585 ilDXXXIII, MARZO. 586 Capi de Quaranta et li decider et terminar l’admis-sion di quel sponsalitio, quanto spetta al beneficio della Nobiltà tantum. Il qual benefìcio non se possa dar cum meno de li do terzi di la ballote di esso Collegio. Et per rimover ogni occasion qual potesse impedir un tanto necessario ordine, sia statuito che ad ogni principio del mese, uno de li do nodarì principali dell’Avogaria, sotto pena de privalion dell’officio suo, debba portar et leger in pieno Collegio nostro una parlicular nota de tutti li sponsalitii de nobeli nostri che nel proximo precedente mese saranno sta admessi et provali da 213* tutti tre li Advogadori di Comun, acciochè di tempo in tempo la Signoria nostra venga a saper come passarano queste cose; et sia obligato sotto debito de Sacramento ciascun de ditto Collegio del Serenissimo Principe, Conselgieri et Capi, al qual paresse allora alcuna de ditte prove dubiosa proponer in quello de suspender o revocar tale prova. Il che s’intenda preso, passando la mità di esso Collegio. Et la presente parte debba esser mandata alli regi -menti nostri de Candia, Cania et Rettimo et altri loci ove bisognerà, acciochè se sapia de lì etiarn che la se haverà ad observar. f De parte 148 De non 77 Non sinciere 2 214 A dì 7. La matina veneno in Collegio li Avo-gadori di Comun, dicendo non saper come far; è slà preso non si formi più il processo per la parte presa del Badoer non è stà preso la retention, la qual è importante per il manizo che’l fa, sichè la Signoria ordeni quello dieno far. Il Canal disse voler seguir la retention, li altri do voleno tuor il constiluto e compir il processo. Il Serenissimo e il Collegio lo persuase andar per questa via, el qual tolse rispetto a pensar. Di Bologna fo letere dii Venier orator, dì 4. Dii partir di l’orator Contarmi, e di esser slà fatto Cardinal l’arcivescovo di Tolosa francese. Et altre particularità come dirò di sotto. Vene l’orator cesareo per cose parlicular, iusta il suo consueto. Da poi disnar fo Collegio di la Signoria con la Quarantia Criminal et altri offici deputali, vide-licet Proveditori di Comun, Auditori vechi et nuovi, Calaveri et Zudexi di Proprio, el provono do nobeli cretensi dii nostro Mazor Conseio, zoè sier Francesco Don qu. sier Alvise de una ballota el sier | Nicolò Gradenigo qu. sier Michiel, qu. sier Francesco. A dì 8. La matina, non fo alcuna lettera, nè cosa di farne nota. Da poi disnar la Signoria si reduse per aldir la diflerenlia di fioli fo di sier Hironimo Juslinian procuralor et sier Gabriel Moro el cavalier e fra-delli, zerca certi molini fanno dilli Juslinianj. Et fo parlato per una parte et l’altra, el a la fin la Signoria terminorono che si facesse un vero disegno. Fo butà do cai di XL, in luogo di do consieri cazadi, e toccò sier Piero Dandolo et sier Piero Marzello. A dì 9, Domenega. La malina, vene in Collegio l'oralor cesareo e portò una lettera scritta a la Signoria dell’ Imperador, di Cremona, di 7. Come si parte satisfatto, e di la bona mente ha verso questo Slado. Poi l’oralor disse Soa Maestà andava poi a Castellion el in Alexandria, di dove expediria don Lopes de Soria, destinato orator in loco suo, e lui loria licentia per andar in Spagna. Item, disse Soa Maestà havìa auto nova del zonzer la imperatrice a Barcellona, però se imbarcheria presto. Fo parlalo di scriver per Pregadi una bona lettera all’ imperatore; eall’oralor suo, va via, farli un bel presente. Fo fatto li officiali mancava a far di le galìe di Barbaria. Da poi disnar fo Gran Conseio. Vene il Serenissimo et fossemo gran numero di zentilomeni. Et prima, poi letta la proposta, fo letto per Nicolò Sa-gudino secretano del Conseio di X una parte presa nel Conseio di X con la Zonta del 1519 a dì 26 novembrio zerca quelli daranno danari per haver offici, el cussi queli toraro, cadano a gran pene ut in ea. Item, letto un’altra parte presa nel Conseio di X del 1508, a dì . . . avoslo, pur in questa materia di quelli danno et luò danari. Et poi il Serenissimo si levò in piedi, et parlò sopra questo modo di haver li offici, molto eccellentemente, pregando tulli si dovesse abstenir, perché trovandosi sariano castigali come voi le leze. Da poi intrò su la nobililà di quelli voi bastar-dar la soa zentileza et toleno fantesche, villane el artesane, però di novo voleno metter una parte per obviar a tanto excesso. Et fo letto per ditto Sagudino una parte che mete il Serenissimo, consieri et cai di XL in questa materia di mandarsi in zente vii. La copia sarà qui avanli. Ave: 1487, 77, 2. | Dapoi veneno a Conseio alcuni zenlilomeni et