- 87 - bre a Sciak per ordine del governatore col. Popovic, dove trovaron la morte Nikol Secami, cinque malissori ed un ca-vaioto. A Giacova, a Dibra, centri puramente albanesi che tuttavia accolsero i serbi senza combattere, avvennero delle scene di saccheggio e di uccisione delle quali ancora mi suona dentro l’eco viva e dolorosa raccolta dalla bocca dei superstiti " A Giacova (così diceva Mehmet pascia Derhalla) ci furono 750 morti frai quali delle donne e dei bambini; tutte le case furono invase, saccheggiate, incendiate. Gl’invasori portarono via tutto: a me solamente furono rubati 3220 quintali di grano, 80 cavalli, 25 buoi, 400 Vacche, 2000 pecore. Non lasciarono alla mia famiglia che era fra le più ricche, nemmeno le provviste necessarie alla vita quotidiana ed ai bisogni domestici n. La dolorosa pagina non è sola, che ad essa si accompagnano anche più tristamente le vicende di Dibra che a me narrava quest’agosto un capo di là, a Durazzo. Accolte anche ivi pacificamente le truppe serbe in quattro mesi di dominio hanno incendiato venti villaggi frai quali Trbash e Homesh; a Sarpetov raccolsero le masserizie delle case e i depositi di grano e li diedero alle fiamme; quarantotto donne sarebbero state oltraggiate; è cessata pei musulmani qualsiasi libertà religiosa. Intanto, coll’aiuto di albanesi di fuori come Arif Ih-met di Cumanovo venduti ai suoi disegni, il governo serbo tenta di snazionalizzare il paese. Si va di notte ad imprigionale i capi e li si tiene in carcere finche non abbiano sottoscritto una domanda di annessione : così è accaduto a Shaqir bej ed a Salih bej. Poi, di domande siffattamente estorte, ci si fa forti per dimostrare all’ Europa credula e lontana i veri sentimenti delle popolazioni. Molti non volen-