001 MDXXX, quanto ho potuto intendere, loro se restringono in tre cose : F una è, che se voriano potere comunicare in utraque specie, — la seconda, che li preti si potessero maritare, — la terza, che se drizasse alcune cose ne la messa a suo modo. Sichè si spera queste cose lutherane si habbino a risolvere in la maggior parte, et si crede che da la Maestà Cesarea seraimo redulti secondo il voler di quelli. Ancora F altro giorno scrissi a vostra excellentia di certe lettere del re Christianissimo che erano state intercede verso Geiiua, ne le quale pareva che’l prefato re scrivesse a Fiorentini che si dovessero tenere. Da poi da Roma è venuto nova qua che’l preiato re Christianissimo ha richiesto la figlia che fu del duca Lorenzo de Medici per un suo. figliolo, et purea che per ogni parte venisse voce che haulo che haveria li figlioli volesse tentar la impresa de Italia, onde F ambasalore del prefato re andò a trovare monsignor di Granvela, et li disse che lui intendea che qui ne la corte si dicea de quelle lettere inter-cepte, et de questo matrimonio, et similmente si parlava che fatta la liberatione de li figlioli il re voleva tentar la impresa de Italia, et che lui desiderava saper se Sua Maestà sapeva nienle de queste cose. Il prefato monsignore li rispose che Sua Maestà non ne havea cosa alcuna, anzi che per lettere de li suoi ambasatori che erano in Francia havevano tanti boni effetti dal prefato re che non si poiria dir più, et che queste erano parole levate da genti che voriano che così fusse, et che desiderano più presto il male che il bene. Monsignore Gran maestro partì antiheri per Fiandra, se dice, per vedere quelle frontiere, pur non l’ho per cosa certa che’l sia andato per questo effetto. La Maestà Cesarea ha casso due compagnie di gente d’arme di quelle di Borgogna, de le extraordinarie, zioè quella di monsignor de Otrecb, et quella di Bali da Mon. 2121) Copia di una lettera di Palermo di sier Ve-legrin Venier fo di sier Domenego, di 10 sugno 1530 scritta a la Signoria. Serenissime et excéllentissime princeps et domine, domine semper colendissime. A Messina, di Calavria, scriveno esser passali o è per passar fanti spagnoli, erano in Reame, in numero da 2500 per ordine di la Cesarea Maestà, per (1) La carta 211* è bianca. LUGLIO. 858 custodia d’Augusta, Trapano, Messina, et quelli luogi più importanti del regno, per tema il Turco non facesse alcun asallo et danno. Et lo illustrissimo signor viceré, per sue di 4 di F instante du Mi sina, ha scrito a questa cità, tenia lettera del capitanio Larcon, de Puia, come haveva notitia 50 galìe de turchi era ussite di Costantinopoli, né se intendeva qual camino teneria, per il che tulle queste marine son per mettersi in guardia. Per 4 ifave venute di Candia, carge de vini per Ingalterra, zonle in porto di Saragosa fa 15 zorni, son venuti certi pasazieri de nostri, afirmano il Turco haver sbandilo la na-tion nostra de tulli soi paesi et Sona et Alexandria, con haverli dato tempo tre mexi a partirsi cum lutti sui beni. Et come Curlogoli era fuora con 20 galìe over bone fuste per rizcrcar li corsari francesi, di quali el danno hanno fatto a Tunisi et a due nostre nave obmeterò dir, per esser certissimo Vostra Sublimità prima il tutto haverà inteso, i quali fu a la Goleta de Tunis aspetando uno galion da Zenoa con mercadantie per ducati 20 milia, andar dovea, et prima partì, et poco mancò non Io prendeseno; ritornò in porlo di Trapano, et fo la nave ditta Bravosa. Et uno galion, fu de Salvia, partì volendo far aqua in quelle marine, meseno 60 homeni in terra i quali furono tutti morti da mori, 10 a cavalo et 6 a piedi ; temendo fusseno gran numero si messeno in fuga et divisi perirno, et 160 si brusò sopra la nave Tiepola, et questi morii. Quantunque con preda rilornasseno cum danno loro si andava a Marseia, et uno de nostri, era sopra la nave presa, che se fugì a Mesina, il qual sempre il tenea in ferri con li altri, in’ ha riferito questo. La nave è parlila da Mesina. Sopra le galìe 5 di questo regno son 7 homeni, fu presi a Menegeli 212* o altrove, li tengono per forza. Li adimandai a questi capitami di le galìe; me risposeno, la corte haverli dati, et non poter liberarli; li francesi leniano, fono liberali. La corte è a Messina. Vostra Sublimità è avisata, farà quella provision li parerà. Barbarosa et il Jùdeo con vele 45, fra quale 11 galie, se dice era sopra Buzia, chi dice verso Oram, et quelli de mori uniti. Di mesier Andrea Doria non è altra nova. Idio li doni incruenta viloria. Da Barzelona, per lettere di 14 mazo, il morbo faceva gran dano; in do mexi 8000 anime morte, et per tutta Catalogna et Valenza era sparso cum damnificar supermodum. Nostro Signor li mandi la grafia sua. La sason di tormenti in questo regno, le marine quasi tutte perdute per manca-| mento di aque, le montagne stanno bene, a tari