255 MDXXX, GIUGNO. 256 ralor sullham Suleyman Saclt, imperator, fiol de sultani Selim Sach imperalor, che fu fiol de sul-tham Bayesit imperalor: Tu Andrea Grilli che sei duce de Venelia honorandissimo Ira li Signori de li Girisiiani, et reverendissimo sopra li polenti sopra li seguazi de Jesu, le sia nolo che al presente, cum la invocation del excelso Dio et cum la sua benigna gralia, è sta statuito apresso de mia Maestà si dagi effetto a la circumcision, qual è caralere de la fede 147* et ordinalion expressa del Signor de li propheli, che la benedillo» et salute sia sopra de lui, de li mei (ioli sullan Mustaphà et sullan Muchmeth et sulla» Selim et sullan Bayesit, che Dio li conservi elexalli in gran solenilà, la solenilà de la qual è parso a la mia Maestà comenzr a li 15 di la luna de Seval, sarà a dì 10 zugno, che cum il voler de la divina Maestà sia fausta et felice. Onde per esser antiqua generosa consueludine che ciò si- denuncii da li mei zausi che scrveno a la mia excelsa Porla vi ho mandalo el molto magnifico et honorato el mollo pressante et circumspecto mio zaus Chusem, che il suo valor sii perpetuo, per far ancor li tale denunciacion. Cussi sapi, dando fede al nobil segno. Scrita al principio de la luna de llha-madam 936, che fu al principio di mazo 1530. 14g Adì 4, la malina. Vene in Collegio l’orator di Pranza per la caxa, dove 1’ abita, di sier Marco Dandolo dolor et cavalier consier, che la vuol, et lui la voi lenir et pagarli del suo il (ilio, et rima-seno d’acordo. Vene l’oralor del marchese di Mantoa per . . Vene l’orator di Fiorenza rechiedendo li danari dia ha ver il suo fiorentino Alvise Girardi, zà 8 mexi, da la Signoria, et ballotà il mandato, el lui voi servirlo di ossi per potersi far !e spexe, et che la Signoria di Fiorenza hi servito domino Carlo Capello, è orator in Fiorenza, di ducali 1300, et lui non poi esser pagato. Il Serenissimo disse se li faria dar. Vene l’orator di Ferrara, dicendo il suo signor duca, qual è a Muran, voleva partir per Ferara, ma li è venuto la febre. Da Jspruch, di sier Nicolò Tiepolo el dotor, orator, di 24 et 28. Come le cose di lutherani si va anichilando, però che in Augusta è torna li forieri siati a preparar li alozamenti. Quelli di la terra hanno cassa li fanti haveano fatto, et Cesare voi luorli et darli soldo per lui. Et par, il duca de Sa-xonia con il Langravio de Assia, che sono lutherani, siano venuti a parole, perché si voleano acordar con Cesare, 1’ uno, et l’altro non voleva. El in Saxonia molte terre, erano lutherane, ha comenzà a tenir la feile antiqua ; etiam alcuni Cantoni de s¿u¡zar¡ et Grisoni voleno tornar a la fede: per il che l'impera-lor si voi partir et andar in Augusta. Scrive come è stà mandà li fanti spagnoli, venuti con Cesare a Verona, et l’imperator voi meler zente sopra na-vilii sul Danubio et far armada conira quella del re Zuane di Ilongaria. In questa malina li Consieri iterum andono a Hiallo per incantar le galle di Alexandria, et non trovono patroni, nè alcun messe pur uno ducato. Da poi disnar fo Collegio di la Signoria el Savii, intervenendo sier Polo Nani et sier Zuan Dolfin stati provedilori in campo ; fono sopra li slralioti. A dì 5, domenega. Fo il zorno di Pasqua 148* di mazo. El Serenissimo vene in chiesia a messa, vestito damaschili cremexin, el qual si fa dar man dal cavalier suo, con li oratori, Papa, Imperador, Franza, Anglia, Milan, Fiorenza et Ferara, il primocerio di San Marco, et lo episcopo di Baffo da chi da Pexaro. Erano 5 procuratori, sier Alvise Pasqua-ligo, sier Lorenzo Loredan, sier Jacomo Soranzo, sier Lorenzo-Pasqualigo, et sier Francesco Moce-nigo. Era etiam, in mezo do dolori, el conte Mercurio Bua condotier nostro, et driedo li Censori-33 senatori et non più. Et volendo il Serenissimo hogi andar a Muran a visitar il duca di Ferara, il suo orator questa malina disse al Serenissimo come il suo Signor, hes-sendoli venuto la febre, era montato in la sua peo-lina beri, et andato a la volta di Ferrara. Dapoi disnar, il Collegio non si redusse. Fo il perdon di colpa et di pena, hauto da questo papa per fabricar il monasterio che si brusoe, qual é zà principiato a lavorar, a Santa Maria di Gralia. Co-menzò heri a vespero et dura per luto liozi ; etiam fo el perdon al Spirilo Santo el a 1’ hospedal de li Incurabili. A dì 6, la matina. Fo lettere di Franza del Juslinian orator nostro, da Angulem, a dì 21. Come le cose di la restilution di tìoli erano risolte, conlà tulli li denari per il Gran contestabile, et fin do zorni il re partiria per Bordeos. Fo Irato questa malina il palio a Lio, del schio-peto. Da poi disnar, fo Pregadi. Et poi vespero Para* basator del turco volse andar in campaniel di Sari Marco et veder la terra, et cussi andoe. Fo in Pregadi lelo le letare sopra scritte, et di più la lederà di 17 mazo di Isprurh, scrita perl’im-