591 cese, Ialina, olirà la materna sua englese ; ha boni fondamenti greci; intende la italiana, ma non ardisse 304 parlare quesla ; cania excelentemente ; sona de diversi instrumenti : sichè tutte le virtù è racolte in lei. Poi fossemo menali ad uno sontuoso convito, qual finito rilornamo al nostro alogiamenlo, qual zonti la principessa ne mandò un presente di vino et di ala, eh’ è un altra loro bevanda, e dii pane bianco, come è costume dii paese. Il giorno sequen-le, fu il sesto, lornamo a Londres a caxa dii nostro oratore, dove stessemo dui giorni. Poi montamo in barcha giù per il fiume Tamisa, il qual è grandissimo, e produce cigni in copia grandissima, e cussi venimo a Dovre, dove si fa il passagio. Il re è in oppinion, hessendo stala la raina moglie dii fratello, il papa non potesse dispensare. La principessa è mol- lo amala dal padre, tamen il re non fa demostra-tione alcuna contra la regina, ma la onora sempre, e alcune volle magna con lei. Questo è bellissimo paese, fertilissimo di ogni cosa, excello che di vino, tamen di malvasie vi è gran copia ; non è mollo habítalo, la magior parte de l’isola va a male, et è redutla in parchi, ne li qual il re, li signori et gen- tilhomeni poneno tulla la.....et grandissimo piacer ne tragéno. Il costume è che, parlato una o do volte con una donna, trovandosi poi in strafa la si pò menare alla taverna, dove ogniun ne va senza rispetto, o altrove; il marito 11011 ha per male, ma vi resta oblígalo e vi ringralia sempre e, se vi vede con lei, si parie. Et se uno genlilomo dona a una dona alcuu dono di fiori, quello bisogna che 3 mexi continui Io porti, e in loco di quelli ne prendano de gli altri, e, trovandola senza, Torno pò farla pagar quello gli piace, sichè di continuo si vede le donne con fiori di ogni sorte, e sono tutte belissime, nè ho trovato simile, excelto in Augusta, e il concier dii capo li dà gralia ; portano una quasi scufia di Iella bianca, che lassa sopra il fronte veder un poco de capelli, poi si vien restringendo sì che sopra la parte di le rechie tulla se copre, con la quale scufia copreno i lor capelli. Sopra questa portano barele grande di panno bianco, da prete, con 4 anguli, quelle che non sono signore e de gran sangue, le quale iq loco di bareta usano un conciero di veluto, che li da molta gratin. Gli homeni sono più modesti nel bere che li todeschi, ma sono più poltroni ; usano alcuni bruchalieri, cosa ridicula, e spade fate ad altro modo che le nostre, e sempre hanno li soi archi acanto, con che tragono mera-Vogliosamente, perché altro non fanno; sono belli homeni et grandi, vesteno bene, I 0 aere credeva, 592 hessendo propinqua alla tramontana, fusse fredda et vi fusse maggior vento e più tristo aere che in Franza, ma è il contrario. È una isola più lontana, dove li homeni viveno longamenle e, havendo ¡11 fastidio la vita, essi stessi si amazano et se precipitano in mare da alcun scoglio, 0 vengano in altro paese. Hor, gionto ,a Dovre, fui richiesto a passare per il di sequenle, come si fece, et montamo nel navilio con balelli, et il vento erra grande, le onde grandissime apresso la terra gelava la barcheta picola hora in quesla parte ora in l’altra, come una scatola fusse stala. Hor, gionli alla nave con dificol-là, accesi per il continuo moto, sentimo il mar molto turbato, et spiegate velie non fu homo che non lemesse grandemente; erano onde come montagne, pareva ne sumergesse ; et sopra un navilio mal securo stevamo sempre con l’animo suspeso. Hor piaque a Dio et a San Rodio glorioso, il qual giorno si ritrovatilo in mare, zonzesemo a Cales in meno di bore 4, havendo scorso grandissimo pericolo. Et zonti a Cales, a uno officio fossemo zerchali li danari portavemo con noi, e trovando più di 10 ducali per uno, gli toglino. Io restai a lo alozamenlo, batuto dii mare ; li compagni andono atorno la terra acanto le mura, et forono subilo retenuti, dubitando fusseno exploralori, e, poi scaldali in pre-gione, intesa la qualità loro, furono relassali. La terra non è bella in sè, nè grande, ma circondala di muro bellissimo con li soi bastioni et cavalieri; la reputo fortissima et è tenuta con gran custodia. Parliti de li, in 4 giorni per la via instessa vini qui alla Corte, dove il clarissimo oratore mi aspetava con desiderio. A dì 14. Fo la Croce: li Officii ni Quaranfie 3Q51) non sentano, ma per la terra tulli 'lavora. Veneno in Collegio sier Anzolo Cabriel e compagni Avo-garlori exlraordinarii, dolendosi che per sier Fan-tin Dolfìn et sier Antonio Valier, cai di XL, li è stà fato un comandamento che più non debbano exereilar l’oficio di 1’ Avogaria extraordinaria di questa cilà, alento la parie, presa in Gran Conseio, che voi sfagino per (ulto avoslo, poi vadino in terraferma. Et parlò il Cabriel, dicendo volevano menar a! primo di octubrio sier Polo Nani e li altri, e li avochati vede il processo, et perhò voleano expedir questi e non andar fuora. Sier Antonio Valier cao di XL disse, stante la parte, non si poi far de man- fi) Lg carta 304* h bianca. MDXXXr, SETTEMBRE.