419 MDXXIX, GIUGNO. 420 capitanio di fanti a Pulignano, et heri per domino Nicolò Trivixan proveditor executor fu mandato de qui, nome Filippo da Ferrara. Riporla il mar-chexe del Guasto è di una malissima voglia per non haver potuto expugnar questa terra, la qual impresa l’havea per facilissima. Et che da poi el fece la bataria el di di San Marco, et che yspani non volseno dar la bataia volendo li italiani fossero li primi, ditto marchese rispose : « Li italiani non hanno haulo page alcune, et vui ne havete haulo 10; non li posso comandar; bisogna vui siate li primi a la battaglia a farli strada. » Ma se risolse non voler dar la balaglia, dicendo essi spagnoli che romaneriano el forzo di loro, i qual persi, l’imperalor perderia questo Regno. Vedendo il marchexe questo, retirò le arlellarie indrieto, et expedite a Napoli al principe di Ouranges viceré, facendoli intender il lutto, pregandolo volesse dar ordine quello si havesse a far ; et fin al partir di esso capitanio dal campo, che fu a di 13, non era tornala la risposta da Napoli. Et conoscendo el marchexe il levarsi esser che li italiani, il forzo, veneriano da noi (come fanno ogni zorno) et con pericolo di sublevalion del paese, per esser gran numero di foraussiti a le strade che fanno del mal assai, et le strade di Napoli sono malissimo sicure, ditto marchexe a di 12 mandò a Napoli doi ca-pitanei di italiani et doi di spagnoli, con forsi 150 fanti archibusieri sopra ronzini a compagnarli, per far intender al principe li italiani voleano le loro page, aliter si partivano di lo exercilo; et li spagnoli dimandavano la promessa fatali per il marchexe di esser pagati di mexe in mexe, et è passato do mexi non hanno hauto le loro page. È stalo a una fation di questa sorte che ne è sia morti boni cavalieri, da 560, et però si provedi possino servir lo imperalor ; tamen legno sia arte 274* di dillo marchexe, vedendo non poter far nulla et dubitando non li intervegna pezo, et voria levarsi con mancho cargo che’l potesse da li soi superiori, per non sperar di obtenir questa terra. Item, dillo capitanio Filippo dice i non hanno più mo-nilion né ballote per poter far baiaria ordinaria. Da doi zorni in qua dillo marchese ha fallo tirar molli colpi di cannoni, si al campaniel come in diversi torioni et muragie et per la terra, et é ritornato a continuar el trazer de li morlari ; ta-men ancora niun danno ha fatto. Qui in la terra è fanti 3000 sì del re Christianissimo el nostri ; quelli del re dieno haver 5 page el lì nostri più di do, et con manchamenlo di formenli, et biso- gna a tulli li soldati darli limitatamente un rolulo di pan al giorno. Bisogna il re et la Signoria provedi a lenir queste gente ben contente, se non, venirà qualche grandissimo disordine. Nui lenimo questo exercito occupato, qual partendosi per Lombardia li veneria dreto 10 milia fanti di questo Regno a guadagno. Pertanto prega se li mandi danari. Ho haulo dal capitanio di le barche, domino Zorzi Diedo, ducali 3000, el non dico a niun, aspelando li allri. Beri vene di qui uno navilio cargo di vini da Corfù, partito da fresco ; mi ha ditto lì era 9 galìe, et di qui non ce n’ è alcuna. Il signor principe et signor Camillo si duol, da le galìe siamo mal servili ; la Signoria fa armada et di qui non si poi haver galìe. Dubito di mutina-tion di queste gente, et tegno inimici stanno qui sotto questa speranza, sapendo da li soldati vanno nel so campo come si trovano. Lettera del ditto, di 15 Mano. Ilozi è scampalo uno del campo inimico. Àfer-ma quanto il capitanio Filippo da Ferara referite, et die hozi non era pan in campo, con grandis- • sima mormoration de tulli ; el olirà li 4 andono a Napoli al principe di Oranges, sono etiam andati 4 fanti per compagnia di spagnoli et 4 per compagnia di italiani per haver i loro'pagamenti, et che non hessendo pagati si voleno relirar. Et li foraussiti sono più di 1000, i quali hanno sa-chizalo la Tripalda, Monteforte, et erano per andar a Nola et in molti altri loci, di modo che ’1 marchexe del Guasto manda el colonello di Marco Antonio Galitiano per obviar tal disordine, sichè se ’I re Christianissimo et la Signoria volesse far qualche sforzo di qui si faria grandissima opera-lion in questo Regno. Dimanda danari. Dubita più di nostri soldati che di inimici. Si ha aviso esser zonti 25 milia scudi del re a Barletta. Finora de qui non si vede cosa alcuna, sichè li fanti stanno di malissima voglia, dicendo se il mar ne fosse occupato porleriano in pacienlia, ma è porto et non ne vien danari. Li conferiamo, et a li nostri li dico li satisfarò tulli in uno giorno. A queslo 275 imporla il perder et il vadagnar la impresa. Lettera del ditto, di 16 Mano. Li inimici vanno pur continuando lentamente, per mancamento di guastatori, la trinzea eh’ è per conzonzersi cum il bastion eh’ è per mezo la porta