399 WDXXIX, MAGGIO. 400 quello minato ; et (al villa ili 150 in 200 case esser totaliter abandonala. Scrive saria bón tuor l’impresa di Trezo, che saria facile, et si seguraria quel territorio, sparagnando ducali 25 milia a l’anno. Scrive, il campo va a l'impresa di Milan, ma tien non faranno nulla, perchè Antonio da Leva si voi lenir, et nel nostro campo di 11 milia non è G000 fanti; sichè semo r bali, et andando sotto, forsi baveranno qualche danno. 2C0 Da Fiorenza, di sicr Carlo Capello orator, di 26. Come erano Venule lettere di Franza da la corte a quelli Signori, del Carduzo loro oratóre, di .... , con li avisi havemo per le nostre. Et scrive esso orator, che ’I tien l’accordo sia a la conelusion ; et che ’1 re si tien mal satisfallo de Italia, et scrive le parole usale da Soa Maestà a li oratori di la liga. Et come el tien che si l’acordo di Soa Maestà con.Cesare non è fatto, è a la conclu-sion, et come ben a Italia. Scrive ancora che Soa Maestà babbi ditto voler haver cura di la republiea di Fiorenza, con altre parole, ut in litteris. Item, scrive che le cose di Monopoli prosperavano, per avisi hanno de li ; et hanno di Zenoa, di .... , esser partito Filippin Dona con 6 galle per andar in Provenza. Da poi disnar, fo Conseio di X con la Zonla, et non volseno dir nulla. Fono in cose di slato el de ìmportantia, Item, poi in ultima, feno li Cai per Zugno, sier Domenego Capello qu. sier Carlo, sier Bernardo Soranzo et sier Jacorno Corner, quali sono siali altre fiade li dò primi, et il Corner non più sialo in questo Conseio. Di campo, del proveditor Nani, fo lettere, da Marignano, di 29. Come è ritornati quelli del conte di Caiazo, dicendo non haver rilrovà nulla. Scrive hanno terminà unirse tulli doi li excrciti et sforzar Milan, vedendo il Leva volersi lenir. Item, manda una lettera, li scrive sier Francesco Coniarmi orator con monsignor di San Polo, hauta di Franza, di 23, del Juslinian orator nostro, che li scrive le occorentie de li, et che tien la paxe sia fata, con altre parole. Da Lodi, di sier Gabriel Yenier orator, di 29. Colloqui bauli col signor duca di Milan, zerca lettere haute di Franza dal suo orator, di 23, in conformità con le nostre. 260* In questa malina, in Quaranta criminal, fu preso doe parie, poste per sier Nicolò Bragadin et sier Hironimo Contarmi cai di XL, videlicet : una, che de coetero, quando le cause civil in li cotiscglii sa- ranno expedile di una ballota, quelle si intenda haver impali et di novo sia introdulta a li altri con-segli come si consueta far quando si impala; la qual parte si ha a metter a Gran Conscio. L’altra, che de coetero li nodari, sì imperiali come di Veniexia, debbano far li testamenti vul-gari, ut in parte; la qual etiam si ha a meller a Gran Conseio. Mollo magnifico cugnado honorandissimo. Le filiere vostre di 26 habiamo cum apiacere ricepulo, et le nove gratissime ne son stale; et perchè a l’amor nostro una solicita visitalion se richiede, però per la presente sareli di nostra salute avisato el di ca Longo, ancor che loro et nui grandissima forluna habbiam scorso, sì di tempesta grossissima come di uno sion teribilissimo, qual a Fiesso el a Paluello dal Cosmo et dal Todesco ha fallo danno estremo cum rumar di case el leze et albori grossissimi, ac etiam de amazar bomini el donne et pulì, che cerio è slà grandissima pie-lade. Et fra le altre cose ha rumalo tutti 4 i camini di la casa del ditto Todesco et i muri lutti del cortivo et del brolo a lai che cum ducati 200 non refarà lai danni. Et principiò el dillo tempo heri di qui a hore 21, et tempestò qui in la villa per uno quarto di hora, ma ne la campagna ha fatto poco danno, che Dio sempre sia ringratialo. Fu hora che mi haveria contentà del lercio di le mie inlrade ; non però siamo senza qualche danno, ma non come iudicavemo che dovesse esser. El sion veramente, over la bisa buova, come dicono questi villani, vene fra missier Francesco Longo et la giesia da Paluello, et lauto el trovò, quanto sì de albori come di ogni altra cosa menò lutto a restello, come è dillo. Et a Fiesso, maxime i muri di la casa del Cosmo, son tutti andati a terra, et parte di quei di Salini. Io, dubitandomi di nostri di ca Longo, montai cum Marin a cavallo, et andassemo fin lì, quali non haveno danno alcuno, salvo di uno suo moraro assai grosso che era schavezalo a traverso ; ma cerio che se’l ditto sion andava una balestrada più verso di loro slevano male a deslro. Mio sia laudato del lutto, et ne deliberi per l’avenir di simil forluna. Scorse, per quanto ho inteso, il ditto fulgore a Campo-nogara, et ruinà una casa di Lorensoni et amazò una puta di anni 12, et slrupiò molli altri. Dubito che l’ultimo nimbo che vene in le 24 hore, habbia fatto grandissimo danno di tempesta verso la Balogia et Ponte di San Nicolò, Dio voglia non