581 MDXII, AGOSTO. 582 297* 298 di Pranza dove serano andato. So atende quello seguirà. Assi per certo a la corte come in Franza se arma e fanno grossa armada, ma credo non oserano ussir fora, perchè oltra la armada, che à al presente sto Re, aspeta etiam nave 30 armate a sue spexe in Bi-schaia, le qual hora mai dovrebeno comparer, che si sa zà zorni ch’erano per partir, che costoro desidera che ditti francesi escili, che non ussirà per certo, che non à modo nè lochi di far la mila di l’armada che (averà costoro senza l’armata di Spagna, che è assai. Assi etiam che sopra Cao Finistere una nave francese à preso una nave portogese, veniva qui con baie 60 piper, con dir che Fé de’ spagnoli. Item, si ha che in mar de Lion sopra Chartagenia uno corsaro provenzal con tre nave e una galia à preso do barche spagnole ; sicliè per tutto la guerra è accesa. La maiestà de sto Be à mandado lire 10 milia di steriini al re di Bomani a Borseles, e si à nova dii recever e fa zente contra Gelder. Altro non zè, salvo ch’el padre del re de Navara, che è monsignor do Libret berton, xe in corte dii re di Franza quasi come preson, e per questo quel Be fa sto moveste per persuasion dii padre. Si crede, li altri 20 milia clic si metono in bordine per imbarebarse tra qui, in Tamixa e Dolila, sarano presti per tutto agosto per discender a Cales ; che de questi xe capitanio el Talabot, di caxa à auto a bater sempre francesi, e questi anderà verso Paris, che serà zornade da A in 5 lonlan dal locho dove i disende in terra. Exemplum. Copia de la Intera se scrive a la Signoria. Serenissime Princeps et Domine, Domine exeellentissime, post humilem commendationem. Con la solita reverenzia, Principe Serenissimo, ho ricevuto letere sue de 8 et 9 di Finstante, per le quali me comanda che insieme con domino Sixmondo de i Cavali vediamo de retenir Giacomo Dondorin et il trombeta suo, e da loro intender tanto quanto Vostra Serenità per sue letere me comanda. Io subito mandai a far intender a domino Sixmondo quanto si aveva a far, il qual mi rixpose non se rileverà niun de’ diti de li, ma come i tornaseno, me ’1 faria intender, et che ’1 luto se provederia. Questa mati-ma me à scrito che retrovandose a Ponti, veduto quello trombeta de lì, li feze meter le man adosso, et l’à messo in fondi de tore, et à dito a quelli balestrieri che lui el vuol tenir qualche zorno per ca- stigarlo per esser andato in Peschiera senza suo bordine. Me dubito come questo Giacomo Dondorin intenda la relention de dito trombeta, non se lasserà più ridur a queste bande. Io, Principe Serenissimo, sono riduto qui ad uno logcto chiamato Tuschulan, fuzando da Salò per esser morbo assai ; et per non esser qui locho da cole-zion, ho deliberato di trasferirmi fin a Dexenzan per intender da questo trombeta quelo se porà. Io aveva scrito a li magnifici provedadori zenerali provedese de una bona compagnia a la custodia de questo loco de Peschiera; mi par sue magnificentie me hanno mandato don Petro di Longena con la sua compagnia, la qual abiamo fato alozar atorno, per modo che de niuna banda li sarà condule vituarie a questi lochi se no che per via di Lazixe. Et a questo mi è parso far armar tre barche ben in bordine, et fazole star su la veduta, azò che anche per quella via non possi venir aiuto niun. Se farà tanto quanto so potrà ad ogni ocorenzia, non risparmiando la propria vita. Questa sera mando a la volta di Bresa sellale 125 de braza 18 l’una, come ino hanno imposto li chiarissimi provedadori zenerali, et vastadori 50 zercha. Li ultimi mile duellati che à promesso questo paese a Vostra Sublimità, io ho una grandissima fadiga da 298* richuperarli. Io ho dimandato fin hora se no ducati 128, li chiamai al Consegio et li uxai tal parole, talmente molto a propoxito, e segnarli raxon conveniente con quella dolzeza et desterità mia come sa Vostra Serenità. Credo aver operato assai tal mio parlar, et credo fin zorni qualro l’è per andar Ludovico de Gozali et dui sui ambassadori a li magnifici provedadori zenerali, et per loro, credo, se manderà bona quantità de questi danari; et tenga zerto Vostra Sublimità che non son per mancar nè in questo, nè in altro de tuto quelo io potrò. Ma questo morbo assai mi disturba di ogni cosa ; tuli li miei hofiziali sono suspeti di morbo; mi bisogna qualche volta esser podestà et offizial, et fazo volentiera perchè io cognosco far perciò tal debito mio. Me ha etiam comandà non..........che 10 voglia inquirir queli sono stà ne li preteriti zorni che liano svalizato alcuni alemani venivano da Bresa per hordine del reverendissimo Curzense, a benefìzio di la Liga ; io rispondo riverentemente a Vostra Sublimità che questi excessi sono intervenuti avanti 11 mio vegnir de qui, et a queli li fu tolto roba e danari per la valuta di raynes 600. Ilo voluto ben intender il luto ; trovo esser stà domino Antonio Marlinengo, fo di sier domino Bernardino, el qual atrovandose de qui con alcuni sui famigli a zerto