519 MDXXX1U, FEBBRAIO. 520 Del ditto, di ultimo Novenibrio, ricevute ut supra. Dii zonzer in la Morea il sanzaco di la Mo-rea con 800 cavalli, venuto lì appresso la terra. Scrive l’andar di nostri a depredar sotto Argos eie. Il surnmario di la qual lettera sarà scritta qui avanti. Del ditto di 10 Decembrio, ricevute ut supra. Come a dì primo di questo zonse sotto Argos il flambular di Negroponte, con zerca 400 persone Ira a piedi et a cavallo, et el dì driedo ne gionse altri 100 venuti per adunarse con l’altro senzadio di la Morea per provoder a li bisogni del Gran Signor. Et a di do venero qui a Napoli da 50 in 60 di primi di la soa corte a solazo per fornirse di cose necessarie, et li fessemo dar secondo il solito bon alozamento fino nel palazo nostro et provedutoli di lutto quello dimandorono, et verso sera si partirono ben satisfatti et mollo contenti di fatti nostri et feno bona ciera. Ma questi turchi sono indignati per le scelleragine di nostri subditi andati a loro danni, et le cose erano acquietade, ma l’inimico di l’umana natura ne ha invìlupati el fatti entrar in più gran laberinlo, et turchi passorono el bever, perochè partendosi de qui comenzorono alla porta di la terra insultar quelli che scontravano per strafa e homeni e done e puti, scaramuzando etiam fra loro con arme, fazendo mille imbrogezi. Et venuti a la fin di nostri confini dove uno di essi turchi fu morto, si come inlendessemo la malina per sue lettere del dillo flambular che ne scrive dolendosi, dicendo se inquerissa et si punissa come voi la giustizia. Al qual rispondessemo, dolendosi dii caso seguito fallo contra il voler nostro et si farà eie., el che hessendo fallo 1’ homicidio in loco lontano e la sera, è da credar non siano stali nostri homeni, et che fazilmente da loro mederai s’hanno morti. Abbiamo mandato il cavalier et altri officiali a far il processo, et dato taia a chi acuserà di haver do vose di homicidio puro havendo la carta di la paxe et perperi 3000, et avendoli ne le man li faremo portar la pena. Il flambular ditto ne scrisse volea di questo far arz alla Porta. Esso morto era uno di soi favoriti. Et ha mostrato haver gran di-splicentia per la venuta di questi do flambulari con zente, et alla zornata se ingrossano lo exercito, questi popoli mostrano acquielarse. Ilozi havemo come li ditti do flambulari se ritrovano a Licada et fi adunano lo exercilo et hanno falto proclamar che tutti quelli ritorneranno a la obedienlia, se ben havesseno commesso grandissimo eror e aver amazà un bassa, il lutto li sarà perdonalo ; dove molti di quelli sullevali si sono andati a dimandar perdono et hanno resa l’obedienlia pristina, e li è slà fatto bona ciera et perdonati. El in uno castello tra Licadari et Chara chiamato AnzufTa se ritrovano da 3000 di quelli venlurieri sublevali, li quali hanno mandato a dir al govcrnador di Coron per nome di la Cesarea Maestà di voler andar a salvarsi di li e intrar in la terra. Hanno auta risposta che non hanno modo di acceptarli et tenerli, el che fazano al meglio potranno, siehè sono in grande cimento, perchè questi flambulari ha assà zente e ogni giorno se ingrossano et de giorno in giorno si aspetta Zenel bassà e il flambular de la Jannina con altre gente assai, dicono voler andar a la expugnalion di Coron, et essendo aperte le strade dii Zante, non mancheremo di avisar per ogni pasazo. Da Sibinico, di sier Zuan Alvise Yenier conte e capitanio, di 5 fevrer, ricevute a dì 12. Come a dì l‘2 zener scrisse dii venir di le barche di Segna over Fiume e la preda falla sul territorio lurchesco, le qual mandorono le barche poi smontali in terra in una vallata del nostro territorio et depredono assà animali et molte anime; et partendosi poi passando per il nostro territorio di Sibinico con la preda fono asaltali da li nostri convicini, fono a le mano et recuperorno per forza animali grossi zerca 130 e anime Ire, et se essi morlachi turchi haves>eno fatto il debito suo insieme con li nostri contadini harebbeno recuperà la preda, ma scam-porono via, el il desdar di Scardona per sue lellero si lamenta con me, dicendo voler dar inlelligentia 187* al bassà di Bossina, et a la Porta manda arz; al qual ho risposto che di la pace e fuste non aparlien parlar a nui, ma al suo imperator et alla Signoria che sanno ben quello hanno a far. In questi giorni Morati) vaivoda, qual è in questi confini, mi fece a saper come era venuto uno messo dii bassà di Bossina che li comandava andasse a veder ditti loci, per dove questi erano venuti a depredar, però li mandasse uno mio con lui ; et in questo instante soprazonse de qui l’ambassador del Turco, veniva da Venelia, et per aver ordine da ditto Morath Io svisasse lo mandai a chiamar, el qual vene, parlò al prefato ambassador et se partì, nè io li parlai, ma mi fece intender mandasse l’homo, ut supra, unde mandai do persone instrutte, le qual zonte al locho non trovorono Murai, el qual caminando per alcune ville minate per il passato da essi turchi sul territorio nostro, li fo ditto se li conladini fos-seno siati de qui come erano prima, quelli liareb-bero difeso, et scorendo un certo passo forte, subito esso Morsili (ornò indriedo e disse si scriverà a la