159 MDXI,. OTTOBRE. 160 e mali tempi di galie in quelli mari » il Papa disse: « la voglio ad ogni modo, scrive a la Signoria ». Item, come fiorentini non voleno che zente di Pranza vengi a Pisa per far il Concilio con arme, et li cardinali erano recluti a Castel Novo, et San Severin era andato a l’Itnperador ; sichè la cossa dii Concilio il Papa non teme, e il re di Spagna à scrito al Papa, voj perdonar a li cardinali Santa Croce e Cosenza, et per niente non li privi. Item, poi per una lettera scrive il Papa averli diio con gran colera che l’à inteso le noslre barche di Chioza aver preso navilii con mer-chanlie andavano a Ferara, e che questo è mala cosa et non voi soporlar; di fermenti e vini andasse a Ferara e altre viluarie era contento,'e non merchan-tie, perchè el voi el mar sia libero justa li capitoli fati ; e sopra questo parlò con gran colera, voi tutto sia restituito eie. Item, in dite lettere fono altre par-ticularità; ma questo è il sumario. TU Napoli, dii Consolo nostro, di 11. Come haveano inteso la nova di la liga conclusa a Roma, et za le zente dicno venir col signor vice re domino Ugo de Cardona erano quasi in bordine, et fariano presto con una banda di artelarie, qual el vice re l’haviano fate trar di Castello, sichè tutte le zente si preparavano. Item, scrive di la morte di la principessa di Bisignano. Etiam tocha di Tarmata ut patet in litteris, a le qual mi riporto. Di sier Hironimo Contarmi provedador di Varmada, date in galia a Pyran, a dì 19. Come à scrito al conte di Pago, che la fusta patron Andrea Vechia debi star in quelle aque di Pago ad obe-dientia dii scrivali dii sai; la qual è boni zorni è andata li. Item, à scrito al provedador di Vegia, che subito 1’ ara noticia dii zonzer lì dii reverendissimo Cardinal Strigoniense, per passar in Ancona poi andar a Roma, li manderà una galia ben in bordine a levarlo justa i mandali di la Signoria nostra. Item, zercha le galie è con lui, non è per mandarle a disarmar senza expresso mandalo di la Signoria nostra, et voi biscoti, che non ne hano su le galie solo per uno zorno, nè in quelle bande se ne trova una onza, et spaza questa barella a posta per tal effecto. Scrive la Signoria nostra desidera con quelle galie e altri legni e adunation di paesani si fazi qualche ope-ration contra triestini, fiumani et altri subditi cesarei habitanli a le marine; scrive voi prima expedir un bordine a posta di mandar a brusar li bergantini di Trieste, che sarà zuoba proxima, e poi parendoli poter far cossa riesca con lionor di la Signoria e utile * de li subditi, lo farà justa il suo solito. E la Signoria li comete si debi intender con il provedador de l’Hi- stria, el qual eri el diio provedador parli di Humago et è andato al suo viazo, et non ha potuto conferir cossa alcuna ; ma li ha scrito et mandatoli la lettera li scrive la Signoria, zoè la copia ; diman è per levarsi e andar a la volta di Muia. Et scrive la galia Foscarina è ritornata da Muia, dove ha sbarchuto. Francesco da la PoMa contestabele e la sua compagnia lolti a Maran. Scrive lì al monastero di Santa Maria a presso Pyran si atrova afebrato uno legato va in Hongaria: è stato a visitarlo, e ofertoli, li ha dito va per cossa pertinente al stado. Item, à infor-mation li brigantini di Trieste e barche armate, sopra le qual è di homeni di la galia Foscarina, et vano in certi reduti che vieneno a referir in Aquileja, un de è per mandar do fusle e do brigantini per quelli lochi, videlicet Amphera et Buso, a veder di trapolar qualche una di ditte barche mimiche. Item, è al governo di Trieste Bosarman, Frescha, et quello da Chioza, i quali tre lui li mandò a la Signoria quando Trieste si rese; che se i fossero stati apichati come meritavano, et il signor Bortolo e lui erano di questa opinion, non fariano questo; ma li 10 milia ducati le’ mutar proposito di apicharli. Item, scrive a la Signoria li voy dar licentia e si mandi soven-tione a quelle povere zurme, per fornir la mesà loro. Di Cao d’Istria, di sier Piero Balbi podestà e capitano, et sier Andrea Zivran provedador di stratioti. Fono lettere di certi cavali de i ili-mici presi per nostri stratioti, sicomc di solo scriverò più difusamente. Fu posto, per li savii, una lettera ai provedadori zenerali in Padoa, in risposta di sue, zercha l’ussir fuora col campo : che si remetemo a loro e a lo illustrissimo governador, et di star e ussir e far quello li pari il meglio per le cosse di la Signoria nostra; et se li manderà danari, ne’ se li mancherà eie. Fu presa. Fu posto per li dili, che li debitori di la dexima N. 89 presa, et la dexima a restituir, habino termine a pagar ut in parte, et passato non si scuodi più con il don, ma con pena ut in parte; la copia di la qual sarà scripta qui avanti. Fu posto, per li savii dii Consejo e li do di terra ferma che più non sono, videlicet Malipiero et Ba-doer, excepto sier Alvise da Molin savio dii Consejo, 2 decime e meza tansa al Monte novissimo. Sier Anzolo Trivixan e sier Cristofal Moro consieri mes-seno mezi fili al diio Monte novissimo, et sier Al-. vise da Molin andò in renga volendo' contradir, dicendo ha altre provision, e voleva dir di beni di re-