^85 HótìÉtiij è alozato in una stantia poco lontano dii palazzo. La duchessa diman dia entrar. Il Leva solicita la risposta di quello richiese. Li conti del debito di questo signor con la Signoria nostra diman verranno. Ozi ho parlato col capitanio Aponte, qual si fa ispano, et è stato maistro di campo de li italiani in Germania, va a Coron con fanti 800, non sa il tempo quando se imbarcherà. Da Bologna, di do oratori, di 30, ricevute a dì 3 Fevrer. Eri fu Concistorio publico, et nui tre oratori fossemo esistenti, et fo letto la lettera del serenissimo re di Portogallo, et intro-dutto l’ambassador del re Davit denominato Prete Janni, et lette lettere che’l scrive al pontefice, qual se imprime et le manderemo, et dete obedientia a Soa Santità e li basò il piede, ed in testimonio de la religion cristiana li fece dono di una erose piccola aurea. Sua Santità li fé risponder al secretano Biasio acetando con aliegro animo tal obedientia et prometendo di satisfar in quello poteva a li soi desiderii. Fu solennità molto longa, la qual durò quasi fino 21 hora, ma prima introe in Concistorio il reverendissimo di Trento con le cerimonie. Questa mattina (ulti tre nui habiamo visitado soa reverendissima Signoria, qual sì scusoe non ha-versi lasà visitar, perchè era senza servitori, venuto per star 6 over 9 zorni ma è stà sforzato contra soa voglia-far quella solennità. Et disse, come il Serenissimo re suo voi continuar in la pace et amicitia con la Signoria nostra. Poi disse di mércadanli che conducea di Alemagna robe è stà ordina le conducano prima a Venetia per parte nova, questo è danno vostro et nostro. Milan li fa partido grande che per anni cinque non pageranno nulla, poi una minima cosa. Et se li mercadanti prendesseno quella strada per via de sguizari et grisoni, sana mal del re suo, et disse il Papa et Cesare ne parie-ria di questo. Essi oratori li risposeno ut in litte-ris. Poi Soa Signoria disse il re haver visto li tre iudici elecli da esserne cavà uno, tutti tre li è di summa satisfation, et venirà alla particularità di uno di loro. Visitassemo poi il signor duca di Savoia, qual non voleva mai precieder, et nel nostro partir ne accompagnò fino alla seconda porta di la sua anticamera con grandissima Immanità, dicendo voler continuar ne lo amor et benivolentia ha auto li soi: progenitori con la Signoria nostra. Ozi al (ardo mirò la duchessa, mollo solennemente, incontrata et acompagnata da Cesare et tutti quelli altri signori, et Cesare volse sempre la cavalcasse a man destra, facendoli tutte quelle demo- 486 stration di amor che li è stà possibile. La visiteremo etc. De li ditti di 31, hore 21, ricevute a dì 3 ditto. Hessendo reduti nelle slanzìe in palazo dal reverendissimo Mediei, il Salviati et Guizardini et per Cesare, monsignor di Prato il comendador maior di Leon et monsignor di Granvelle, parlo-rono a li oratori di Zenoa, Siena, Ferrara et Lucra 175* separatamente 1’ uno da l’altro, dicendo come pareva alla Santità del Papa et la Cesarea Maestà per conservatoti di la pace de Italia far ufi deposito de ducati 120 milia per adoperarli al bisogno et per interlenir capi di Ianzinechi e altri capifanei di guerra, però li parevano far una contribution dì ducati 25 milia a l’anno et di più in caso di guerra, zoè in questo modo : Zenoa 10 milia del numero di ducati 120 milia, senesi 8000, luches? 6000. Li qual oratori risposeno esser contenti iutrar in la liga, ma la tasa era troppa senza esser inteso le ragion sne et di cittadini foraussiti. LucCa disse la patria sua esser tenue et erano per intendersi aderenti, non per principali, come sempre è stati in le altre lige, nè deveno pagar tanta summa, asserendo etiam loro la causa de’foraussiti. A li oratori di Ferrara monsignor di Granvelle disse come Cesare attendeva a la conservation di la pace de Italia, et che la Signoria voleva continuar in la liga fatta del 1529, però bisognava azonzer a quella et lì tocheria al suo signor per la rala di 120 milia ducati, 15 milia. Li oratori risposeno non potrà sostener il suo duca tanta spesa per esser sta il suo paese rumato, che in anni 10 non aria utilità, dicendo voriano la esecution di la sententia fatta per Soa Maestà perchè stava con la mente travagliata. Li rispose dillo Granvelle : Cesare aver fatto instantia col Papa et non lo avea poluto remover, dicendo che era interesse a la Sede apostolica e al collegio di reverendissimi cardinali el non li pareva per honor suo di venir ad alcun atto per non preiudicàr a le ragion sue, ma che P assentiva a la contribution etc. Risposeno scriveriano al suo Signor, et domino Matlio Casella uno de dilli oratori va a Ferrara per narrar al duca il tutto. Queste petizion a lutti ditti oralori è stà di mala contenteza et questi chiamano adizion a la liga del 1529, et dicono dover esser perpetua. Al signòr duca di Màntoa ancora non è stà richiesto nulla. Il suo orator sollicila sia Iasalo capitanio zeneral in Italia. Dii deposito di ducati 120 milia sarà depositario domino Ansaldo de Grimal-do, tenendo il deposito in Zenóa, e parteno cussi : al Papa e stali di la chiesa, non includendo Fio- FEBBRAIO.