85 MDXI, OTTOBRE. 8G campo nemico si alrova al ponte del Tiveron fino a la porta di Santi 40, e hanno l’artellaria sua luta insieme in su una strada verso Treviso dove nostri poleno asaltarli, et non hjinno piantato alcuna ; imo se dice aspetano pioze per levarsi con honor suo, et spera nel levar suo si (¡irà frachasso. Di sier Matio Sanudo pagador, vidi lettere date in Padon, q dì 12, hore 2 di note. Come ozi, o hore 22, zonse lettere di la Signoria nostra zorcha la conclusion di la liga, unde tuta la-terra fo in festa, le dono sopra i balconi e luto il popolo in piaza ; la qual lettera fo Rublicata e fono stridor grandissimo cridando: Marco, Marco. Poi a hore una di note cavalchoe per la terra con il provedador sier Cri-stofal Moro, a far tirar l’artelaria in segno di festa; sichè da tutti li canti di la terra, l’artelaria tirava e tutte le done erano fuora con luminaria in segno di consolatione, sicbè tutti de lì jtibilano per tal optima nova. Item, avisa la compagnia di Meleagro da Forlì a Noal à preso 20 homeni d’arme todeschi, da poi fato gran difesa. Di Trevixo, dii provedador Gradenigo, di 13, hore 18. Come tuta questa note nel campo ini-inicho hanno fati molti canzamenti, come si ha sentito, e sonar oltra il consueto tamburi e altri strepiti. Li exploratori non hanno potuto passar, per haver messo intorno il suo campo d’ogni banda le guardie. È sta aldito per le scolte far certa proclama. Non hanno possuto intender quello sia, ma è in lengua alemana over francese, poi erano lontani; ma ben hanno sentilo taiar de gran legnami. Da poi che le nostre ar-telarie fe’ levar le soe, non hanno tentalo, nè messo più artellarie, de che tulli stanno admirativi e stanno con sospeto. Hanno fato nostri crescer le guardie di la catena e fato tirar, e star tutta la note 100 fanti, e disteso zo per il ponte molti spingardoni e doi fal-coneti al cavalier dii sostegno di la pallata, e hanno fato guazar 25 provisionati e vigilar dì et nocte con scoile e vardie triple. Noti sano poter gionger più. Se i slratioti prende i nimici, li lassano, nè li fa dispiacer, li luol le arme; ma non è tempo di far provisione. Item, scrive che uno Bernardin di Piliano can-zelier dii capitano è causa di molti inconvenienti, e li fa richieste contra il dover; saria bon fusse via de li. Item, il cavalaro portava le novo di la liga è sta preso e toltoli le lettere, e poi venuto lì scrive averlo voluto far apichar, perchè non fe’ la strada li fo ordinata. Sumario di lefere di Poma dii conte Hironimo de Porsia, date a dì 8 octubrio 1511, et 42 drizate a sier Zuan Badoer dotor et cavalier, ricevute a dì 14. Come de lì se sta con expetatione che francesi siano omnino partili de trevisana, et il Cardinal Flisco li disse esser lettere di Milano, eh’el gran mai-stro, con missier Zuan Jacomo Trialzi, coi> tutte le gente erano parliti da Milano per venire a Verona, dubitando che monsignor di la Peliza con sue gente nel partirse fusse roto da le gente di la Signoria e da li populi, partendose con vergogna. Scrive non è più vile gente al mondo che francesi, quando sono in qualche timore. Questi fiorentini dicono che li cardinali faliti sono in Lucca con 300 lanze, et che altre 300 li manda, francesi ; ma non è vero, perchè francesi non hanno tanta gente. Fiorentini dicono barano loro G00 lanze. Fu dito che quelli baroni romani è conziati con fiorentini, haveano domandalo Iicenlia. Il signor Mutio Colona, eh’ è con fiorentini, è qui in terra di Roma. Pandolfo Petruzi di Siena sta dubio di romper con fiorentini, dicendo ancora non essere assunti li capitoli tra loro fati, sichè forse tempori-zarà expetando queste gente'spagnole; ma senesi è pentiti aver restituito Monte Pulziano. Senesi sono savii, poi il facto. Scrive ogni dì si parte qualche romano di qui habentes malam mentem. Item, l’ora-tor nostro veneto domino Hironimo Donado, a dì 4 venendo 5 di note, li vene la febre con mali accidenti. Luni el visitoe, che fo a dì 6, stava bene; poi la note li vene la febre, non con sì mali accidenti. Ha febre terziana. Saria gran disturbo si ’1 inanellasse, per aver lui le cosse maslichatc. Qui è uno secretano di l'imperatore, Joanne Cola, ch’è un certo deserto melanconico. Dice che l’Impcrator dovea vegnir a horu a campo a Butistagno apresso Cadore, et quello expu-gnato voleva déscendere in Italia ; che non credo e altri lo aferma, che l’Imperator non audet venire con sì pocha gente in campo de francesi, per dubitare non esser preso. Domenica passala, poi la publicatione di la liga, il Papa hebbe la febre froda e calda, al Populo, el in ecclesia li vene, un podio di vertigine, vene tulio pallido, ut ego vidi. Dio ce ajuli.