MDXII, MAGGIO. 254 soi cavali d’alozamenlo sopra la riva ili l’Adexe vicino a Lignago, scontrò 3G cavali de’ slralioli nemici. Fu a le man; amazòalcuni, a la fin lui fu morto, e menavano via el corpo in Lignago. Et poi sopravene il resto di soi cavali e fugò e amazò diti stratioti e recuperò il corpo; posto in una cassa lo mandono in questa terra. E posto in chiexia di Santa Maria Formosa fo poi sepulto. 138 A dì 27. La mafina si parlino li do oratori Papa et Spagna e sier Lunardo Mozenigo e sier Nicolò Bernardo per campo. Di Cotogna, di sier Polo Capello el cavalier, provedador zeneral, di cri. Dii zonzer li con il signor govcrnador, dove era il reverendissimo Cardinal. Item, dii zonzer sguizari in Verona, et il Cardinal voi andar a Verona a esser a parlamento con loro. Da poi disnar, fo Pregadi per espedir la cossa dii cavalier di la Volpe. Chi voi sia govcrnador di cavali lizieri in Iodio di Meleagro da Forlì, è prexon di francesi, preso in Brexa; chi voi sia tino diio Meleagro ritorni, e fo termina ozi deliberarla con il Pregadi; el cussi fu l'alo Pregadi. Fu posto la gratia di sier Alexandro Minio debi-tor di la Signoria di decime de., pagar zerta quantità, il resto indusiar. Non fu presa. Di liimano, di sier Marin Zorzi el dotor, orator nostro, di 25. Come il ducha di Urbin havia auto uno breve dii Papa di far 3000 fanti per 15 zorni, et andar a l’impresa di Bologna. El qual ducha à scrito al Papa voi 500 lauze, 3000 fanti pagati, s’el dia andar solo Bologna, perchè non voi aver vergogna. El qual ducha è andato a Urbin per star uno zoruo e poi tornar. Scrive, la rocha di Kavena fo recuperala, el altre particularilà, ut in litteris. Di Mantoa, di Paulo Augustini. Come francesi l'ano la massa a Ponte Oio, et che bolognesi à manda a Milan a dir li mandino socorso, atiter si acorderano col Papa eie. Item, il marchese à mandato un messo nel nostro campo dal Cardinal in risposta di soe lelere, a dir darà a’ sguizari quelle vituarie el potrà, come bon fiol di Sancta Chiexia. Di Salò, di sier Marco Antonio Loredan, di sier lomaxo, de 25. Come Valerio Paiton, el conte Cesare Avogaro et domino Lodovico di Codiai dolor da Salò, con zercha brexani 300 erano inlrati in Salò et levalo San Marco et eleclo lui per provedilor; et quel comissario di Pranza, che era, non haveano voluto li fosse fato mal alcuno, e l’avia mandalo via. Item, che francesi li haveano dà (aia ducati 15 milia, et loro non hanno voluto aspetar a darsi a la Signoria. Fu posto, per li savii, una parie, che sier Marco Orio, qual è slà piezo di la laia di uno sier Batista Polani, era prexon in Turchia, elfel possi far vender l’oficio, li fo dato, di la Zefalonia, non volendo pagar dila laia, acciò non pagi lui. Fu presa: ave 24 di no, l IG di si. Fu posto, per sier Christofal Moro el consier c 138* sier Zuan Badoer dolor e cavalier savii a terra ferma, che al cavalier di la Volpe li sia data la compagnia di horneni d’arme, et a domino Baldisera di Scipion, qual etiam fu preso in Brexa, sia capitanio di cavali lizieri eie. ut in litteris, lino la venula di domino Meleagro da Forlì, eh’è prexon de’francesi. Et a l’incontro, sier Zorzi Emo el consier e li savii dii Consejo e terra ferma messene, dar al diio cavalier di la Volpe la conduta di homeni d’arme e sia capi-tanio di cavali lizieri, ut supra. Parlò, primo, sier Zorzi Emo ; li rispose sier Christofal Moro. Poi sier Alvise da Molin ; li rispose sier Zuan Badoer, qual disse esser in bordine zà più di de andar in Spagna et per lui non mancha ; poi parlò su le parte. De-munì parlò sier Zorzi Corner el cavalier procura-tor, savio dii Consejo, qual voleva un’altra opinion, pur si adatò con il resto di savii et 1’ Emo consier. Andò do parte, e ili largo fo presa quella dii Moro et dii Badoer; e fo comandà credenza, acciò se intendi prima el voler dii cavalier di la Volpe, s’il vuol zenle d’arme over cavali lizieri ; tamen se intese erano stali su questo. Fu posto, per li savii, che a sier Alexandro Do-nado di sier Piero, qual è slà preso in Brexa, li sia dà conduta di 25 balestrieri a cavallo. Fu presa. A dì 28, la matina. Vene in Colegio un pre’ Corado nontio di sguizari, parte di Verona eri, dice intrò in Verona da 15 milia sguizari cridando: Imperio, e fonilo ben visti et alozali, parte dentro e parte di fuora; et vi è il capitanio loro conte di Sa-xo. Item, dice come de lì era venuto nova che lan-ze 150 francese et fanti guasconi da 800, che fo quelli parlino di Verona per andar verso Milan, zonti la note in brexana al ponte di San Marco, fono asaltali da’ villani e altri marcheschi e laiati a pezi, e svali-zali. Di la qual nova tuta la terra fo piena, el sperava di bon principio di le cosse. Et poi vene letere di uno nontio di l’orator yspa-no, è in Verona, li scrive, di eri, di lai nova credendo fusse de qui; la qual seguite luni, a di 24, a liore 4 di noie. Et dita letera fo leta in Colegio, mandato per il secrelario dii dito orator, eh’è qui, qual l’aperse el lexe la letera. I)i Cotogna, di eri, dii provedador Capello.