MDXX1X, OIUONO. ¿10 nostra città de Napoli, che lì restorno, et per lutle . le altre parte che possono, fanno grandi apparati et gente per continuar sua daninata intentione, et se affaticano de occupar el ditto regno de Napoli et quello de Sicilia; et, quel che è peggio, procurano che’l Turco venga ponderosamente in Italia, aziochè io tenga travaglio in resisterli. De tutto son molto certificato, per lettere et nuntii che me hanno mandato li ministri che io tengo in quelle parte ; li quali, cum tutti quelli che desiderano mio servilio, me avisano che, dapoi haver provato et procurato tutti li mezi de la pace non profilano, e che sola mia presentía è quella che po dar rimedio, supplicandomi et rechiedendomi che con ogni celerità io vadi a soccorrer a quella parte, dove è tanta necessità, se non voglio vederla distrutta per li chri-stiani, et occupata per li infideli. Io visto loro intentione et la obligation che tengo di essi, che se per mia colpa quella tant<*nobìle provintia si perdesse, da po perchè io ho tal regni de mio patrimonio, resteria tutto il resto in pericolo; et considerando il travaglio in che la maggior parte di Alemagna sta non solamente di apartarse de la ecclesia romana, ma da esser da turci occupala et desinila, dove il serenissimo re de Hungaria mio fratello et io te-266* nimo li stali del nostro patrimonio, olirà la obligation che io tengo di quella provintia, la quale, che cum lo aiuto del nostro Signor oltra tenería rimedio cum lo soccorso et favor de la nostra presentía, over avvinandosi a quella parte, perchè cum questo si deve sperar nel nostro Signor che quello effetto de la pace che havemo tanto procuralo et desiderato se faria miglior che sin qui, et per tratarla stariamo più vicini, et intendemo di offerir, et venir a tal mezzi che cum ragione non si polrà recusar. Et quanto più il re di Franza vederà nostra determinatone, è da creder che più presto venirà a deponer le armi, et far quel che deve circa la pace. Et benché io tengo volúntate de ponermi a li travagli che in la mia passata in Italia mi potriano succeder, et mi par esser mollo necessaria la celerità di essa, tutta volta, per lo mollo amor che a questi regni io tengo, et per quel eh’ io sento al partirmi da essi, prima determino tentar li altri mezi, el non exequir questo se non con molto grande el extrema necessità. Imperocché, a tal che i subdili et vassalli che ho in quelli regni conoscano che non li ho »bando-nati in lempo di lanto pericolo, ohe aspeclano per la venuta de li infidelli, el per dar favor con la speranza de la presentía mia a lutle quelle cose de là, et per star più vicino donde, per pace, che è cosa che più desidero, o per altra maniera, che’l nostro Signor desse bon fine, come speramo in la soa bolliate et misericordia a li mali che la christianità pale, delibero andarmene a la città de Barzellona lasciando qui la imperatrice et regina mia mollo cara et molto amata consorte, cum li illustrissimi principi don Filippo et la infante dona Maria miei figlioli, a li quali lasso in commission la bona gu-bernation de questi regni, et spero in Dio che per mia absentia non serà mancamento alguno, el là aspettarò come succedano le cose de Italia, de maniera che con pace o con guerra se possa bonamenle rimediar, senza mia passala, e mia ritornata potria esser più presto. Et se’l succedesse che omnino sia 267 neccessari mia- presenta, ho deliberato, come ho ditto, de ponermi a tutti i travagli, et non lasciar perder in mio tempo la christianità, et quel che Dio mi ha dato. De quello ohe io determenerò di far et di quel che si 'preveder», tanto per la bona guber-nation de questi regni, quanto per la guardia di quelle frontiere de là et di Africa, per mare et per terra, ve ne daremo aviso, certificandovi che pas- . sando in Italia o dimorando in Barzellona, mia ritornata a questi regni regni sarà più presto che mi sia possibile ; et in el lempo che durerà mia ab-senta io tenirò bona guardia, et conservatone et riposo de essi regni, el la cura che si deve et è ne-cpssaria. El così vi comandamo et incargamo a tutti vui altri, che nel dillo tempo faziate quello che apar-tiene a boni, liali et fidel subditi come voi sete ; el si spera et io confido, obediendo el compiendo li comandamenti de la imperatrice et regina mia mollo cara et molto amala consorte, el del nostro consegno, come seie tenuti; in che me farete molto servilio. Di Toledo, a XX giorni de febraro 1529. lo IL ReY per mandato de Sua Maestà Francesco de la Scobos. Del mese di Zugno 1529. 268') A di primo Zugno. Introno Cai di XL a la banca di sopra, sier Marco da cha’ da Pexaro qu. sier Hironimo, sier Francesco Renier qu. sier Ja-como, et sier Zuan Francesco Salamon qu. sier Zuan Nadal. Item, Cai del Conseio di X, sier Do- (1) La carta 267* è bianca.