351 MDXXX, LUGLIO. 352 F habhia. Finito questo, Sua Maestà con li principi soprascritti se ne vennero ad un palazzo di la corau-nilà che è posto ne la piaza publica, et comineiosi la dieta imperiale. Questa matina, per esser 1’ hora tarda, altro non si fece salvo che fu lelo una scrittura molto longa, scritta in lingua todesca, in nome di Cesare, per la quale diceva per qual cause non Jiaveva più tosto potuto venir in queste parte, asserendo che, partitosi de la dieta de Vormatia, gli fu necessario andar in Spagna et star ivi sino che assetasse il tutto, et poi venir in Italia, ne la quale si havea expedito più presto che gli era stato possibile et con qualche suo danno, per poter venir più tosto di qua, et che era restato di andar nel regno suo di Napoli, il quale haveva grandissimo bisogno di la presentía sua, per questa causa sola. Et fatta questa excusatione, diceva esser venuto cutn mento di far gran preparamenti contra il Turco, et pensava loro tutti non esser per mancar a ditta santa et necessaria impresa, exorlandoli con ogni affetto a farlo et promettendoli non solo le provintie, gli regni soi, ma anche la vita propria et del fratello per il beneíitio di la república christiana. La quale scrittura non si potria dire quanto movesse gli animi de lutti, perchè pensavasi che si dovesse lenir via più aspra, de modo che’l duca Joachin di Bran-diburg elector, de commissiondi tutta la dieta, li rispose con somma riverentia, dimostrando un’amore singulare verso la Maestà Sua, la quale due altre volle da poi si è reduta ne la dieta, benché li principi soli molte volte, li quali consultali sopra qualche articulo andavano poi a referir a Cesare la opinione loro. La seconda volta che Sua Maestà si redusse fu per causa del reverendissimo legalo . Campeggio, il quale, falto legger un breve del pontefice exorlatorio ad questa impresa, fece una orationetla poi quasi di quel instesso lenor di quella del Pimpinella, che fu molto laudala, et per essa si offeriva de ricordarli fidel et amorevolmente quanto occorreva a fin che la dilla santa impresa si conducesse al desiderato fine. Partitosi ditto reverendissimo legato, il quale fu acompagnato da tulla la dieta sino a la scalla, et similmente incontralo, quando giunse, li principi lutherani, che sono il duca Zuane, Langravio, il figliolo del duca Zuanne et dui altri, si levorono, et porseno a la Maestà Cesarea una scrittura molto longa, dicendo che, hessendo dilla scrittura in materia di la fede nostra, pregavano Sua Maestà la facesse lezer publice che ogniuno la udisse, il che, dopo molte parole hinc inde ditte, Cesare non li volse conceder, ma disse, et cusì fu fallo, che il giorno seguente gli la portasseno. In quesla scrilura si contengono più di cinquanta capitoli, et tra li altri questi, che dimandano che li seculari possino sub utraque specie comunicarsi, olirà di questo che sia licito a li preti a tor moglie, 208 et che li preti habbino solamente tanto che li laccia per il viver suo necessario, et dimandano etiam che la messa si conci, dicendo alcune parte esser superflue. A la quale scrittura per le Maestà Sue et per li principi catolici fu deliberato che se li facesse far la risposta per alcuni homeni dotti et sinceri, la quale non è ancora falla, ma tuttavia fassi. Li principi lutherani perchè si venga a disputalione et al concilio generale, se potesseno, hanno fatto questa scritura, et dicono non doversi parlare di preparamenti conira il Turco se prima non si determina circa la fede, onde è necessario almeno a risponder a la scrittura de li 50 capitoli. Questo è stalo fin hora fatto ; di quello succederà ne darò poi a la giornata aviso a vostra signoria. State sani tutti etc. Da poi disnar, fo Pregadi et ordina Conseio di 209') X con la Zonta, ma per 1’ hora tarda non fo chiama il ditto Conseio di X et fo rimesso a luni. Fo leto una suplication di uno sier Vidal da Canal qu. sier Marin. Fu poslo, per li Consieri, Cai di XL et tutti i Savii, una parte che ad alcuni di Trani, fidelissimi di la Signoria nostra, videlìcet Piero Antonio Capello da Trani, atento li danni paliti, che in vita sua, per sustentamento di suo padre et di la soa famegia, li sia dà provisiori di cinque miera di sali da Corfù a l’anno, non possendo quelli condur a vender salvo ne li lochi per le leze et ordini nostri staluidi. Ave: 167, 7, 4. Et prima fo leto una sua suplication. Fu posto, per i Savii lutti, che, hessendo morto sier Alexaudro da chà da Pexaro proveditor di Parma la, non è da lassar le galìe, sono fuora, senza governo, però l’anderà parte che siano balotadi de praesenti sier Hironimo da Canal governator di la quinquereme et sier Vicenzo Justinian capilanio di le galie bastarde, et quello de loro haverà più balote resti al governo di l’armada. Ave: 182,6, 0. Et presa la parte, fo balotado li do, et rimase il Canal; ave 152, 40, Zuslignan: 73, 118. Fu poi posto, per li Savii tulli, che’l primo Gran Conseio, per scurtinio et 4 man di eletion, sia eleto un proveditor di l’armada, et che’l sii expedito (1) La carta 20S‘ è bianca,