415 MDXH, GIUGNO. 41G manda el prexenle nostro schiavo Zanne Sius, qual vi certificar« de l’aflection nostra verso le signorie vostre, et questo havemo fatto per consolation et allcgreza de le signorie vostre et aziò intendiamo del vostro ben stare. Scriptum in aula nostra sul tanice potestà-tis Constantinopoli, mai die quarto, anno a prophetia Mahumeth 918, a Christi vero de-scensione MDXII. 201 A dì 24, fo San Zuanne Batista. È da no-lar in becheria non fu carne, che tutti si meraveiava, ma li becheri diceano non ne vegnir di Eiemagna, perchè a Vilacho domino Paulo Lechtistener à posto gran dacii, che prima non si pagava, e bora voi ducati uno per bo, e cussi altre cosse. Etiam fo perchè li becheri voleano meter la carne a soldi do e mezo, come prima la vendevano, ma non li valse; unum est ozi non fu venduto carne in becharia, et fo mandato in Colegio per domino Andrea Letiste-ner, è prcson qui, ma in libertà, acciò scrivesse a dito domino Paulo non volesse innovar alcuna cos-sa, e lassar passar li animali ; el qual vene et scrisse in bona forma ; etiam l’orator yspano. lo fui in Colegio a referir al Principe quanto ha-via dito eri l’orator dii Turcho a monsignor di la Ro-xa, qual trovò in barcha in Canal Orando, et Io era con lui di bordine di la Signoria con altri zenlilho-mcni numero 8 vestiti di scartato in più barche, e lui soto il felze d’oro. Et come disse ch’el dovesse confortar il suo signor a far paxe con questa Signoria, perchè chi era amigi di questa Signoria era dii suo Signor turcho, et cussi chi era soi nemichi saria dii Signor turcho. Etiam lo pregò a la recupcra-tion di sier Andrea Griti, è prexon di francesi, laudandolo assai etc. Poi rechiese mostrarli le zoie, e fo ordinato mostrargele, che più a oratori turchi non vien mostrato tal cosse. Vene l’orator yspano et stele assa’ dentro in diversi coloquii. Di campo a presso Pavia, dii provedador Capello, date a dì 21, hore 20. Come ha ricevuto letere di 17, scrive cri sera sguizari voleano taiar a pezi il reverendissimo Cardinal, e per consequens lui provedador e il resto di nostri, e questo per la tardità di danari che non zonzevano. Voleano etiam meter a sacho Pavia, ma fu provisto per mezo dii Cardinal ; e si fusse seguita, tulli li sguizari poi erano persi, perchè con il sacho sariano partiti, e quello è sta fato saria nulla, e dubita etiam seguirà : che Dio non el vogia, se non si provede per tempo I Però ricorda, per rivcronlia de Dio, si provedi c non bisogna aspetar nostre scorte per esser tanto lontani come i sono, ma i bisogna proveder per altro mezo, come scrive a la Signoria. E zonti li danari, che sono in via, qual ha usato ogni mezo per averli, si mete-rano a camino il campo per seguir li inimici, qual sono afirmati in Aste, per quello se intende, ma iudica non ne aspeterano. Scrive, mai à auto il ma-zor affano di quello l’à al presente e pericolo; e tuli questi signori condulieri nostri stanno di malissima voglia etc. Et per le publice scrive molto su questi danari 201 * e si provedi, aliter seguirà grandissimo inconveniente. Sguizari minazano assai, sono bestiali etc. Itcm hanno, quelli di le vai di Como si hanno dato a la Liga e taiato a pezi 50 lanze francese erano, e fato prexon monsignor de Grue. Itcm, altre cosse, et come era intrato in Milan, a dì 19, il vescovo di Lodi, fo fiol dii ducila Zuan Galcazo naturai, a nome di la Liga mandato con bordine dii Cardinal, qual fo honoratamente ricevuto, cridando : Liga et Maxi-miano Sforza sopra lutto, sonando campano e altri segni de letizia. Francesi sono in castello, non trazeno a la terra, ma se li dà di vituarie quello li bisogna. In questa matina fu fato armiraio a Baralo Antonio Penose pralicho. È stato più volte, e fu con laude de la terra fato comito, e lo altro è per grafia etc. È da saper, la lerra dì peste comcnza a pezorar; 10 et 12 al zorno. Morite Andrea di Paxe scrivali a l’avogaria, di peste, el 5 di caxa sua. Li è slà trovà ducati G000 d’oro, 1000 di moneda, e arzenti per ducati 1000; sarà di Piero Paxe rasonato so fiolo. Etiam a Mestre si muor di peste ; sier Bernardin Zane podestà fa quelle provision el poi : Idio ne aiuti ! Di sier Nicolò Michiel qu. sier Francesco vidi letere, di 21, hore 16, di Asola. Come era arivato li domino Petro da Longcna con alcuni ca* vali lizieri e si ha posto ordine di levarse, che sera questa note, con li denari per campo ; e il legato episcopo di Monopoli et li executori vanno in campo. Poi scrita è zonto uno messo mandato per il podestà de Canedolo a domino Petro di Longcna, el qual 11 avisa che tuli li francesi sono in Brexa, hanno domandato el passo e salvoconduto per potersene andar via, offerendoli danari assai, arme et cavali, et il marchexe non li ha voluto dar il passo. Scrive aver avisato di questo in campo al prò vedi tor, acciò, potendo farsi un bel trato, si fazi ; tamen tulli con-