51 MDXXX. MARZO. 52 la qual fo longa et copiosa, naranilo ogni particu-larilà dal loro zonzer a Bologna fin al suo partir; et la audienlie habute dal papa et da l’imperador. Et si estese molto in dir la incoronation ferrea. Fu posto, per li Savi, atenlo mù quinto zorno fusse preso che, per li Provedilori sora i Monti, fusse venduti li campi ricuperati per sier Antonio Justinian per l’affrancatimi del Monte nuovissimo et del suhsidio, et atento fusse per eror, perochè la vendeda dia esser fata per li officiali a le Raxon vechie, et li danari siano poi dati a li Provedilori sora i Monti per far il sopradito elicilo, però sia preso, che la ditta deliberatici! sia revocada et con-zada, che li Proveditori sora i Monti habi li danari, ma li officiali a le Raxon vechie vendino li campi. Ave: 102, 10, 1. 27* A dì 18, la malina. Vcneno in Collegio li Ire oratori cesarei, et richieseno molle cose, el deleno una scrilura. Da poi andono a veder le zoie. Fo balolà in questo zorno in Collegio, justa la parte, de mostrarli le zoie. Veneno da poi li Ire oratori del duca di Savoia et lolseno licenlia di partirsi, et disseno che con efleto in questi tempi non è da mover le cose di Cipro, ma in altro tempo poi....... Vene in Collegio prima sier Marco Antonio Do* nado di sier Andrea, vestilo di ... , stalo podestà a Vicenza per danari, in loco del qual è andado sier Nicolò Doriado' suo fratelo mazor ; et relerite di quelle cose, et di la gran mortalità slà lì in la terra, da petechie, et in el teritorio ; si dice esser mancà l’anno passato da numero anime .... In questa malina, in Quaranlia Criminal, fu expedito queli do di Buran ferileno sier Dome-nego Griti qu. sier Homobon senza causa a Murai). Eri fo menati, el domino Alvise da Noal do-tor, avocato, al qual fo fato comandamento per li Avogadori, li difese et non haveano difension. Preso il proeieder, andò 5 parte, el fu preso la minor, videlicet che i siano confinali in la prexon Forte anni 5. Ancora vidi una cosa, che a la porta del palazo fu messo in cadena uno pulo con una poliza che diceva : «spoiava i fantolini. » Et fo cussi posto per deliberalion di Signori di Notte. Ancora vidi che beri zonse in questa terra sier Zuan Francesco Justinian qu. sier Nicolò, da san Barnaba, vien di Pranza, el qual hessendo patron di uno suo galion........... Zonse ancora hozi la fusla, patron sier Jacomo Marzello qu. sier Piero, che è venula a disarmar. Da poi disnar, fo Collegio di la Signoria per la beccaria, et adatono la differenlia di scorzeri con li callegeri. Copia di ttna lettera da Cividal di Frinì, di 28 sier Gregorio Pi,vantano proveditor, di 16 marzo 1530. Son avisato da Gorilla, sicome, per loro explo-ratori et in conformità da alcuni che erano stati a 10 exercilo lurchesco a riscoder pregioni presi ne l’ultime corarie di questi zorrii, intendeano per certo che a Uduin, loco etdition turchesca, insino a loro partire, erano adunali insieme cavalli G000 et pedoni G000 de turchi, con alcuni pezi de arlellaria, per venir a danni del re Ferdinando a queste parte, et che tuttavia si rinforzavano. A Lubiana si facea fanti et davasi un ralnes per ciascaduno, et al governo di quella città andava il capitanio Grassaner, mandalo dal re, homo famoso ne la guerra. Domino Nicolò da la Torre capitanio di Gradisca ha comis-sione di far 1000 fanti italiani. El per ben intender 11 progresso di queste zente lurchesche, avanti heri mandai uno mio messo assà acorto et pratico a Lubiana, del ritorno del. qual spero haver molle par-ticularilà, et aviserò. È venuto a Goritia questi zorni con dui altri comissari regi domino Nicolò da la Torre predillo, el hanno ivi convocata la dieia, ove inlervenero tuli li ciladini et mercadanti di le terre qui vicino el degani di tuie le ville; sono stali insieme luto il zorno di funi proximo et heri. A quali esso domino Nicolò, havendo prima farto leggere alcune lettere del re, narrò le insuporlabil spexe havea fate Sua Maestà et convencno far deprac-senti per la guerra contra turchi, et esser impossibile prevalersi se non era gaiardamente ajulalo da sui subdili. Et perciò voleva che ciascuno di ogni conditimi dovesse darli la mila di le intrale sue di uno anno ; el li mercadanti dovesseno etiam loro subilo esborsar quella porlion di danari che li sarà imposta per li deputati sopra ciò, unde tulli indi-ferenter sono di mala anzi malissima voglia. Da Bologna, di 4 oratori, Surian, Tiepolo, 301) et li do Venicri, di 16. Come il partir di l’impe-rator era perlongato, chi dicea si partiria per il zorno di la Madona, chi per lutto il mexe. Et che (1) La carta 88', 29, 29* sono bianche.