203 MDXXX, MAGGIO. 204 domo dietro a nostri tutta la lor cavalleria, la qual poi che li hebbe raggiunti, fece con i nostri gran combattimento; ma finalmente li dicli cavali si spicorno da la zuffa con gran perdila di loro, perché ne fu tra morti et feriti più di 80, el de li nostri forsi 10, el uno capitano rimase pregion ferito a morie ; lullo il restante, senza disordinale punto, si condusse a salvamento a Empoli, et li cavalli nostri ancora per altra via dietro al campo nemico si condussero salvi nel medesimo luogo. Noi marniamo le diete genti fuori per soccorrer la cittadella di Volterra, la qual intendiamo che inimici cercavano di batter, et perciò haveau fato venir li due canoni et 4 colubrine da Genova: aspettiamo di hora in bora la nuova del successo et speriamo che sarà folice, il che a Dio piaccia. Li inimici ancora essi si stanno aspeclando danari, et per ancora non è tornato Borlolomeo (Baccio) Valori da Roma, il qual con tre ambassatori del campo era andato a trovar il papa el sollecitarlo proveder 115* pagamenti de soldati, che altrimenti non se possano inlralenere. Li tre ambasciatori (stettero) 4 giorni, sino che tornorno el porlorno certa quantità de danari, de quali non polerno contentare la metà de li italiani, de modo che stanno de mala voglia, et se altrimenti non provedano, ne potria nascer tra loro qualche disordine. Staremo a veder, et vi daremo aviso de quanto succederà. Bene vale. Ex paiatio fiorentino, die 27 aprilis 1530. Decemviri libertatis et pacis Beipublìcae Florentinae. A tergo : Magnifico oratori fiorentino apud illustrissimum Dominium Venetum, domino Bartholomeo Gualterroti, civi nostro carissimo. — Vinegia. Copia di una lettera di Ferrara di 10 maso 1530, scritta per domino Galeoto Giugni doctor, orator fiorentino, a domino Barto-lameo Gualterroti orator fiorentino a Ve-netia. Excellentissime jurisconsulto, orator prestantissime, et uti fratcr honorande. Quanto a la faclione, per due ragioni non la scrissi : prima perchè stimavo la fusse nota, el di poi perchè mi parse fatica, non ci havendo il mio eanzeliere. Uscirno de la ciptà, la notte de 23, 6 bande con circa 80 cavalli, et di tutti era capo Jacomo Biehi. Del che accortosi li inimici, con una grossa banda di circa 400 cavalli et con assai cavalli ligieri, si messeno a seguitarli; ma havendo li noslri preso campo assai, atteseno gagliardamente a cambiare, per il che, fuor che una banda di 200 spagnoli et zerca di 100 cavalli de li inimici, li altri tutti si tornorno indietro, stimando che dovendo passare vicino a la Lastra, havesseno li da far conto. Ma li nostri li sfuggirno et passorno liberi ; el sentendosi seguitare da quella parie che non era tornata indrielo, et dubitando che non passi quel numero et quantità che da principio, per desperati, sopra la Lastra zerca 4 miglia, si miseno in un pa-lazo, et li aspetanJo li inimici, si disposeno morire con Tarme in mano. Arivorno li 200 fanti spagnoli et li 100 cavalli, et non parendo bastanti loro al manometterli, se miseno in ordinanza el mandono a la Lastra per soccorso et solo attendevano a guardarli. Prevideno, li noslri, li disegni de li inimici, et si dispuoseno avanti venisse tal soccorso dal drenlo, el cosi feceno, et dopo uno honorato combatimento con la morte di zerca ... di quelli fanti, et zerca da 50 cavalli, si reduseno salvi in Empoli. Ma udito il successo, andorno questi noslri, per commissione di Signori Dieci, a la volta di Vollerra, et per via j di la rocca vi enlrorno, el con uno onesto sacco la ripresono ; solo camporno le case de la piaza, quale se ricomperorno 1000 scudi. Et fornita la rocca di nuovo, et fatta una grossissima preda di bestiame, riducendo la città a devotione del popolo, se ne partirno subito tornando a la volta de la ciptà con dilte bestie et con Tarme in mano, per mezzo il campo de nemici. Dopo un honoralo et victorioso combattere de bore 15 fino a 24, per forza, con diete bestie, passorno ne la terra. Per le quale faclione ne possono vedere li inimici quanta stima la città fazia di loro, la quale, per lettere che è del primo et 4, stà al solito bene et de la medesima dispositione. El aziò non manchi a soldati vino, si sono li genlilhomeni ristretti a bere, un terzo di loro, acqua. Hanno nuovamente facto provisione per 130 milia ducali, et così attendono del continuo provvedere ad quanto occorre. Appresso per certo vi dico, che il campo di qua abbotlina forte, et le cause sono Ire : prima il non vi haver danari, la seconda non ha da vivere, la terza, et di non piccola importantia, è le infirmilà che vi sono. El per questo rispetto, dubitando non la perdere, come a ogni modo perderano, hanno ritirato T artigliane in Prato, et lutto giorno se ne parte el grossamente. Non in minore disordine ancora é il campo del