le artegliarie et munitione. Avisa tutte le artellaric grosse etiam ge sono sta tolte per la via nel partir loro ; spera non anderano tutti a salvamento, perchè intende li popoli sono sublevati contra di loro francesi. Milan al presente si governa con gran ordine et ha da zercha 12 milia persone in arme. Dieno ozi over da malina mandar a zurar fedeltà. Scrive si lui havesse auto il governo di la impresa, ittico levali li inimici saria aviato con tutto lo esercito per seguirli, ma hessendo per nome di la Liga bisogna tuor el voto di altri ; poi li danari son tanto tardi che non sa quello si fazi. È tanto mole-slado che da importunità diventa fuora di sè : Idio li doni bona pacientia ! Nè mancha di diligentia e solicitudine, ancor che a Venccia sia murmurato ctc. Post scripta. Intende che la Capella di Bergamo do fiate ha levato cl foco dimandando socorso, e spera presto la si averà etc. Et per le publiche scrive il modo si ave Pavia, qual fo combaluda per Baldisera di Scipion e altri cavali lizieri e sguizari, quali andono in la terra fin a la piaza, e per tre volte fonilo rebatuli; ma passati li nostri Texin, francesi si parlino. Passò el ca-pitanio di le fantarie con 1000 fanti nostri et sguizari ; e scrive dito Baldisera e li cavali lizieri andavano driedo diti francesi, li quali li hano tolto uno pezo grosso di artellarie, poi altri (I pezi più grandi, che li erano conduti drio; i qual francesi vano a passar Po a Valenzan dove è fato il ponte; et nostri cavali lizieri erano strachi e si riposavano. Item, hanno lassà in Pavia balote e polvere. Item, si mandi li danari per li sguizari, aliter si leverano e vo-leno meter la terra a sacho. Item, scrive che sier Andrea Griti, è zorni 10, di Milan fo mandato in ’ 9 Pranza ligato; e sier Antonio Justinian essi francesi l’hanno trato di la rocha di Pavia e lo menano con loro : era in l’antiguardia. Da poi disnar, fo Colegio di la Signoria e savii. Non fo letere ; fu fato la commission a sier Piero Landò, va orator al Curzense ; qual è a Vizenza. Item, fo mandato li savii ai ordeni e alcuni altri pa-tricii, a caso trovati, a visitar l’orator dii Turcho. 197 Sumario eli una 1etera venuta di campo apresso Pavia a dì 18 sugno, hore 22, 1512, scrita per uno domino Nicolacio di Elicati, drisata a domino Francisco de Fiarano secretarlo a Venecia dii capitanti di le fantarie. In questa bora, che sono vinti del di, Pavia per forza s’è havuta, et li francesi combatendo con li sguizari, dentro la terra se sono salvati. La terra non è stata sachizata, credo pagarà taglia ; ma aziò sapi ad unguem la cosa come è sortila, questa matina a l’alba el capitanio con li fanti itali andò per butar el ponte sul Ticino per passar le gente da la banda de la terra, aziò se potesse dare magior strecta a li francesi, considerato che per questo loro haveriano aban-donala la terra. Et così andò, et con le barche, quali erano a questo effecto conducte, passò la fantaria nostra, et messase in battaglione per essere cercha a cinquecento lanze francesi et più da 400 cavali lizieri e fanti de ricontro per vetarce el ponte, al loro dispeto passassemo, et lì stemo cercha a tre hore sempre con li inimici a le mano aspectando 3000 sguizari, quali Io cardinale havea promesso mandarce per aiuto. Del che, per vedere li italiani con grandissimo animo passati, come quelli che de tutto vogliono parere essere patroni, non volseno venire. Noi, non già sbigotiti de questo, ce mefemo •in un loco munito intorno de fossi et sbarc de arbori, che cl capitanio fece tagliare a li guastadori, dove non che l’exercito francese ce havesse potuto noeere, ma tutto il mondo non ce averia spontati ; et così stavamo a piacer nostro, quando il cardinale mandò a dire al signor capitanio dovesse retirarse et rcpassarc Ticino, cossa, come potete considerare, pericolosissima. Pur per obtemperare al furore de’ sguizari, ancora che el signor cognoscese el retirarse non esser se non con qualche inanellare de reputa-tione, rcpassamo indreto el fiume, anchora che con dispiacere assai el facesse ; et ripassati che fommo, li sguizari volsero passar loro per inonstrare loro fare el lutto ; et così finalmente noi passamo con loro. Et lo signor capitanio fe’ bufare el ponte, perchè, vedendo li francesi non aver remedio, sbigotili, queli in campagna et dentro la terra comenzorono a re-lirarse et cedere, de modo che li nostri introrono la terra, et li francesi haveano la piaza, et rebutorono li nostri doi volte. Poi vedendo non potere obstarc, se ne andorono meglio che de passi. Sapi, el capita-tallio è un Cesare et quello che fa il (ulto ; ma si dole 1’ opere sue sono poco cognosciute da li supe- 197 ‘ riori, et che altri se ha la utilità et lo guadagno et a sua signoria tocha le fatiche, vigilie, angustie et pericolosi affanni ; pur, come quello che non po’ inanellare a l’honor suo, el fa de bona voglia. A dì 23, la matina. Hessendo stà ordinato in 198 Colegio mandar 40 zentilhomeni di Pregadi a levar l’oralor dii Signor turcho e condurlo a la Signoria